Dopo le infelici dichiarazioni del ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri sui giovani che preferiscono trovare un lavoro vicino mamma e papà, e le successive polemiche scatenate sul web, una ricerca condotta dall’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) smentisce questo presunto immobilismo da parte dei giovani italiani.
I dati emersi dalle indagini e confermati anche dallo Svimez dell’Istat, rilevano che: il 72 per centro dei giovani tra i fra i 20 e i 34 anni è disponibile a spostarsi pur di trovare lavoro, il 17 per cento pensa di partire in un altro paese europeo e quasi il 10 è disponibile anche a cambiare continente. Anche se in percentuali minori rispetto al boom degli anni sessanta, ora assistiamo ad una migrazione più generalizzata che riguarda sia il Nord che il sud, sia uomini che donne.
Nel 2010 sono state 250 mila le persone, che si sono spostate dalle regioni meridionali ad altre aree del Paese: di queste 114 mila hanno effettuato il cambio di residenza e 134 mila si sono attrezzati con la mobilità a lungo raggio e il pendolarismo.
Una tendenza che riguarda anche le donne. Nel 2009 il 54,6 per cento degli spostamenti per lavoro da Sud a Nord ha riguardato la componente femminile di cultura medio alta (diploma o laurea), fatto che spiega in parte il crollo delle nascite nelle regioni meridionali.
Quasi 60 mila sono stati nel 2010 i laureati che si sono spostati da Sud a Nord per motivi di lavoro e 1.200 quelli che sono “fuggiti” all’estero.
Si cerca lavoro dove c’è, stare vicino ai genitori non è una priorità, ma una comodità, un appiglio, se spesso come accade il lavoro è precario e sottopagato. E poi il posto fisso può anche essere noioso, ma una famiglia flessibile non è così tanto stimolante.
Maria Chiara Coco






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