Come si recuperano le città terremotate in Italia??? A distanza di tre anni (6 APRILE 2009) dal grave sisma che ha colpito la provincia dell’ Aquila e i paesi limitrofi, si può notare che la situazione non sia come ci si aspettava.
Il capoluogo presenta crolli anche totali in molte zone e gravissimi danni alla maggior parte degli edifici di valore storico e culturale. Le chiese principali risultano gravemente danneggiate o quasi completamente crollate. Particolare rilevanza ha avuto la mancata resistenza e quindi il danneggiamento talvolta irreversibile della maggioranza degli edifici pubblici, sia antichi che moderni: ad esempio il moderno polo d’Ingegneria, il Palazzo del Governo (sede della Prefettura), la Casa dello studente di via XX Settembre, l’ospedale San Salvatore e molti palazzi signorili del Settecento e dell’Ottocento.
La sua particolare orografia, la vede situata sul declivio di un colle, alla sinistra del fiume Aterno in posizione predominante rispetto al massiccio del Gran Sasso d’Italia. Il capoluogo abruzzese contava una presenza giornaliera sul territorio di oltre 100.000 persone per studio, attività terziarie, lavoro e turismo. La città, inoltre, era sede di Università e di enti ed associazioni che la rendono vivace sotto il profilo culturale.
Oggi questi numeri non ci sono più, in centro non c’è più vita ed è tutto come tre anni fa.
<<I palazzi sono tutti vuoti, inagibili, puntellati e basta. C’è qualche ‘turista delle macerie’ che può passare e prendersi un caffè o qualche aquilano che si fa un giro in centro per nostalgia. Ma gli incassi non bastano. Non abbiamo più i clienti di prima>> spiega Mario Maccarone, gestore del bar Gran Sasso, storico locale aperto lungo il corso.
BASILICA DI SAN PIETRO_L’ AQUILA
La titolare di un pastificio in via Garibaldi ammette: <<Se restiamo aperti e’ solo perche’ le mura del locale sono le nostre>>.
Fa eccezione la storica cantina Ju Boss, movimentata da mattina a sera. Gli unici locali che ancora vanno bene sono quelli notturni dove , tra le macerie e i palazzi puntellati e disabitati , si ritrovano i giovani la sera o nel fine settimana.
Le testimonianze di alcuni commercianti della zona ci fanno riflettere su come da recuperare non siano soltanto gli edifici ma bisogna ripristinare la vita vera e propria del capoluogo.
Ad aggravare la situazione, i ragazzi che la notte, sotto effetto dell’ alcool si intrufolano nelle vie del centro nelle “zone rosse”, ancora interdette al passaggio a causa di pericolo di crolli, lasciando tra le macerie anche bottiglie di vetro.
Lo stesso sindaco Massimo Cialente ammette che per i giovani, che troppo spesso nel dopo terremoto all’Aquila si perdono dietro all’alcol o nei centri commerciali, bisogna fare di piu’. E spiega che in cantiere ci sono impianti sportivi e centri di ritrovo.
Giuliana Ventura









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