Dossier: il punto di vista dei ragazzi che valicano le Alpi … Tappa odierna NEDERLAND.


Il brain drain con accezione negativa è componente tipicamente italica. L’esodo dei giovani fuori dall’Italia è una costante in continuo aumento. Eccellenze che in Italia passano inosservate, altrove diventano miniera d’oro del sapere e della ricerca. L’Economist  sentenzia che “la produttività dei lavoratori dipende dalle loro competenze, dall’entità del capitale investito per aiutarli a fare il loro lavoro, e dalla capacità di fare innovazione”. Il dubbio quindi rimane lecito se l’Italia induce al depauperamento dei cervelli, delle competenze, della cultura e fossilizza la strategia di sviluppo non è forse uno Stato condannato al declino? Il brain capital di una nazione oggi è l’indicatore predittivo dello sviluppo o del declino di quella nazione domani. Il nostro è in impoverimento continuo da oltre vent’anni. Il collasso italiano è dietro l’angolo e le soluzioni costruttive sembrano ancora un miraggio lontano.

Il nostro periodico on line mette in risalto questa drammatica realtà tutta giovanile. Focalizzando il fenomeno della comunicazione con l’utilizzo di internet, e associandolo ad una responsabile azione di ricerca notiamo come la sinergia degli elementi contenutistiche riesca ad abbattere le frontiere e mettere in relazione realtà geograficamente distanti. I dossier precedenti hanno toccato l’esperienza vissuta di due giovani trasferiti rispettivamente a Parigi e a Londra, la tappa odierna ci porta a Nederland.

Leeuwarden, oasi di pace nel nord dei Paesi Bassi, diventa protagonista della scelta del giovane Rosario Andronaco, che con grande disponibilità, esaustività ha risposto alle nostre domande. Le interviste di Acicastello Informa grazie alla collaborazione dei “cervelli in fuga” diventano risorsa e bene comune.

 Innanzitutto Ti ringraziamo per il tempo che hai concesso ad “Acicastello Informa” e per la disponibilità dimostrata.

– Cosa ti ha spinto a scegliere il corso di studi che hai frequentato?

 Frequento un corso di studi universitario a Leeuwarden che rilascerà la “International Bachelor in Business Administration” con specialistica in “International Hospitality Management” rispettivamente in italiano sarebbe una Laurea Internazionale in Amministrazione Aziendale, con specialistica in Amministrazione Internazionale di Strutture ricettive. Ho scelto questo corso di studi per vari motivi. Iniziando dal fatto che la scuola superiore che frequentai ad Acireale mi diede una piccola base di studi per affrontare corsi di laurea nello stesso ambito e poi soprattutto perchè il settore alberghiero dal punto di vista manageriale mi ha sempre affascinato per le possibilità di lavorare in un ambiente internazionale tra l’altro devo ammettere che l’impostazione del corso di studi dell’Università che frequento mi ha attratto in maniera particolare in termini di future ambizioni e sistema di studi.

–        dopo il conseguimento della laurea hai avuto proposte lavorative affini al corso di laurea da te frequentato?

La laurea non l’ho ancora conseguita, ma fa parte del corso di studi che sia la stessa Università a darti la possibilità di iniziare la carriera lavorativa nell’azienda preferita scelta. 

– Quando e perchè hai scelto di andar via dall’Italia?

 Il viaggio ha sempre fatto parte nelle mie idee e dei miei piaceri di vita. Inizialmente lo vedevo solo come sfogo o come crescita culturale forse perchè ancora in età adolescenziale, poi la svolta è giunta subito dopo aver conseguito il diploma di Scuola Superiore nel 2009. L’idea di rimanere in Italia e magari cominciare una carriera universitaria non mi affascinava abbastanza vedendo anche i problemi che le mie sorelle maggiori affrontavano giorno per giorno, problemi dati dall’istituzione suscitati da ingiusti favoritismi ed omissioni di meriti. Quindi decisi di partire e cominciare un’esperienza all’estero inizialmente lavorativa e poi conciliare la carriera universitaria con essa. E così fu, inizialmente mi trasferii in Norvegia vivendo un’esperienza importantissima e poi decisi di trasferirmi in Olanda per intraprendere una nuova esperienza ma questa volta di studi. 

– Quale città europea hai scelto?

 Adesso vivo in Olanda, in un primo momento avevo scelto Amsterdam come sede di studi, e ci ho vissuto e studiato solo per un limitatissimo periodo  di circa 2 settimane, poi l’amministrazione universitaria ha deciso di spostare tutti gli studenti universitari in un’unica succursale. Quindi,  facendo parte del gruppo mi son dovuto trasferire nell’attuale città che si chiama Leeuwarden dove vivo già da più di un anno. 

– Quali sono le differenze principali che hai notato sin dai primi giorni nella nuova città?

Non è difficilissimo purtroppo trovare differenze tra l’Italia e l’Estero. 
Le prime che ti vengono in mente, al primo impatto, ovviamente, sono quelle che ti mancano in maggior parte come: il clima, la cucina, lo stile di vita, sono cose che ti saltano fra i ricordi in primis, ma col passare del tempo impari a vivere con essi e cominci a capire le vere e importanti differenze che ci sono tra le città come il collettivismo tra gli individui, badare al bene comune, far parte di una società che cura e crede nel processo di bene in ritorno a cominciare dalla raccolta differenziata al rispetto delle regole dei limiti di velocità stradali. 

– Aneddoti particolari? 

