Negli ultimi vent’anni il movimento per l’autodeterminazione dei popoli è cresciuto in tutto il mondo, inanellando numerose vittorie. Basti pensare che l’Onu nell’anno della sua fondazione, il 1945, aveva solo 50 paesi membri; oggi se ne contano quasi 200. Senza dimenticare che i dieci più recenti ingressi avvenuti tra i paesi membri dell’Unione Europea si sono avuti da parte di stati che hanno conquistato l’indipendenza soltanto negli anni ’90.
Tra i paesi che aspirano ancora oggi all’indipendenza c’è la Scozia. Quasi settecento anni fa ebbe modo di conquistarla in una cruciale battaglia contro l’Inghilterra; ma la riperse quattrocento anni dopo. In occasione proprio del settecentesimo anniversario di quella battaglia dovrebbe svolgersi nell’autunno del 2014 il fatidico referendum per l’indipendenza dalla nemica/amica Inghilterra.
Alex Salmond, il primo ministro del governo autonomo scozzese, leader del partito pro-indipendenza Scottish National Party, ha confermato a Edimburgo, nell’aula del parlamento regionale ospitato all’interno dello storico castello di Holyrood, l’intenzione di indire una consultazione popolare che si esprima sulla possibilità di rendere la Scozia indipendente dalla Gran Bretagna. Sembrerebbe essere questo il primo colpo della nuova guerra (stavolta solo politica) d’indipendenza. Ad oggi, però, i sondaggi indicano che solo il 38% dei 4 milioni di cittadini scozzesi è favorevole a uscire dal Regno Unito. La maggior parte della popolazione sembra soddisfatta della devolution alla quale si è giunti oltre dieci anni fa per mezzo di un precedente referendum e in accordo con il governo britannico dell’allora primo ministro Tony Blair: in pratica la Scozia vanta un governo e un parlamento autonomi, entrambi con sede a Edimburgo.
Nonostante il paese celtico sia piccolo, esso possiede grandi risorse naturali (produce, ad esempio, petrolio per 9 miliardi di sterline l’anno, vanta ottime università e, a detta dello stesso Salmond, anche un grande potenziale umano. Secondo il primo ministro del governo autonomo scozzese, infatti, l’indipendenza del suo paese porterebbe una maggiore ricchezza ed equità per i suoi compatrioti, dichiarando, inoltre, che gli scozzesi continueranno comunque ad avere Sua Maestà la regina Elisabetta come capo di stato (come del resto accade anche in Canada e Australia), ma che non invieranno i loro giovani in guerre come quella in Iraq e non avranno più armi nucleari sul loro suolo.
Quello che, però, non è stato ancora chiarito riguarda quelli che potrebbero essere gli aspetti tecnici della Scozia indipendente. Se il referendum passasse sono numerosi i quesiti che si porrebbero: quale moneta sceglierebbe di avere il paese? La moneta di Sua Maestà, la sterlina, oppure l’euro? Erediterebbe una parte del debito della Gran Bretagna? Avrebbe le proprie forze armate? Quesiti pratici ai quali il governo scozzese sarà chiamato a rispondere forse dopo le consultazioni del 2014. Per il momento agli indipendentisti non resta che cullarsi nel sogno di una possibile prossima riconquista di libertà.
Aurora Circià







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