Tecnicamente l’Italia vive un periodo di continue modifiche. Il nostro apparato subisce ogni giorno svolte che matematicamente dovrebbero portare ad un futuro migliore, cercando di risanare il debito pubblico e far uscire il nostro paese dalla crisi. Il governo tecnico che pone fra gli obiettivi principale l’abbassare le tasse ( purtroppo procrastinato ), combattere l’evasione fiscale e risanare le casse dello stato. Come introducendo l’ICI anche alle strutture che non avevano mai pagato questa imposta. Ma per far chiarezza basta poco.
Innanzitutto didascalicamente è opportuno far chiarezza su un quesito base: cos’è l’ICI?L’ ICI è un imposta comunale sugli immobili. Questa va calcolata applicando alla base imponibile l’aliquota deliberata dal Comune in cui si trova la struttura; la base imponibile, a sua volta, si calcola moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5%, per un coefficiente moltiplicatore che cambia a seconda delle categorie catastali; la rendita catastale rivalutata del 5% va moltiplicata per:
100 nel caso di immobili appartenenti ai gruppi catastali A, B e C (fatta eccezione per i fabbricati appartenenti alle categorie catastali A/10 e C/1);
50 nel caso di immobili appartenenti al gruppo catastale D ed alla categoria catastale A/10;
34 nel caso di immobili appartenenti alla categoria catastale C/1.
– Per le aree edificabili la base imponibile corrisponde al valore commerciale risultante al 1 gennaio dell’anno di imposizione.
– Per i terreni agricoli la base imponibile è costituita dal reddito dominicale risultane in catasto al 1 gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25% e moltiplicato per 75.
L’ICI non si paga sulla prima casa.
Dopo questa parentesi tecnica, volgiamo l’attenzione sul nuovo emendamento proclamato dal governo Monti, dove si “intende garantire la massima tempestività nell’attuazione degli auspici della Commissione Ue”, applicando questa tassa anche sui beni immobili della Chiesa. Verrà applicato l’emendamento solo sulle struttura ecclesiastiche che producono reddito ( per intenderci un esempio sono gli alloggi / pensioni delle suore e dei frati e le scuole private che prima erano esenti dalla tassazione ) . Possiamo evidenziare quattro i punti salienti per cercare capire cosa accadrà “concretamente” e quali saranno i criteri di applicazione dell’emendamento sui beni della Chiesa:
– l’esenzione per gli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale
– l’abrogazione immediata delle norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente
– l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale
– l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministro dell’Economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.
L’approvazione dell’emendamento consentirà alla Commissione europea di esaminare compiutamente la questione per dare soluzione alla procedura di infrazione aperta nell’ottobre 2010. Il 15 febbraio, si ricorda nella nota, il presidente del Consiglio e ministro dell’economia, Mario Monti, aveva già comunicato al vicepresidente della Commissione europea e Commissario alla concorrenza, la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento per chiarire ulteriormente e in modo definitivo la questione.
“Matematicamente si fa tutto per far quadrare i conti”.
Alessia Aleo







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