“Cittadini…. W. S. Agata!”


Gli animi dei catanesi sono già in festa per il tanto atteso evento religioso in onore di Sant’ Agata, patrona della città. Poche sono le celebrazioni religiose che possono pensare di surclassare questa festa per spettacolarità, intensità, devozione e numero di fedeli e curiosi che vi prendono parte. Senza dubbio, infatti, è in assoluto una delle feste patronali più belle del mondo, paragonabile facilmente al Corpus Domini di Cuzco (in Perù) o alla Settimana Santa di Siviglia. Più di un milione di persone si radunano nell’incantevole città di Catania che ogni anno, per tre giorni, si ferma e prende una pausa da tutto ciò che quotidianamente la attraversa, per dedicarsi interamente alla sua santa patrona.

La festa si svolge tutti gli anni dal 3 al 6 febbraio, date del martirio della santa catanese.

Agata, che visse nel III sec. Faceva parte di una famiglia patrizia catanese; era molto devota alla religione cristiana. Venne notata dal governatore romano Quinziano che decise di volerla per sé. Al rifiuto di Agata, la perseguitò in quanto cristiana e, perdurando il rifiuto della giovane, la fece martirizzare e mettere a morte il pomeriggio del 5 febbraio 251. Subito dopo la morte cominciò ad essere venerata da gran parte della popolazione anche di religione pagana. Da qui si sviluppò il culto di Agata che si diffuse anche fuori dalla Sicilia e ben presto il Papa la elevò alla gloria degli altari.

Il giorno 3 febbraio si ha l’inizio dei festeggiamenti religiosi con la processione dell’offerta della cera a sant’Agata, detta anticamente la processione della luminaria. La processione parte dalla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace in Piazza Stesicoro, detta a caccaredda, ovvero la fornace in cui sarebbe stata martirizzata sant’Agata, per raggiungere, attraverso la via Etnea e piazza Duomo, la Cattedrale di sant’Agata. La processione ha inizio con la sfilata in corteo delle undici cannalore che rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Si tratta di grosse costruzioni in legno riccamente scolpite e dorate in superficie, costruite, generalmente, nello stile del barocco siciliano, e contenenti al centro un grosso cereo. Questi imponenti ceri dal peso che oscilla fra i 400 ed i 900 chili, vengono portati a spalla, a seconda del peso, da un gruppo costituito da 4 a 12 uomini, che le fa avanzare con una andatura caracollante molto caratteristica detta ‘a ‘nnacata. Il sindaco si reca alla chiesa di San Biagio su di una carrozza settecentesca del Senato catanese assieme ad alcuni membri della giunta mentre altre autorità prendono posto in una seconda carozza più piccola. Da alcuni anni le due carrozze sono esposte in permanenza nell’atrio del Palazzo degli Elefanti, la sede del municipio di Catania. La sera, chiamata ‘a sira ‘o tri, si svolge in piazza del Duomo un concerto di canti dedicati a sant’Agata, eseguiti da corali cittadine. Davanti ad una folla festante questo rappresenta un momento di omaggio alla vergine catanese. Alla fine del concerto ha luogo uno spettacolo piromusicale che per durata e bellezza non ha eguali.

I festeggiamenti del giorno 4 hanno inizio con la messa dell’aurora. Essa rappresenta la prima funzione religiosa in onore della santa. Con la chiesa invasa dai fedeli con il camice bianco, si assiste prima all’uscita del simulacro e dello scrigno dalla camera blindata in cui vengono conservati. La scena è molto toccante e suggestiva con i cittadini che sventolando il fazzoletto bianco esplodono nell’urlo: <<cittadini.. evviva S. Agata!>>. Alla fine della messa, il fercolo con sant’Agata, preceduto dalle cannalore, inizia il giro esterno della città, per rientrare nella cattedrale alle prime ore del mattino.

