Qualcuno grida all’errore, come la nota rivista Science Magazine; qualcuno è scettico, come sempre; qualcuno è, ancora, fiducioso, qualcun altro si sente, addirittura, triste per la notizia divulgata in questi giorni. I neutrini non sembrano essere più veloci della luce, così come era stato annunciato il 23 settembre 2011. I risultati dell’esperimento realizzato dagli scienziati responsabili dell’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso) discendono da una anomalia presente nel complesso sistema di misurazione. Da fonti vicine a chi ha effettuato la ricerca, si apprende che la sorprendente velocità del neutrino rilevata, più veloce della luce di ben 60 nanosecondi, è forse dovuta ad collegamento difettoso tra un cavo a fibre ottiche e l’unità di controllo del Gps usata per stimare il tempo di percorrenza dei neutrini stessi. Un secondo difetto è stato riscontrato nella calibrazione dell’orologio di riferimento che calcola il tempo del viaggio della particella.
La risposta del portavoce del Cern è stata immediata e senza fronzoli: James Gilles conferma che gli scienziati addetti hanno veramente scovato un problema nel sistema Gps che determina il tempo di arrivo dei neutrini presso il laboratorio italiano in Abruzzo, ma, in ogni caso, ha aggiunto che saranno gli ulteriori test da svolgersi entro l’anno a stabilire se questo problema ha veramente inficiato i dati raccolti dalla prima rilevazione.
Il gruppo Opera, formato da scienziati italiani, ha annunciato che già a maggio è stato programmato un secondo test per acquisire ulteriori dati; si tratta dello stesso team che lavora al progetto da molto tempo e che, giustamente, ha bisogno dei lunghi tempi, determinati dalla ricerca scientifica, per affermare o smentire ciò che a settembre si era supposto con il primo esperimento. Non bisogna sbalordirsi, la scienza è fatta così: dopo anni di preparazione, sacrifici, studi e test si raggiungono dei risultati che tante volte cambiano il mondo, altre, invece, portano a piccole scoperte, ma guai a considerarle perdite di tempo o di denaro. Gli stessi studiosi avevano avvertito che altri esperimenti sarebbero stati eseguiti per confermare o meno la veridicità delle prime relazione sul caso. Il metodo sperimentale, ormai da decenni, prevede una continua riproposizione dell’ipotesi perché si giunga ad affermare, come esatta, una tesi.
Altra “pietra miliare”, che va ad incastonarsi in questo contesto scientifico, è la comunicazione, o meglio il tweet, che alcuni definiscono autoironico, dell’ex ministro Mariastella Gelmini. Alla gaffe, che tutti ricorderemo, del presunto traforo collegante il Cern di Ginevra col Gran Sasso, dove lanciare a velocità inaudite i neutrini, adesso, la deputata, ha sentito il bisogno di “rilanciare”, scrivendo: “Vicenda neutrini: avevo il sospetto di aver manifestato un entusiasmo eccessivo … Ora mi consolo: non ero solo io a sbagliare …”. In effetti, anche a noi sembrano due errori da mettere sullo stesso piano!
Ancora una volta, quindi, bisogna aspettare con pazienza, mettere nelle giuste condizioni lavorative gli scienziati e i giovani che si avvicinano alla ricerca. Per il momento possiamo goderci un’ennesima e simpaticissima linguaccia di Einstein che vede ancora “insuperata” la sua teoria della relatività.
Paolo Licciardello







Il discorso sui neutrini è balzato agli onori della cronaca, ma quanta gente conosce la meccanica quantistica e la relatività generale ? Eppure sono le due più grandi teorie scientifiche assieme all’evoluzionismo darwiniano. Ci sta tanta ignoranza. E l’ignoranza genera superficialità e superstizione. fate bene a trattare dei neutrini, ma occorrerebbe pure un quadro più ampio sulla scienza.