IL VIA DEFINITIVO ALLA RIFORMA DELL’ARTICOLO 18.


Il Consiglio dei ministri ha approvato “salvo intese” il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro.

Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha assicurato che gli “effetti delle misure contenute nella riforma saranno periodicamente monitorati e valutati”.

“Si tratta di una riforma lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall’Europa – si legge in una nota di palazzo Chigi – e per questo discussa con le parti sociali con l’intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace cioè di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, di stimolare lo sviluppo e la competitività delle imprese, oltre che di tutelare l’occupazione e l’occupabilità dei cittadini. Il disegno di legge è il frutto del confronto con le parti sociali”.

Cosa prevede il ddl di riforma del lavoro tanto discusso? Prevede che in caso di licenziamento, la tutela reale, ossia il diritto alla reintegrazione nel posto del lavoro, potrà essere disposta dal giudice solo nei casi di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare. Negli altri casi, tra cui il licenziamento per motivi economici, il datore di lavoro potrà essere condannato solo al pagamento di un’indennità.

La riforma prevede anche “l’introduzione di un rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, che ridurrà ulteriormente i costi indiretti del licenziamento”.

Come è stato spiegato dal Governo è stato anche previsto un fondo di solidarietà per la tutela dei lavoratori nei settori non coperti da cassa integrazione straordinaria: “La riforma prevede la salvaguardia e l’estensione della cassa integrazione guadagni un importante istituto assicurativo che ha permesso alle imprese italiane di affrontare la crisi meglio che in altri paesi. L’istituto, infatti, offre un’integrazione salariale in caso di riduzione dell’orario di lavoro durante una congiuntura sfavorevole, consentendo di  adeguare rapidamente l’orario di lavoro al calo di domanda, preservando però i singoli rapporti di lavoro e il loro contenuto di professionalità e di investimento”.

“Fiducia” nella parole di Napolitano, il quale ha ribadito “Era un riforma da fare, non ci sarà una valanga di licenziamenti facili e in Parlamento si arrivà a un risultato valido”.

Per Napolitano “il problema più drammatico sono le crisi aziendali, le aziende che chiudono, i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro non attraverso l’articolo 18 ma per il crollo di determinate attività produttive” e per questo “bisogna puntare soprattutto a nuovi investimenti, nuovi sviluppi e nuove iniziative in cui possano trovare sbocco soprattutto i giovani”.

Ma lo scontro sull’articolo 18 non si placa. Portavoce sempre la Camusso, la quale sostiene che le modifiche all’articolo 18 renderanno solo “i licenziamenti più facili”. 

Al fianco della Camusso, ci sono Di Pietro, il segretario della Fiom, Maurizio Landini e gli ultimi arrivati Lega e Cei.

Il leader Cisl, Raffaele Bonanni, mantiene invece una linea più morbida spiegando che”l’articolo 18 per le discriminazioni e gli abusi mantiene tutta la sua intera efficacia, l’altra questione riguarda i licenziamenti economici su cui non siamo soddisfatti fino in fondo e siccome, da quello che è stato detto, si dovrà predisporre un disegno di legge che dovrà transitare in Parlamento, noi pensiamo che lì ci potrà essere l’occasione per migliorarlo”.

La Cgil ha comunque già annunciato uno sciopero generale di 8 ore, in data da definirsi, più altre giornate di astensione dal lavoro che saranno utilizzate nel prossimo periodo per sostenere la battaglia contro le modifiche alla normativa sul lavoro indicate come “il via ai licenziamenti facili”.

E il mondo del lavoro risponde all’invito del sindacato con manifestazioni in tutta Italia.

Per lunedì 26 è già in programma l’assemblea dei metalmeccanici della Cicli Lombardo spa di Buseto Palizzolo (Trapani) in vista dello sciopero generale. Mercoledì 28, a Palermo, un dibattito su “giovani e precariato”. E lo spunto per concludere e non tediarvi più nasce ora da un pensiero sui giovani.

Dopo avervi raccontato i fatti, un po’ delle polemiche che impazzano, vorrei condividere con voi la speranza o forse l’illusione che un giorno sia varata una riforma del lavoro, davvero utile e necessaria, che permetta di accostare giovani e lavoro, cancellando quell’odioso binomio, ormai imprescindibile, di “giovani e precariato”.

Angela Scalisi

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