LA CASSAZIONE VIENE ACCUSATA INGIUSTAMENTE.BISOGNA INFORMARSI PRIMA DI CONDANNARE.


Per una volta, sembra assurdo dirlo, ma la Cassazione ha compiuto un intervento giusto su una “particolare norma”.

Le strumentalizzazioni dell’evento non si sono fatte attendere e sul web è impazzata una protesta senza senso.

Il tutto inizia quando la Cassazione è chiamata a decidere sulla costituzionalità della legge, emanata dal Governo Berlusconi, che aveva come cuore pulsante una norma che prevedeva/obbligava i magistrati ad usare, come misura cautelare possibile per chi commetteva reati sessuali, solo ed esclusivamente il carcere.

La vera matassa della faccenda, risiede nell’interpretazione che di una norma si dà; infatti tale disposizione, non prevedeva indistintamente/indiscriminatamente che tutte le persone accusate di stupro finissero in carcere. Doveva essere letta in questo senso: se il giudice riteneva che ci fossero gli estremi per il carcere, doveva accordarlo; ma in caso contrario doveva lasciare libero l’accusato. L’anomalia nasceva dal fatto che coloro che nel sistema precedente avrebbero dovuto fruire degli arresti domiciliari, con la nuova legge, in mancanza di elementi certi di colpevolezza, sarebbero stati rimessi in libertà.

Una anomalia che è durata fino a quando, nella primavera del 2010, la Corte Costituzionale – investita della questione di legittimità della norma per la prima volta – ha pronunciato che la stessa, nella parte in cui limitava le possibilità di scelta del giudice era incostituzionale.

Le polemiche iniziarono già allora e si trasformarono nell’accusa infamante che i giudici avessero fatto una legge a favore degli stupratori.

In realtà si stava solo restituendo ai magistrati la libertà di scelta e di valutazione su ogni singolo caso.
Oggi la Cassazione ha aggiunto un’ulteriore interpretazione a questa prima sentenza della Consulta, estendendo i principi fissati dalla stessa, che era stata adottata in riferimento ad singolo e specifico individuo accusato di stupro, anche per i casi in cui gli imputati siano più di uno. Si tratta di una interpretazione non vincolante, ma di cui i giudici dovranno tenere conto.

Ovviamente anche in questo caso la sentenza vuole semplicemente ribadire che i magistrati, nella loro funzione di giudicanti, devono essere liberi di decidere, in base agli elementi concreti della vicenda, quale sia la misura cautelare, che in attesa del processo, ogni singolo accusato deve scontare.

Ovviamente è difficile non immedesimarsi nel dolore e nella vergogna provata dalla vittima di uno stupro, ma avanzare accuse contro un sistema che cerca, in questo caso, di non commettere sbagli, di non diventare a sua volta carnefice, è davvero ingiusto.

Una cosa è essere condannato per stupro, l’altra è essere indagato per questo reato. Le due cose potrebbero coincidere, ma quante volte persone innocenti hanno subito, a causa di “etichettamenti” legati alla propria razza, alla propria mentalità, alle proprie abitudini anche familiari e ambientali, accuse insensate, prive di fondamento che hanno rovinato la loro vita per sempre.

È giusto condannare chi ha commesso un reato cosi atroce come questo, e le polemiche dovrebbero nascere sulla durata effettiva della pena da scontare per chi è condannato, e non sulla pena da applicare per chi viene semplicemente accusato, molte volte ingiustamente, di un cosi barbaro atto.

Non diventiamo noi giudici atroci, il tempo della grande inquisizione, della caccia alle streghe dovrebbe essere ormai finito. Servono semplicemente leggi giuste, giudici imparziali e sistemi di prevenzione e di investigazione dei reati che siano efficienti  e veloci.

Angela Scalisi

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