L’ADDIO A TONINO GUERRA.


Kaos. Il caso Mattei. Ginger e Fred. E la nave va. L’occhio selvaggio. La noia. Amanti. Il mostro è in tavola barone Frankenstein. La notte di San Lorenzo. Caro Michele. Un tranquillo posto di campagna. Viaggio a Citera. Zabriskie Point. I giorni contati. L’assassino. Il passo sospeso della cicogna. Nostalgia. La decima vittima. Deserto rosso. Blow-up. La notte. Il volo. Lo sguardo di Ulisse. L’avventura. L’eclisse. Stanno tutti bene. Amarcord.

Titoli che sintetizzano in poco tempo l’intera vita di un uomo passata a inventare, a tentare di creare e riprodurre pezzi di storie, fra trionfi e fallimenti. Questo è stato Tonino Guerra: un poeta che ha fatto la storia del cinema.

Scomparso il 21 Marzo, nella Giornata Mondiale della poesia, all’età di 92 anni, l’artista dalla doppia anima –popolare e sanguigno ma anche colto e provocatore- lascia ai posteri un ricchissimo patrimonio cinematografico, come sceneggiatore di oltre cento film, non senza un prezioso insegnamento. Per lui scrivere per il cinema voleva dire osservare, farsi colpire dalle immagini, non aver paura di stupire o scandalizzare (come spiegava nel 2004 al critico Giacomo Martini).

Guerra è nato a Santarcangelo da una famiglia povera e dopo il diploma alle magistrali e lo studio di pedagogia all’Università di Urbino viene spedito in Germania nel 1944 nel campo di concentramento di Troisdorf a causa di alcuni volantini partigiani trovati nelle sue tasche.

Esperienza che lo segna e che allo stesso tempo funge da perno per lo sviluppo della sua carriera: li comincia a scrivere i primi versi in dialetto, raccolti nel ’46 nel libro “I scarabòcc”; nel ’52 “La storia di Fortunato” pubblicato da Elio Vittorini per Einaudi. Ma ben presto la letteratura si sarebbe inevitabilmente intrecciata al cinema.

Tonino Guerra non ha mai tradito le sue idee e le sue radici romagnole, rivendicando sempre le sue origini territoriali e – dal punto di vista letterario- rappresentando la svolta per la poesia dialettale che assume (con “I bu”, Rizzoli 1972, curata da Gianfranco Contini) grazie a lui grande dignità a cui seguirà una nuova stagione dei neodialettali, la sua visione del  mondo colorata e poetica, quella capacità di mescolare fantastico e vernacolare, maschere e ricordi, umori sanguigni e sensuali delicatezze. Ecco perché si sono serviti del suo aiuto registi diversissimi come Antonioni e Fellini, Petri e Tornatore, Francesco Rosi, Angelopoulus, Monicelli, i fratelli Taviani … offrendo a tutti “una fonte meravigliosa a cui attingere, quella della sua memoria, della sua fantasia e della sua creatività”.

<<Quando un paese perde un poeta è sempre una tragedia, per me e mio fratello Paolo ancora di più perché per noi Tonino è stato un pianeta, non c’è parola che rappresenti di più quel mondo fantasioso e magico che ci ha fatto conoscere in tanti anni di amicizia e collaborazione>>. V. Taviani.

Eleonora Mirabile.

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