I devoti che trainano il fercolo, vestono un saio di cotone bianco detto saccu, un copricapo di velluto nero detto scuzzetta, un cordone monastico bianco intorno alla vita, dei guanti bianchi e un fazzoletto, anch’esso bianco, che viene agitato al grido dei devoti. L’origine ed il significato di questo saio bianco è molto dibattuta. Alcuni lo fanno risalire al fatto che nel 1126 al ritorno delle spoglie della santa a Catania, la cui notizia si sparse durante la notte, il popolo si riversò per le strade in camicia da notte. Ma questa versione cozza contro la storia in quanto l’invenzione della camicia da notte risulta essere successiva a quell’epoca.

La processione del 5 febbraio ha inizio con il solenne pontificale, concelebrato dai vescovi di tutta la Sicilia, in presenza del legato pontificio che è solitamente un cardinale. Partecipano il clero catanese al completo, le autorità civili e militari ed il popolo dei fedeli. Nel pomeriggio, verso le diciotto, ha inizio il giro interno della città. Il fercolo percorre la via Etnea fino al Giardino Bellini, via Caronda che percorre fino ad arrivare in piazza Cavour o, come dicono i catanesi, ‘u bbuggu dove, ha luogo uno spettacolo pirotecnico.

Alla fine la processione scende, lungo la via Etnea, verso la cattedrale fino ai Quattro canti dove gira a destra per effettuare di corsa a cchianata ‘i Sangiulianu.  Questo è il momento topico dal punto di vista spettacolare. Il fercolo trainato di corsa dai cittadini raggiunge la sommità della salita fra due ali di folla plaudente. Per via dei Crociferi, la più bella strada barocca di Catania, il fercolo si avvia verso la cattedrale. Viene effettuata l’ultima sosta davanti al convento delle suore benedettine che, da dietro le grate del loro monastero, intonano dei canti a sant’Agata. Quindi, quando il sole sta per sorgere (o, più spesso, quando è già sorto da molte ore), sant’Agata fa rientro in cattedrale salutata da un nutrito spettacolo pirotecnico.

 In tutte le strade principali del centro storico di Catania vengono approntate delle illuminazioni artistiche che danno una particolare luce di festa. Tutti gli anni vengono variati i motivi ornamentali ma l’effetto è sempre molto coinvolgente e suggestivo. In  via di San Giuliano viene realizzato un enorme pannello che rappresenta un grande affresco, largo quanto tutta la strada, che, come un grande mosaico di luci colorate, raffigura una scena della vita di sant’Agata.

E non può mancare, purtroppo, anche l’ aspetto commerciale della festa. Risale a molti secoli fa il mercato allestito per segnare l’inizio dei festeggiamenti agatini , rifacendosi  alle tradizioni delle fiere medioevali quando re e principi concedevano l’esenzione da dazi e gabelle, indulti ai condannati e concessioni di giochi non consentiti nel corso dell’anno. Era visitata da un notevole numero di persone che venivano attratte, oltre che dalla festa, dalla possibilità di fare acquisti a prezzi più bassi. Oggi, la fiera di Sant’ Agata, allestita a piazzale Sanzio, continua la tradizione antica, rimanendo aperta per circa otto giorni durante i quali accoglie i visitatori fino a notte fonda. Si può trovare davvero di tutto, specialmente i dolci legati alla tradizione della santa catanese. Oltre alla famosa calia e simenza, presente in ogni festa a Catania, vengono realizzati per la ricorrenza alcuni dolciumi che hanno un riferimento a sant’Agata, come i cassateddi di sant’Aita e le olivette. Si tratta di dolci caratteristici della festa di sant’Agata e sono simbolici e attinenti alla vergine catanese. Le cassateddi fanno riferimento alle mammelle, per questo detti anche minnuzzi ri Sant’Àjita , che furono strappate alla santa durante i martirii a cui venne sottoposta per obbligarla ad abiurare la sua fede. Le olivette, invece, si riferiscono ad una leggenda che vuole sia stato un albero di ulivo, sorto improvvisamente, a nascondere la vergine Agata mentre era ricercata dai soldati del console romano Quinziano.

Nel 2008 la Festa di Sant’Agata è stata dichiarata dall’UNESCO come Bene Antropologico dell’Umanità.

Giuliana Ventura.

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