Dossier: il punto di vista dei ragazzi che valicano le Alpi … GOD SAVE THE QUEEN.


L’indagine sul punto di vista dei ragazzi costretti ad “abbandonare” l’ Italia, del periodico on line “Acicastello Informa”, continua. Questa settimana abbiamo intervistato Sergio De Luca, giovane e promettente ragazzo, che ormai da due anni vive a Londra.La città britannica, la più popolosa dell’Unione Europea, è forse una delle mete più ambite dai giovani. Numerosi,infatti,i ragazzi che si propongono di arrivare nella City e ricominciare un nuovo spicchio della propria vita. Londra intesa come ” A stepping stone to the working world”, crocevia di sogni e di ambizioni; se questi siano facili o difficili da raggiungere, dipende unicamente dalle capacità del singolo individuo e non dall’ostruzionismo ( cliché tipicamente italico ) . Londra, la città che attrae capitali e persone come nessun altro luogo, che affronta quotidianamente milioni di pendolari fra lavoratori e studenti, dove succede di tutto, si sperimentano mode, tendenze, tecnologie, scienze sociali e politiche. La parola chiave è opportunità, quelle che sembrano mancare nel nostro Paese, sono all’ordine del giorno in un’altra nazione. Molte catene di caffetterie, bar, ristoranti hanno personale italiano. E’ forse uno dei primi lavori per chi ha un livello discreto di inglese o comunque per chi vuole perfezionare una lingua … che non è la propria. “Resterò qui fino a quando non imparerò bene l’inglese, poi magari farò un master e cercherò un lavoro consono ai miei studi ” … ma del resto di sa, volere è potere e a Londra se vuoi puoi.

 

 Innanzitutto Ti ringraziamo per il tempo che hai concesso ad ” Acicastello Informa” e per la disponibilità dimostrata.

 

– cosa ti ha spinto a scegliere il corso di studi che hai frequentato?

Praticamente non avevo scelta, Filosofia era l’unica cosa mi interessava. Non riesco a fare cose che non mi suscitano interesse e anche se dentro me sapevo che avrei passato la mia carriera universitaria a studiare cose che il 99% della gente considera inutili e che mi sarei candidato alla disoccupazione perenne, l’ho fatto comunque.

 

– dopo il conseguimento della laurea hai avuto proposte lavorative affini al corso di laurea da te frequentato?

Proposte?? Non credo che in molti possano dire di avere avuto “proposte” di lavoro in qualsiasi campo. Ad ogni modo dopo essermi messo l’alloro in testa, l’unica cosa che sembrava avesse senso dava l’impressione proprio di essere l’insegnamento, che anche se può parer strano era l’unica cosa che non volevo e non voglio fare nella vita; insegnare è difficile e sono numerose le regioni che qualsiasi insegnate può enunciare meglio di me e poi perché essendo cresciuto in una famiglia di insegnati ho visto cosa significa lavorare duro e non avere alcun tipo di soddisfazione nè economica né professionale. Altre strade? La famosa industria della cultura nella nostra terra è più un conglomerato di raccomandati che lavorano per sedicenti quotidiani regionali o per patetici accademici che non riuscendo a pubblicare una riga al di là dello stretto usano case editrici locali per riempire il cv sotto la voce pubblicazioni. E’ l’invidia che mi fa dire queste cose ? Forse, ma non conosco nessun Umberto Eco tra le mura dei Benedettini.

 

– Quando e perché hai scelto di andar via dall’Italia?

Dopo il 110 e lode con il botto e “bummi a culuri” , ho passato 3 anni alla ricerca, a volte disperata, di lavoro, facendo praticamente di tutto, vi risparmio la lista. Ad un certo punto ho capito che stavo perdendo solo tempo e che se avessi voluto fare qualcosa della mia vita sarei dovuto andare via, via dall’Italia, perché onestamente andare a Milano a fare uno stage di 6 mesi non retribuito, per poi sentirti dire che ti rinnovano lo stage per altri 6 mesi a 400 euro al mese non né avevo proprio voglia.

 

– Quale città europea hai scelto?

Londra, sarei voluto andare negli Stati Uniti ma è molto complicato con i visti, quindi sapendo parlare solo l’inglese, a parte l’italiano, la scelta è stata ovvia, London Calling. Ho trovato lavoro dopo una settimana, Barista per una catena di bar dopo due anni e mezzo sono responsabile per le opeation ( non so come si dica in Italiano) per un sito di E-commerce per l’Europa Nord America e Canada.

– Quali sono le differenze principali che hai notato sin dai primi giorni nella nuova città?

Le due città non sono comparabili in alcun modo ed entrambe posseggono qualità eccezionali e lati oscuri. Londra è una città dura dove la concorrenza è spietata e nessuno ti regala niente, ma allo stesso tempo una città che ti offre una miriade di opportunità, sicuramente una finestra sul resto del mondo come poche se ne trovano nel resto d’Europa.

 

– Aneddoti particolari?

Una mattina mentre andavo a lavoro in bici sono passato con il rosso la polizia mi ferma e mi fa la multa, giustissimo, la cosa che mi ha colpito è che il poliziotto che mi ha fermato ha passato tutto il tempo a scusarsi ed a spiegarmi che lui lo fa perché la gente va educata a rispettare le regole, mi ha salutato dicendomi, se il tuo capo ti dovesse rimproverare per il ritardo chiamaci e gli spiegheremo noi, Senza Parole.

 

– Vorresti parlarci di eventuali proposte che potrebbero essere apportate per migliorare il nostro sistema qualora possibile?

Proposte …… Ho passato 10 anni in politica, ricoprendo incarichi anche relativamente di rilievo, proposte ne ho fatte un migliaio, ne avrò realizzate due o tre, perché tutto resti uguale. Tutto deve cambiare.

 

– Il tuo trasferimento in questa nuova città ha cambiato le tue prospettive di vita, lavorative e non solo?

Ha cambiato tutto. Sono fuori dalla Sicilia da qualche anno ormai, non conosco le mie prospettive e non ci penso … in questo sono molto siculo, nella lingua siciliana non esiste un tempo verbale per riferirsi al futuro e per quello che mi riguarda va bene così.

 

– Ci sono punti di contatto fra le due Nazioni? E di non contatto?

Non credo ce ne siano, a parte la solita storia del cibo e la moda; l’Inghilterra ci guarda con attenzione, ma noi spesso non offriamo un bello spettacolo.

 
– Chi si trasferisce fuori dai confini nazionali lo fa per ambizione o per semplice soddisfazione personale?

 Ognuno avrà i suoi buoni motivi, io mi sento più un esiliato, quando sei costretto ad andare via non c’è molto da dire …

 

– Pensi di tornare?

Io tornerei domani se ci fosse una buona possibilità, ma non sono disposto a barattare la dignità del lavoro e della persona che ho trovato qui per un aperitivo a San Giovanni Li Cuti.

 

A cura di Alessia Aleo.

Per ulteriori approfondimenti :

  • Dossier: il punto di vista dei ragazzi che valicano le Alpi … PARIS MON AMOUR .
  • Master Plan alternativo per i laureati in Italia .

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