Altra grande sconfitta per l’Italia. I titoli di Stato italiano sono passati dalla nota A a BBB+. La nuova ondata di bocciature dell’agenzia di rating americana “Standart and Poor” non ha colpito solo l’Italia: Francia e Austria hanno perso la loro tripla A; la Spagna è passata da AA- a A. Uno scalino più basso anche per Portogallo, Malta, Slovacchia e Slovenia.
S&P non tocca il proprio giudizio su Germania, Belgio, Paesi Bassi, Estonia, Lussemburgo e Irlanda.
Le proteste non sono tardate: il commissario europeo Olli Rhen l’ha definita una “decisione aberrante”. In Francia si sono svolte manifestazioni di protesta, mentre il governo Monti ha parlato di un “attacco all’Europa che richiede una risposta collettiva.“
L’agenzia americana ha motivato la sua decisione affermando che: ” le decisioni prese nel summit del 9 dicembre non sono in grado, di produrre quella svolta necessaria a risolvere i problemi finanziari dell’Eurozona. La nostra opinione è che in quella sede non sono state assicurate le risorse finanziarie e la flessibilità operativa necessarie a sostenere i paesi più in crisi. Un processo di risanamento che si basa solo sull’austerity rischia di essere controproducente”.
Le dichiarazioni non ha calmato gli animi accesi. Secondo la Bonino il declassamento dell’Italia, ma anche di diversi Paesi europei da parte di Standard&Poor’s, “e’ la dimostrazione al di la’ della buona o cattiva fede dell’agenzia di rating, che io non sono in grado di provare, della debolezza politica dell’Europa. Credo che l’Ue abbia reagito troppo poco e troppo tardi e che una visione corta anche della Germania sia responsabile di questa miopia politica anche se la debolezza istituzionale dell’Europa era chiara fin dall’inizio della moneta unica. Purtroppo questa debolezza europea per quello che ne so anche nel trattato che si sta negoziando non viene superata perche’ di fatto non crea ne’ un ministro del Tesoro comune ne’ un cambiamento di governance e mi auguro che a questo ci pensi soprattutto la Germania perche’ immagino si renda conto di non essere totalmente ne’ al sicuro ne’ esente”.
Emma Marcegaglia, a margine di un convegno ad Aosta, ha dichiarato amareggiata che: ”Il doppio declassamento dell’Italia dopo una manovra come quella che abbiamo fatto, dopo che i grandi istituti internazionali hanno riconosciuto la bonta’ della manovra, e’ incomprensibile, proprio in questo momento”.
Dopo le polemiche, arrivano anche le accuse. Ci si domanda se l’azione di Standard and Poor’ s sia stata corretta o se qualcuno abbia favorito la speculazione, magari con una fuga di notizie mirate alla vigilia del declassamento. La Procura di Trani lavora sulla seconda ipotesi e sospetta che “informazioni privilegiate” riguardo all’ imminente taglio al rating italiano da parte di S&P siano state diffuse “a un numero indeterminato di soggetti a mercati ancora aperti» con “le conseguenti ricadute negative per la Repubblica italiana”.
S&P si dice in una nota “sorpresa e costernata da queste indagini sulle proprie valutazioni indipendenti” e definisce le accuse “del tutto prive di fondamento e senza merito”, annunciando che “Con forza difenderemo le nostre azioni, la nostra reputazione e quella dei nostri analisti”.
Ma il procuratore capo Carlo Maria Capristo anticipa: “Arriveremo presto a chiudere questa indagine che va avanti da più di due anni”. Nel decreto di perquisizione di si legge: “Elaboravano e diffondevano il declassamento-taglio del rating (…) confermando l’ outlook negativo alla stregua di valutazioni e dati non veritieri, tendenziosi, incoerenti e scorretti (dunque falsi anche in parte, secondo quanto asserito da esperti economisti) nella consapevolezza della concreta idoneità di siffatte false valutazioni a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, segnatamente dei titoli di Stato italiani”.
Le cattive notizie non sono comunque finite perché, David Riley, dell’ agenzia di rating Ficht, ha annunciato, piuttosto chiaramente, che ci sarà un nuovo declassamento del debito sovrano dell’Italia anche da parte della sua agenzia, entro gennaio. Lo stesso ha espressamente dichiarato che: ” Dopo il vertice dell’UE di dicembre abbiamo pensato che il vertice non abbia fatto abbastanza per affrontare la crisi europea, e noi siamo convinti che l’Italia e altri paesi come la Spagna siano a elevato rischio finanziario e c’è il timore di un declassamento del rating nel corso del mese. I tassi di interesse che l’Italia deve pagare pongono la questione sul budget e sull’economia italiana. Questa è una delle ragioni per cui probabilmente ci sarà un declassamento nel corso di questo mese”.
Sembra che stiano arrivando tempi “ancora” più duri per l’Italia, e in generale per tutta l’Europa, mentre le soluzioni per uscire da questa crisi immanente non sembrano avere nessuna incidenza effettiva, nemmeno nel lungo termine.
Angela Scalisi








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