Joseph Kony: il generale ugandese che sfrutta i bambini soldato braccato dalla rete


Joseph Kony. Un nome che dice poco o nulla, ma che 70 milioni di utenti del web hanno imparato in pochi giorni a conoscere grazie a un video che anche personaggi di fama internazionale come P. Diddy, Rihanna, Janet Jackson e Oprah Winfrey hanno postato sulle loro pagine Facebook e Twitter.

Criminale di guerra ugandese, leader del movimento Lord’s Resistance Army, Joseph Kony è il maggior ricercato dal Tribunale Penale Internazionale che nel 2005 emise nei suoi confronti un mandato di cattura per crimini di guerra e contro l’umanità. Nel suo tentativo di instaurare una teocrazia in Uganda, Kony è accusato, tra le altre nefandezze, di aver condotto in schiavitù oltre 30 mila minori, rapiti e costretti alla guerra, torturati e mutilati, trasformati in bambini soldato e in schiave sessuali. Il video, che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla storia e sulla figura del generale ugandese, dura poco meno di mezz’ora ed è stato realizzato dal gruppo californiano “Invisible Children”. L’obiettivo, che suona come una provocazione, è quello di far diventare famoso Joseph Kony, non per celebrarlo, ma per raccogliere sostegno per l’arresto e creare un precedente nella giustizia internazionale. Occorre che la gente sappia per sensibilizzare e mobilitare i governi internazionali per porre fine al massacro in Uganda. E allora ecco scendere in campo anche star del calibro di Angelina Jolie, che alla Cnn ha parlato del caso, e George Clooney che dice: “Voglio che Kony diventi più famoso di me”. Le immagini del video, fortissime e dal grande impatto emotivo, hanno indignato gli animi e fatto centro: il 20 aprile centinaia di migliaia di persone si ritroveranno in piazza per protestare e affiggere i poster “Kony2012”, realizzati dallo stesso Sheperd Fairey che nel 2008 creò i poster “Hope” per Obama.

Nonostante la grande mobilitazione e il successo riscossi dal progetto, la campagna sta destando non poche perplessità. Innanzitutto Invisible Children è stata spesso criticata per la sua abitudine di spendere la maggior parte dei fondi raccolti dalle donazioni nella gestione della struttura e nelle campagne promozionali (come la realizzazione di questo filmato), anziché in progetti benefici concreti a favore dei bambini vittime della guerra come scuole, ospedali o centri di recupero. Secondo alcuni blogger, infatti, solo il 32% dei fondi raccolti sarebbe finito in Africa. Accuse a cui l’ong risponde dichiarando che i film, la creatività e l’azione sociale di campagne come quella su Kony mirano a riportare pace e prosperità nelle comunità dell’Africa centrale, dimostrando che il successo riscosso renda fondamentale e imprescindibile anche l’opera di sensibilizzazione. Ma, secondo alcuni commentatori politici, queste stesse immagini sarebbero in realtà un tentativo di manipolare gli equilibri internazionali del continente africano. Joseph Kony vanta la protezione da parte del regime islamico del Sudan e si oppone al governo centrale dell’Uganda controllato dal filoamericano Yoveri Museveni. La campagna potrebbe, dunque, rappresentare un tentativo di manipolare l’opinione pubblica affinché l’amministrazione Obama decida di optare per un intervento militare. Dietro tale operazione, e a reggere i fili dell’associazione, ci sarebbero le lobby di Washington che utilizzerebbero i crimini commessi da Kony a proprio favore, vale a dire per un maggiore impegno militare degli Usa in Africa. Naturalmente a suon di milioni di dollari.

Senza dubbio alcuno la mobilitazione da parte del web è altissima; le domande suscitate dal video e da Invisible Children pure. Il massacro in Uganda è, in ogni caso, venuto a galla, così come la ferocia del personaggio. Basterà questo a portare un cambiamento radicale nelle sorti delle comunità dell’Africa centrale?

 

Aurora Circià

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