Eternit: sentenza storica


E’ stata definita una sentenza storica, quella che nei giorni scorsi, i giudici del Tribunale di Torino hanno emesso nei confronti degli ex manager della multinazionale Eternit, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier, 91 anni, condannati a 16 anni di carcere ciascuno, con l’accusa di disastro doloso permanente ed omissione dolosa di misure antinfortunistiche.

Lacrime e applausi da parte di parenti delle 3000 vittime fin ora accertate, hanno concluso la lettura della sentenza,  che oltre al carcere per i due imputati, ha stabilito un risarcimento di 30mila euro per ogni congiunto di ciascuna vittima, 35mila euro per ogni ammalato e altri risarcimenti in denaro andranno ai comuni e alle associazioni che sono state dichiarate parte lesa.

Ma cos’è l’Eternit? E’ un materiale composto da cemento e amianto, inventato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek, in grado di resistere alle alte temperature, ed utilizzato sia in campo industriale, per ricoprire i tetti dei capannoni, ma anche per uso privato, basta alzare lo sguardo, che sui tetti delle case, sono ancora presenti tegole, camini e vasche per la raccolta d’acqua fatti con l’Eternit.

Il caso è giunto alle nostre cronache alla fine degli anni ’80, quando si scoprì che le polveri sprigionate dall’amianto, inalato provoca cancro ai polmoni.

Lo Stato italiano con la legge 257 del 1992 ha vietato il commercio e la produzione di amianto, vista la sua estrema pericolosità e ha definito i criteri di smaltimento e bonifica delle aree coinvolte, affidati solo a ditte specializzate, che ogni cittadino può contattare rivolgendosi all’Agenzia regionale per la protezione e l’ambiente (ARPA) o alla propria ASL di riferimento.

Quello che si è appena concluso è il più grande processo in materia di sicurezza sul lavoro mai celebrato al mondo, che ha creato un precedente e può far da apri pista per tanti casi di morti sospette da amianto che aspettano ancora una risposta.

Maria Chiara Coco

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