2400 EMENDAMENTI CONTRO IL DECRETO SULLE LIBERALIZZAZIONI.


I numeri parlano chiari: le polemiche non si fermeranno.

Vi ricordate settima scora, articolo precedente in cui, anche per sfogo personale, parlavo di decreto, quello sulle liberalizzazioni, che sta creando più confusione che altro. È vero che, in generale, le “nuove leggi” sono sempre accettate con restio, perché ciò che cercano di fare è cambiare lo status  a quo delle cose, ma ci sono situazioni e situazioni. Una cosa è contrastare una legge che in fondo è utile, necessaria, e soprattutto equa e giusta, una cosa è andare contro una legge che crea solo inutili problemi perché non è riuscita a comprendere quale sia il problema delle realtà che cerca di modificare. Non voglio nemmeno provare a criticare la legge sulle liberalizzazioni, anche perché non avrei né gli strumenti né le capacità per farlo, ma voglio solo far presente un dato numerico.

In commissione, al Senato, sono stati presentati ben 2.400 emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni.
Tutto ciò lascia impassibile il nostro caro Monti, che da New York annuncia senza mezzi termini : “Contiamo di approvare il pacchetto liberalizzazioni con modifiche minime in due settimane”.

La situazione non è delle migliori, è le parole di Pierferdinando Casini, sono illuminanti per con comprendere quale sarà la linea politica che sarà tenuta dal nuovo governo: “Troppe categorie e troppe corporazioni  stanno assediando i partiti: Noi chiediamo ai partiti che sostengono il governo di resistere a queste spinte corporative, perchè se ciascuno fa cassa di risonanza alle spinte corporative le liberalizzazioni si impantanano. Noi dobbiamo fare cassa di risonanza al governo. No a freni e resistenze, i partiti non sono taxi per frenare le liberalizzazioni su spinta delle corporazioni. Invito tutti a non tirare per la giacca il governo, non si può essere iperliberisti su alcuni settori e cercare di frenare su altri”.

Anche il Terzo Polo e il Pdl confermano il loro appoggio al decreto, sostenendo che sono pochi gli emendamenti che porteranno in Parlamento.

Eppure, qualche piccola preoccupazione dovrebbe innescarla il fatto che sono stati presentati ben 2.400 emendamenti. Forse, ma solo forse, qualcosa da rivedere ci deve essere, al di là “della risonanza alle spinte corporative”.

Non ci rimane che aspettare il ritorno di Monti e  le sedute della settimana prossima (con la presunta ipotesi di ricorso alla fiducia di cui si comincia a vociferare), anche se non mi abbandona la sensazione che per tutti noi, oltre le batoste già subite, a seguito dei precedenti tagli del nuovo governo, ne stiano per arrivare delle altre.

Angela Scalisi

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