Mario Monti e la visita in Libia


« (… )Rafforzare l’amicizia e la cooperazione nella cornice di una nuova visione dei rapporti bilaterali».  Il bipolarismo Italia – Libia è da sempre stato molto forte e a ricordarcelo basta un piccolo atto di ripasso storico.  E’ possibile, infatti, ancor prima di ricordare che nel 2009 fu stipulato il trattato di Bengasi, più volte rettificato tra il vecchio premier Silvio Berlusconi e l’ex dittatore libanese Gheddafi , che la Libia fu colonia del Regno d’Italia all’inizio del’900. Ma tornando ai giorni nostri e puntando l’attenzione sul  trattato d’amicizia fra i due Stati e possibile rintracciare tra i punti salienti  : i risarcimenti da parte italiana per le vicende coloniali, la costruzione di un’autostrada che costeggiava l’intera costa libica, indicativamente duemila chilometri per una spesa totale di 3,5 miliardi , la chiusura di un contenzioso con le ditte italiane danneggiate dai movimenti politici della Libia nel 1970 con un valore stimabile di 600 milioni, il fronteggiare il fronte dell’immigrazione e il governo romano si impegnava in definitiva di realizzare ulteriori infrastrutture in Libia per un totale di 5 miliardi di dollari , ratificati in 250 milioni di dollari l’anno per 20 anni.  Il ritorno in Libia del nuovo premier Mario Monti e l’incontro con il presidente del governo transitorio libico, Abdel Rahim al-Kib delinea nuove dinamiche economiche sui due fronti del Mar Mediterraneo. In occasione della missione governativa guidata da Monti a Tripoli, il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha invitato il collega libico Ashur Ben Khaial a partecipare alla prossima riunione del ‘5+5’ (i paesi delle sponde nord e sud del Mediterraneo) che si terrà il 20 febbraio a Napoli. “Incoraggiamo processi di integrazione nella regione che favoriscono lo sviluppo e che sono nell’interesse dell’Italia e dell’Europa , incidendo notevolmente sulla volontà di sostegno alla Libia, che dalla caduta della dittatura è diventato un bacino di risorse appetibile e ambito da molti Stati Europei. Gli accordi principali di cui si è parlato sono quelli riguardanti l’energia e la pesca, due fonti primarie di reddito per entrambi gli Stati. Presente durante questa giornata libanese anche Paolo Scaroni, amministratore delegato di “Eni” , l’impresa integrata dell’energia, continuamente impegnata nelle attività di ricerca, produzione, trasporto, trasformazione e per l’appunto di commercializzazione di petrolio e gas naturale, che ha partecipato agli incontri con i due ministri, siglando l’intesa di “far arrivare la produzione di petrolio in Libia a 300mila barili al giorno, con una prospettiva di ulteriore crescita”. Clausola che interessa in primo luogo noi siciliani è quella che riguarda le attività di pesca, infatti grazie a questo nuovo incontro fra i rappresentanti italiani e libici si sentenzia il ruolo leader della Sicilia si concretizza lo storico accordo firmato  dal Sottosegretario alla Pesca del Governo Libico, Abdul Adim Al Gareo, e per la parte italiana dal Presidente del Distretto Produttivo della Pesca, Giovanni Tumbiolo. (General Authority For Marine Wealth Mazara del Vallo – Regione Siciliana, Libia-Italia). Per continuare a crescere ed avere la possibilità di nuove forme di sviluppo grazie alle proprie potenzialità, talvolta basta saperle sfruttare o ripristinare ciò per cui nel passato si è tanto lavorato e inconsapevolmente  forse andato perduto. Godono di notevole rilevanza nell’accordo i seguenti punti che hanno l’obiettivo comune di avere un beneficio reciproco sfruttando le risorse ittiche nelle acque libiche e non solo e la Cooperazione ed avvio di investimenti comuni (italiani e libici) in materia di:

– Risorse Marine: Studio e Pesca in acque profonde (250-1000 m.);

– acquacoltura;

 – Lavorazione, Trasformazione, Commercializzazione di pesci, crostacei, molluschi e Spugne;

– Costruzione e Manutenzione di unità di pesca;

– Sviluppo e Miglioramento dei Porti di pesca libici;

– Formazione, Ricerca, Innovazione, e Trasferimento tecnologico;

 – Creazione di un distretto della pesca in Libia.

– la costituzione e gestione di una società mista (joint venture con capitale misto) attraverso il noleggio/locazione/acquisto di navi da pesca

– La Libia garantirà la fornitura di gasolio al prezzo libico nazionale. L’Italia apporterà tutte le conoscenze e capacità necessarie per il successo imprenditoriale dell’iniziativa, nel rispetto delle leggi stabilite per la salvaguardia e la tutela del mare. Il partenariato nella joint venture avverrà su base paritaria al 50%. Saranno probabilmente cinquantadue le società miste che verranno costituite.

L’obiettivo del Prof. Monti  di far circolare un business per 5 miliardi cercando di salvare i movimenti libici come propositivi alle nostre finanze sembra riuscito, su carta, adesso ovviamente saranno i fatti  a parlare.

Alessia Aleo

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