Restiamo Umani


Oggi Vittorio Arrigoni avrebbe compiuto 37 anni. 

Forse è già stata archiviata all’interno della nostra memoria la figura di questo giovane uomo,forse è  caduta nell’oblio del dimenticatoio per via della frenetica vita che facciamo e che ci porta a non fermarci neanche un attimo, ma oggi voglio ricordare. Oggi voglio far ricordare.

Un uomo, un reporter, uno scrittore, un attivista, un volontario. Prima visto in maniera diffidente, dopo un grande eroe. 

L’operazione Piombo fuso, la campagna militare lanciata da Israele che aveva l’obiettivo di colpire l’amministrazione di Hamas, per cercare di migliorare la sicurezza sulla striscia di Gaza,  segnò l’incipit del suo blog ” Guerrilla Radio ” , nato nel luglio del 2004, dove raccontava senza personalismi e con cruda oggettività quello che gli capitava intorno. I suoi reportage ottennero subito grande notorietà a livello internazionale, diventa uno dei blog più visitati in Italia e non solo.

Gaza Gaza Youth Breaks Out, uno degli ultimi post del PeaceReporter del 2011, manifesto dei giovani con la loro rivendicazione di libertà sia dall’occupazione israeliana sia dall’oppressivo regime di Hamas.

Di seguito un suo intervento , tratto dal suo blog : http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?start=40

«Sul Campo Antimperialista recentemente crescono solo sole, pascolano mandrie di bufale in calore.

Difficile che sia solo ignoranza, mi rifiuto di credere sia tutta disonesta’.

Tre articoli nel giro di un mese per calunniarmi e denigrare il movimento dei giovani palestinese che nella Striscia si sono alzati in piedi per invocare un cambiamento.

Veniamo al primo articolo a firma della redazione del Campo: datato 2 febbraio, dal titolo eloquente “Vaffanculo a chi?”..

Nel pezzo ci si chiede chi rappresenta il manifesto “di una presunta strisciante protesta dei giovani di Gaza contro HAMAS”. mentre ad una lettura non distratta del documento GYBO, e’ chiaro non di attacco esclusivo e diretto ad Hamas si tratta.

Successivamente il Campo accusa i GYBO di metteresullo stesso piano l’assediante israeliano e le autorità che in una situazione tremenda, unica al mondo, amministrano Gaza.” Ora, non è necessaria un’indagine investigativa da premio Pulitzer, alla redazione del Campo sarebbe bastato digitare sulla tastiera l’indirizzo web del sito dei Gybo e leggersi il loro secondo messaggio, pubblicato ben 2 mesi fa, nel quale con forza risulta chiaro che le critiche ai governi palestinesi non distolgono l’attenzione dal primo e unico nemico: l’occupazione israeliana (ho riportato il secondo messaggio qui).

La terza bufala nell’arco di poche righe sta nell’assoluta certezza che la voce dei GYBO sia solo una sparuta minoranza. Scrive la redazione: “Se questo cosiddetto manifesto rappresenta i giovani di Gaza c’è da mettersi le mani sui capelli. Per fortuna non è così.”

A vedere cosa sono riusciti a metter su in poche settimane questi ragazzi, e’ probabile per il 15 marzo una epidemia di alopecie psicogene fra i redattori del Campo.

Infine la perla di questo pezzo quando si mette in dubbio l’autenticità’ del manifesto: a noi sono sorti fortissimi dubbi sull’autenticità di questo Manifesto, che sembra uscito, non da Gaza, ma da qualche smandrappata riunione no-global italiana. Al di là del contenuto, ripetiamo, inaccettabile, colpisce lo stile occidentalissimo, anzi italianissimo del testo. La scrittura infarcita di così tante parolacce e improperie che chi conosce solo un po’ lo stile linguistico arabo e gli standard comunicativi arabi, stenta a credere che sia farina del sacco di giovani palestinesi.”

In questo paragrafo ancora una volta la redazione del Campo dimostra di non sapere assolutamente di cosa scrive, infatti il testo dei GYBO e’ notoriamente stato redatto in inglese e non in arabo, perché’ destinato a circolare fuori dalla Palestina. Poi dall’inglese e’ stato tradotto nelle varie lingue, fra le quali l’italiano.

(Mi rifiuto di credere che si pensi a Gaza i ragazzi non studino e parlino correttamente l’idioma di Albione).

Se nel primo pezzo non ne avevano azzeccata una, nel secondo intitolato La Cantonata (appunto), quelli del Campo superano loro stessi.