Non so se può essere chiamato aneddoto il fatto che io riceva degli aiuti economici da parte dello Stato Olandese, con tutto che io sia Italiano. Qui in Olanda tutti gli studenti universitari ricevono degli aiuti economici da parte del proprio Stato, in Italia non credo che esista un tale sussidio a cui TUTTI gli studenti possano usufruire e anche se ci fosse ritengo che sia per una piccolissima parte di studenti e se non ricordo male per riceverli devono far fronte a processi burocratici infiniti che molte volte non danno neanche risposta positiva. Il fatto che io non sia olandese non mi da la possibilità di riceverli così “gratuitamente” quindi affinchè io possa anche usufruire di queste ulteriori contributi finanziari lo stato mi chiede di lavorare per un minimo di 32 ore mensili, così facendo pagherei tasse allo stato, che diciamo mi ritorna come aiuto economico. L’aneddoto sarebbe anche che il giorno in cui sono andato ad iscrivermi per questi “aiuti” mi ritrovai i volti degli impiegati abbastanza sorpresi dal fatto che io non usufruisca in principio delle finanze da parte dello Stato Italiano, cosa che succede invece per tutti gli altri studenti internazionali come tedeschi, francesi e altri. 

–        Vorresti parlarci di eventuali proposte che potrebbero essere apportate per migliorare il nostro sistema qualora possibile?

Il sistema Italiano, mi dispiace dirlo, è affondato. Le sue radici affondano in un dirupo da dove è difficile risalire e migliorare la propria posizione in tempi brevi. Ci sarebbero milioni di proposte per migliorare il sistema ma porterebbero tutte portare ad un fallimento. In Italia si vive già da tanto tempo, forse da sempre, in un sistema viziato dove vige l’individualismo e dove ci si adatta sempre più alle situazioni che peggiorano di giorno in giorno. Ho l’idea che agli italiani piace star male o credono di non essere tanto forti per cambiare davvero le cose o che è proprio vero che sia un popolo in maggioranza formato da individui relativamente ignoranti. 
Finchè ci sarà la vincita del raccomandato per il posto di lavoro, finchè ci saranno i favoritismi per gente incompetente, finchè l’Italiano medio capisca che cosa significhi vivere in una società in modo esemplare, credo che sia difficile che cambi qualcosa. Una mia proposta sarebbe ad invitare agli italiani a guardare davvero ciò che li circonda e trarre il massimo dalle bellezze uniche che solo il nostro paese contiene e avere più senso critico per le scelte quotidiane verso la società e partendo dalle cose più piccole si può cambiare il modo di vivere. Perchè ogni popolo ha il governo che si merita e si deve cominciare a dare la svolta per merito è  questo un piccolo passo che può alzare l’Italia dalla situazione attuale.

– Il tuo trasferimento in questa nuova città ha cambiato le tue prospettive di vita, lavorative e non solo? 

 Iscrivermi all’Università in Olanda e trasferirmi in questa città senza dubbio hanno cambiato la mia vita stravolgendola in gran parte. A parte le quotidiane abitudini, si hanno prospettive di vita più lungimiranti sia per una carriera lavorativa che sociale. Laurearmi in questa Università credo che mi dia la chiave per raggiungere in parte le mie ambizioni, una chiave che spero porti alla realizzazione personale e questo credo che sia di abbastanza rilevante importanza. 

– Ci sono punti di contatto fra le due Nazioni? E di non contatto?

Negli ultimi anni credo che ci sia un contatto più stretto un po’ con tutte e tra tutte le nazioni facenti parte dell’Unione Europea. Si trovano tante più similitudini tra i paesi e la gente. Fortunatamente ancora l’Italia viene considerato un paese da cui trarre benefici, dove guardare con importanza sotto il punto di vista culturale e artistico e dove molte volte viene ricambiato con stima, ma tantissime altre volte in altri ambiti dà risposte non abbastanza competitive in modo da essere sempre di buon esempio per l’Unione Europea a cominciare dai politici e le loro non esemplari vicende fino agli atti di mafia e corruzione.

– Chi si trasferisce fuori dai confini nazionali lo fa per ambizione o per semplice soddisfazione personale?

 Chi si trasferisce oltre i confini nazionali lo fa per soddisfazione personale, che a mio parere è già una delle più grandi ambizioni che un italiano adesso possa avere. 
Io l’ho fatto per questo ed è una cosa che accomuna un po’ tutti gli italiani che prendono questa ardua decisione, di avere ancora quella forza che serve quando si dice “si ricomincia”. L’Italiano va via per cercare quella tranquillità sia mentale che economica che purtroppo lo stato Italiano, molte volte non ti dà la possibilità di godere. Quindi un po’ per entrambe, per capire se si è capaci di fare certi passi e una volta ottenuti godersi dove si è arrivati. 

– Pensi di tornare?

 Dentro di me c’è sempre quella speranza di avere una situazione in Italia tale da darmi quello che l’estero mi dà. Quando si lascia la terra natia si lasciano anche i valori di un uomo, come la famiglia e la stessa terra di appartenenza, nel mio caso Acireale, che durante la lontananza si portano dentro e che si spera sempre che un giorno non ci sia il bisogno di tenere questo peso e di viverlo in prima persona. Uno dei miei obiettivi è anche questo: laurearmi all’estero affinchè ci sia una possibilità maggiore di essere assunto a lavorare nella mia terra e magari continuare a resistere. Ma prima che avvenga un ritorno passerà tempo, lo tengo in considerazione come un punto d’arrivo e non come partenza e prima di arrivare c’è un bel tragitto da fare che credo nel mio caso è laurearsi, viaggiare e avere esperienze lavorative in altri paesi magari oltre oceano.

A cura di Alessia Aleo

Per ulteriori approfondimenti :

 

  • Dossier: il punto di vista dei ragazzi che valicano le Alpi … GOD SAVE THE QUEEN.
  • Dossier: il punto di vista dei ragazzi che valicano le Alpi … PARIS MON AMOUR .
  • Master Plan alternativo per i laureati in Italia 

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