È salpata la nave delle spose (riflessioni di uno spettatore)


Al teatro stabile di Catania già da qualche settimana è approdato uno spettacolo moderno che narra di tempi che ormai “sembrano” andati.  Nella mia breve vita da spettatore teatrale, poche volte mi è capitato di assistere ad un’opera moderna così ben organizzata e piacevole! Tanto si è parlato degli abiti di scena provenienti dal genio, impregnato di sicilianità, di Marella Ferrera, di quei veli cangianti, di quei costumi provenienti dai ricordi incastonati ad Ellis Island e si ha la piena consapevolezza  che l’abito diventa scenografia e riesce ad esprimersi!

Le musiche originali di Mario Incudine sono moderne e catturano lo spettatore con brevi momenti sonori.

L’impianto scenico di Giuseppe Dipasquale, che è anche l’entusiasta regista di questa splendida pièce, è composto da elementi che nascono dalle tre dimensioni, compaiono, ad esempio, dal basso come un fluido poco profondo e poi scompaiono senza infastidire lo sviluppo della storia. In primo piano una lunga vasca accoglie uno spicchio di oceano.

Questa nave accoglie diverse storie di donne, siano esse orfane o prostitute, suicide o bambine, fuggitive o semplici viaggiatrici, che sono state sposate per procura e che vivono quel difficile periodo storico. Erano tempi in cui troppo spesso si assisteva alle partenze di navi come questa, piena di donne, uomini, piccoli animali: piccole e grandi storie da non dimenticare. Per tale motivo l’attrice Angela Sardo, come un angelo nero, non cattivo, accoglie nella sua narrazione ogni anima che era salpata con lei nei lunghi viaggi transoceanici e ne trasmette le sensazioni. Nella pancia della nave le vicende prendono forma tra un vortice di personaggi ammucchiati. Sono parole che, magari, abbiamo sentito dai nostri anziani parenti, parole che costruiscono quei mitici racconti di carote giganti, fiumi di latte, aggeggi impossibili da immaginare come i grammofoni ecc… Tutto si sussegue in una recitazione collettiva, come un unisono perfetto per il quale è doveroso complimentarsi con le due autrici Lucia Sardo e Elvira Fusto.

La scena in cui le donne si prendono cura del proprio corpo durante il bagno mi ricorda che il calore di una donna può assumere infinite sfumature di rosso, il colore delle forti passioni. In una rappresentazione in cui ogni donna è protagonista, sottolineo come quella  che io definisco un angelo è pure lei una donna con il suo tragico fardello da sopportare; e come il faccendiere, impersonato da Miko Magistro, svela la sua sofferenza solo in un sogno.

Un lavoro commovente che lascia nel finale una sensazione struggente nell’animo dello spettatore che, infine, viene colpito, dalla bellezza di quegli abiti “angelici” volati sul palcoscenico.

Un’ultima domanda mi pongo a fine spettacolo: perché il nostro popolo è destinato, forse periodicamente, ad essere emigrante? “Speriamo – allora – che ogni notte gli angeli non facciano economia e accendano le stelle”.

Paolo Licciardello

La nave delle spose

Di Lucia Sardo e Elvira Fusto

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