C’è ancora un attacco verso di me, dipinto come il perfetto idiota reo di “aver preso una classica cantonata”, e vale a dire non aver compreso che il movimento GYBO (a detta loro) “si tratti di uomini di al-Fatah”.

Come arrivano a questa fallace conclusione?

Prendendo un articolo de La Stampa (faziosissimo nel titolo e nei contenuti) , per travisarlo completamente nel significato, vuoi per malafede, vuoi idiozia loro.

Le cosa si fa seria.

Leggiamo assieme cosa scrive la corrispondente della Stampa:
Tutti aspettano di vedere cosa accadrà domani, se si svolgerà o meno la manifestazione indetta su Facebook al grido di Revolution dal gruppo Karama. Impossibile leggere oltre la sigla per capire chi siano gli organizzatori, ma qui molti sospettano si tratti di uomini di al-Fatah”.

Ora, per uno che appena appena sa leggere l’italiano, non e’ difficile intuire che il “molti sospettano si tratti di uomini di Al Fatah” citato nell’articolo NON e’ riferito al movimento GYBO, ma bensi’ al gruppo Karama.
Che il famigerato gruppo Karama siano Fatah, lo sanno anche i sassi.

Karama (tenendo presente che in arabo “Dignity Revolution” si dice “Thauret al-Karama“)
e’ precisamente il gruppo facebook creato dalla chiamata di “Tawfiq at-Tirawi, direttore dei servizi segreti dell’ANP (il responsabile della dura repressione contro ogni opposizione al regime di Abu Mazen)” in occasione del giorno di rivolta dell’ L’11 febbraio, manifestazione poi disertata in massa secondo le previsioni.

Cosa c’entrano i Karama coi GYBO?

Assolutamente niente, salvo che per quelli del Campo sono la stessa cosa.

Asinaggine o malafede?

Di sicuro c’è che affibbiare così dissennatamente ai giovani GYBO l’etichetta dei collaborazionisti d’Israele, non e’ uno scherzo, ma un pericolo serio per l’incolumità a Gaza di quei ragazzi mossi da intenti lodevoli sebbene ancora acerbi.

(Per darvi una idea del clima ricordo che Hamas ha già arrestato una dozzina di giovani in 3 giorni, giovani che semplicemente esibivano cartelli innegganti all’unita’ nazionale).

Ma l’apoteosi delle bufale, quelli del Campo Antimperialsta l’hanno estratta dal cilindro nell’articolo di ieri.

Nell’editoriale se da una parte sottovoce riconoscono la precedente cantonata essere stata la loro, non di certo la mia, poi ne prendono un’altra di dimensioni astronomiche.

Buoni ultimi, anche loro alla fine si sono resi conto del fermento fra i giovani anche in Palestina, che rilanciato dall’euforia delle rivoluzioni vincenti in Tunisia ed Egitto, ha portato all’organizzazione per il 15 marzo di una giornata della riconciliazione.

Meglio tardi che mai diremmo, il problema è che sebbene sono sempre gli stessi giovani di cui vado scrivendo da 2 mesi, esattamente le stesse facce, per il Campo antimperialista è tutt’altra storia!

Difatti si dilettano ancora a inventare e a scrivere a vanvera:

Dell’inqualificabile appello “Vaffanculo tutti” non se ne parla più, anzitutto a Gaza

“Un manifesto di alto profilo politico, lontano anni luce da quello del “Vaffanculo tutti”. “Un Manifesto da cui traspare l’imprinting del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, che infatti è il movimento che più di tutti appoggia e sponsorizza la manifestazione del 15 marzo”

TOC! TOC!, c’è qualcuno in casa?

Possibile che nella redazione non si siano neanche degnati di leggere il manifesto originale?

Non dico in arabo

http://www.facebook.com/event.php?eid=200985693252117

almeno in inglese

http://www.facebook.com/event.php?eid=127208357351300

Se l’avessero fatto, avrebbe visto quella firma in calce, sono sempre loro:

Gaza Youth Breaks Out.

I GYBO, incubo delle notti insonni della redazione del Campo Antimperialista che prima li considerava nessuno, poi li additava come dei prezzolati di Abu Mazen, e ora si sarebbero estinti, mentre sono loro i protagonisti della stagione di rinascita delle speranze dei giovani palestinesi.

Mi chiedo quanta malafede ci sia, e quanto pressapochismo nel divulgare tanta disinformazione su Gaza.

Certamente non si lavora in supporto ai destini della Striscia che resiste, tutt’altro.

Restiamo umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city»

Niente retorica, niente parole di troppo. Un ricordo. Buon Compleanno Vik.

Alessia Aleo

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