Il calcio inglese rischia di vanificare le conquiste di una lotta ventennale al razzismo. Negli ultimi tempi, infatti, gli episodi di intolleranza sono aumentati sugli spalti e, fatto ancora più allarmante, in campo. Due, in particolare, i casi che hanno allarmato addetti ai lavori e non. Il primo ha visto il capitano della nazionale inglese e del Chelsea, John Terry, essere accusato di aver rivolto insulti a sfondo razziale al difensore dei Queen’s Park Rangers, Anton Ferdinand, fratello del difensore del Manchester United Rio Ferdinand. L’episodio, oltre a suscitare scandalo e polemiche, ha avuto strascichi anche più profondi a livello calcistico. La Football Association (la federazione calcio inglese) ha, infatti, privato John Terry della fascia di capitano che indossava dall’agosto del 2006, scatenando le ire del ct Fabio Capello che, proprio in seguito a tale decisione, ha rassegnato le sue dimissioni, accusando la federazione britannica di avere leso la sua autorità. Ma le grane per il difensore dei Blues non finiscono qui. A Luglio, al termine di Euro 2012, il giocatore dovrà affrontare un processo nel quale dovrà essere chiarita la sua posizione e determinata la sua eventuale condanna. Ciò non gli impedirà comunque di prendere parte al torneo. Terry aveva già in precedenza perso la fascia di capitano nel febbraio del 2010 in seguito allo scandalo relativo al suo flirt con la ex ragazza del compagno di nazionale Wayne Bridge, riottenendola poi nel marzo 2011.
Il secondo episodio che ha messo in allarme la Premier League ha avuto quale protagonista il giocatore del Liverpool Luis Suarez: l’attaccante dei Reds, prima del match di campionato dell’11 febbraio tra Manchester United e Liverpool, si è rifiutato di stringere la mano al terzino sinistro dei Red Devils Patrice Evra. A preoccupare, in questo caso, è anche le recidività del calciatore uruguaiano che tornava in campo dopo aver scontato otto giornate di squalifica inflittegli dalla FA proprio per gli insulti razzisti rivolti allo stesso Patrice Evra nella gara di andata.
Consapevole che la situazione potrebbe degenerare in atti ancora più gravi, il primo ministro inglese David Cameron ha deciso di convocare a breve un summit a Downing Street per tentare di arginare il rischio di ulteriori episodi razzisti nel calcio inglese: vi prenderanno parte giocatori, allenatori e dirigenti della Premier League, oltre a rappresentanti della Football Association. L’obiettivo preposto è quello di estirpare i recenti rigurgiti di violenza razziale che potrebbero compromettere i progressi compiuti negli ultimi due decenni.
Il fatto che questi episodi si stiano registrando in Inghilterra, una delle nazioni più multietniche d’Europa, dimostra che, per quanto riguarda la lotta al razzismo, non si può e non si deve mai abbassare la guardia.
Aurora Circià








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