Centenario di Giovanni Pascoli.


In occasione del centenario dalla morte di Giovanni Pascoli ieri, 6 Aprile, sono avvenute le celebrazioni nel suo paese d’origine, durante le quali è stato eseguito l’annullo filatelico del francobollo autoadesivo del valore di 0,60 euro emesso da Poste Italiane insieme alle presentazione della moneta da due euro con la sua effige coniata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che avrà corso legale dal 23 aprile. Una celebrazione che tuttavia non riguarda solo Barga, molte sono infatti le città toscane legate alla memoria del poeta: Firenze dove Pascoli prese la maturita’ agli Scolopi, Massa e Livorno dove insegnò al Liceo Classico, Siena dove partecipò a commissioni d’esame, Pisa dove ottenne la cattedra di grammatica greca e latina all’Università ed infine Pietrasanta che gli conferì la cittadinanza onoraria. Nel corso dell’anno pascoliano sono stati programmati numerosi eventi culturali e letterari volti a rendere viva la memoria del grande poeta italiano il quale , secondo il senatore Andrea Marcucci segretario della Commissione cultura di Palazzo Madama, “sottolinea l’identita’ culturale del nostro paese, che molto deve al poeta dei Canti di Castelvecchio. Il suo rapporto con la terra, con il mondo rurale, e’ straordinariamente moderno”. Una modernità, quella di Pascoli, anche innovativa, per quello che concerne il linguaggio e la sua forma scritta nel frequente uso di allitterazioni e assonanze che contribuiscono alla musicalità della sua poesia spingendosi fino ad un’irruzione di onomatopee e ‘suoni’ (“cra cra”; “chiù”; “din don”) nei componimenti , ponendo l’autore come , in un certo senso, il precursore di molte avanguardie.

Tra le imminenti date si ricordano quella del 10 Aprile al Teatro dei Differenti dove avrà luogo la presentazione della  monografia “Giovanni Pascoli vita, immagini, ritratti” (step Editore) curata dal professor Umberto Sereni, ordinario di storia contemporanea all’università di Udine, e da Gianfranco Miro Gori, sindaco di San Mauro in Romagna, paese natale del poeta, con la partecipazione di Giulio Ferroni, docente di letteratura italiana a La Sapienza, a presentare il volume; e Domenica 15 Aprile la presentazione di una vera e propria festa pascoliana “nel borgo della poesia, che tutto torni com’era”, che riporterà nella frazione di Castelvecchio usi e costumi dei tempi in cui Pascoli la scoprì e scelse di viverci, ricreando l’atmosfera di fine Ottocento il borgo che circonda la dimora del poeta, così come si presentava ai suoi occhi.

La potenza ed il fascino della parola di Pascoli , pur rimanendo in una sfera del comune e semplice uso della lingua quotidiana per la sintassi, attinge –probabilmente quasi inconsapevolmente- alla tradizione del simbolismo europeo ma soprattutto quello francese. Troviamo dietro e dentro ogni verso pascoliano parte di quei simboli e di quelle analogie di cui parlava Baudelaire ne la poesia “Correspondances” (corrispondenze appunto, i misteri indecifrabili della natura) e che secondo la sua poetica solo il “fanciullo” nascosto in ognuno di noi poteva riuscire a captare , a svelare. Un legame intrinseco ed imprescindibile con la natura poteva permettere tutto ciò, anche se il tema del simbolo non è esplicitamente affrontato nel Fanciullino pur apparendo evidente la fitta rete simbolica di cui è tramata l’intera sua opera, ed essenziale chiave di lettura si rivela ai lettori la sua personalissima “ideologia della campagna”: esalta il mito agreste come luogo incontaminato, di armonia con la natura, terreno d’elezione di profonde virtù morali e di vita sana e virile, identificandolo come modello etico-sociale positivo in opposizione alla città borghese.

Nascondi le cose lontane:

le cose son ebbre di pianto!

Ch’io veda i due peschi, i due meli,

soltanto,

che dànno i soavi lor mieli

pel nero mio pane. […] (Nebbia, Canti di Catelvecchio)

In questo caso la dialettica fra determinato e indeterminato, il nascosto e il remoto, è sviluppata in una forma di invocazione al il soggetto sottinteso dato dal titolo, la “nebbia”, un’esortazione protettiva affinché preservi i “frutti” e il “pane” (simboli della vita agreste raccolta e modesta) dalla contaminazione delle “cose lontane”, indicanti l’ignoto e la sofferenza del mondo esterno al suo “nido” rassicurante. In questo senso “Nebbia” potrebbe essere definita poesia del non ricordo o del rifiuto del ricordo, una nebbia dell’oblio, una recinzione impalpabile che restringe il campo visivo del poeta alla rappresentazione del suo microcosmo.

Quella di pascoli è quindi una poesia esistenziale e paesaggistica e lui il poeta delle “piccole cose”, ovvero delle cose semplici e umili degli aspetti della vita di campagna , proprio come le tamerici di Virgilio che egli utilizza per dare il nome alla sua raccolta Myricae (piccole poesie ispirate alla natura) afferrabili tuttavia solo da uno sguardo capace di cogliere la bellezza del quotidiano.

Convinto di una fatalità del male e rassegnato a chinare il capo di fronte alla sofferenza, il pessimismo pascoliano – a differenza di quello leopardiano incentrato sulla concezione della crudeltà di una “Matrigna Natura”- è di tipo sociale, un male connaturato nell’uomo in quanto antropologicamente tale:

San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
(X Agosto)

Emblema della poesia pascoliana e della tematica del “nido”, inteso come nucleo originario familiare, elemento caldo e viscerale in grado di proteggere l’individuo e i suoi affetti dal mondo esterno e pieno di insidie, il 10 Agosto (evento cruciale nella vita e nella produzione del poeta: omicidio del padre quando il piccolo Giovanni aveva solo 12 anni) rappresenta una ferita mai rimarginata verrà continuamente rivissuto da Pascoli come un evento traumatico, origine dello sfacelo della famiglia, doloroso confine tra l’età felice dell’infanzia, troppo presto interrotta, e quella adulta, segnata dal male e dall’angosciosa ossessione della morte sempre in agguato.

La poesia “X Agosto” diviene simbolo del “nido” disfatto, catastrofe familiare, trionfo del male, della violenza e dell’ingiustizia sull’innocenza indifesa e sulla sacralità inviolabile degli affetti familiari e come tale sempre evocato. Le quartine presentano due esempi struggenti del “male” e questo parallelismo tra nido e casa consente al poeta di collocare il proprio lutto privato all’interno di una vicenda di dolore e di male universale, tale da rendere opaca la terra e far piangere il cielo.

Oltre a costituire il bagaglio culturale essenziale ed imprescindibile di ogni italiano, ed a rivelarsi ogni giorno sempre più attuale, probabilmente la vera grandezza di Giovanni Pascoli sta nell’essere riuscito ad esprimere l’inspiegabile e ad aver colto il vero potere della parola grazie al suo strumento più efficace, la semplicità.

Eleonora Mirabile

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