È eterna, impressiona chiunque e lo fa da millenni, ma fortunatamente non si accontenta ed offre ai propri cittadini e ai milioni di visitatori uno scorcio d’arte moderna. Roma, con le sue esposizioni, attira gli amanti del bello ed i semplici curiosi in una realtà più moderna della capitale; una intrusione di XX secolo come una vena d’oro in una miniera di diamanti. La mia ultima e breve esperienza romana mi ha offerto una città piena di esposizioni godibili anche in una due giorni mozzafiato.
Anche gli autobus sembrano parlare pubblicizzando ad ogni passaggio questi eventi eccezionali. Lo sfondo rosso caldo da cui spicca il viso “impressionante” di Dalí ci attira nel mondo del genio creativo che trova casa momentanea al complesso del Vittoriano. “Dalí un artista un genio” nasce grazie alla voglia di far conoscere quali fossero i veri legami tra l’artista spagnolo e il nostro paese, relazioni quasi sconosciute fino a pochi anni fa e riportate alla luce dalla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí. Un tunnel delle più spettacolari foto scattate al maestro dal russo-americano Philippe Halsman ed una successiva camera in cui dei filmanti accerchiano gli osservatori introducono alla “dimensione Dalí”, una realtà in cui egli stesso si cala nella parte di opera d’arte umana. Si avverte subito un desiderio dell’artista di riprendere, con le sue opere, gli esempi più classici del rinascimento, vera sua scuola di vita artistica, per introdurli in questo nuovo mondo cadenzato da invenzioni e scoperte stupefacenti come l’atomo ed i suoi componenti, o la bomba atomica intesa come potenza della scienza umana e non come arma di distruzione. Il fascino derivante da questi studi lo portò alla creazione di opere come la dematerializzazione vicino al naso di Nerone, eco geologica la pietà, grande testa di dio greco, eclipse et osmosi végetals, singolarità. Il quadro più antico della mostra, inoltre, è l’autoritratto con il collo di Raffaello del 1921. Più che impressionista il maestro si assesta nel realismo del mondo onirico con spietatezza ed inquietanti suggestioni. Lo stretto intreccio tra Dalì ed il bel paese è facilmente riscontrabile, nelle sue opere, dalle forti influenze suscitate in lui dalle visite al campo di Bomarzo dove i giardini abitati da mostri rocciosi che fuoriescono dal terreno lo atterriscono. Tra un viaggio a Catania e le ripetute visite a Roma e Venezia stringe forti relazioni con Luchino Visconti col quale collabora alla messa in scena di Rosalinda o Come vi piace di Shakespeare nel 1948. Questa lunga amicizia è testimoniata da un archivio di documenti ritrovato che apparteneva allo stesso Visconti. Ma i contatti col mondo italico non finiscono qui, famosi sono i rapporti di lavoro con la casa di produzione Alessi, vedi “oggetto inutile”; con la Rosso Antico per la quale realizza tre bottiglie. Ed ancora, costumi di scena, scenografie per il teatro La Fenice; interviste rilasciate a giornalisti italiani in cui spiega la sua ossessione per il rinoceronte ed in particolare il corno, visto dall’artista come unica forma in natura che segue una perfetta curva logaritmica. Agli amanti dei cartoons vengono mostrati i tre dipinti che il genio spagnolo produsse per il “progetto destino”, nato dall’unione di due delle menti più innovative del 900: la sua e quella di Walt Disney. A tal proposito, se provate ad affiancare i loro volti noterete la loro passione per i baffi. Al secondo piano è possibile sorprendersi con l’osservazione della Vespa della Piaggio, guidata da due studenti attraverso l’Europa, dipinta da Dalí e ribattezzata da lui medesimo dulcinea (amata da Cervantes). Un artista a tutto tondo, degno figlio del secolo in cui ha vissuto, in grado di distaccarsi dagli impressionisti, i quali lo rinnegarono non capendo fino in fondo la sua arte. Ma poco importa ad un artista che ha potuto prestare la sua arte ad un altro innovatore come Alfred Hitchcock in Spellbound. Invito tutti gli italiani a lasciarsi andare davanti tele del calibro di: la Madonna di port lligat, impressione d’Africa, autoritratto molle con pancetta fritta, le sentiment de vitesse, Gradiva retrouve les ruines antropomorphes, angelus architettonico di Millet, le spectre du sex-appeal, couple au tête plein de nuages, tavola in fronte al mare, bagnanti di Llaner, Tristan und Isolde, equilibrio intratomico di una piuma, il piede di Gala, alla ricerca della quarta dimensione e molti altri, il risultato sarà estremamente piacevole, trattandosi di un modo davvero impressionante di provare emozioni.
Se uscendo dal Vittoriano un bus vi transita davanti e notate una locandina che pubblicizza “Miró poesia e luce” non si tratta di una presa in giro o di un miraggio, basta passeggiare lentamente fino al chiostro del Bramante, nascosto dietro piazza Navona, proprio accanto la chiesa dalla sconvolgente perfezione di Santa Maria della Pace. Dopo il giro al chiostro e l’immancabile caffè potrete sprofondare tra le tipiche linee di Miró. I suoi colori sazieranno la vostra immaginazione, passando dal bianco e nero al giallo, al rosso, al blu marcati Miró. Un scorcio riprodotto in una sala espositiva vi farà vivere nel suo laboratorio di Maiorca, i video vi racconteranno la sua fissazione per il riutilizzo di materiali da dipingere e far rivivere. Alcuni bozzetti ricordano i suoi lavori per la decorazione di un salone dell’università di Harvard. Le donne, i paesaggi e gli uccelli, figure predilette dal maestro, sono impresse in grandi tele prive di titolo, le sculture e le statue decorate completano una vivace esposizione.
Una cena italiana ed una bella dormita vi assicureranno le forze per la seconda giornata di mostre. Potrà sembrarvi, ancora una volta, un caso, ma il controverso cofanetto progettato dall’architetto Meier per l’ara pacis ospita, proprio in questi giorni, le avanguardie russe. Basta nominare alcuni esponenti per rimanere di stucco: Malevich, Kandinskij, Chagall, Rodchenko, Tatlin e molti altri.
La nuova zona espositiva del museo dell’ara pacis mescola correnti artistiche quali futurcubismo, astrattismo, costruttismo che non confondono o intralciano il percorso visivo ma anzi aiutano ad analizzare lo stile di ogni artista. Di Malevich ho apprezzato vita in un grande albergo, la mietitrice ed il falciatore. Le pennellate di kandinskji porgono la loro massima espressione in muro rosso, destino, astratto, meridionale ed infine Mosca piazza rossa. Il gusto figurativo di Rozanova e del suo trittico di carte da gioco, in particolare il re di fiori, mi ha fortemente stupito. Lo Chagall della farmacia a vitebsk, lo spazzino e gli uccelli, bagno di bimbo, non poteva che far piantare le radici ad ogni passante innanzi alla tela. Sorprendenti, invece, Larionov con notte a Tiraspol, rissa in un locale e la sua personale testa di toro, e Goncharova con donne con rastrelli, Venere dei katsapi, aereo su un treno, orchidee, decorazione elettrica. Accompagnano verso l’uscita un visitatore soddisfatto le composizioni dell’artista Ioganson tra le quali citiamo la famosa costruzione in tensione che tanto ha ispirato architetti ed ingegneri.
Tenendo conto che l’avventura tra gli avanguardisti non sfinisce ma amplifica la nostra voglia di cultura, un uccellino sicuramente cinguetterà all’orecchio che alle Scuderie del Quirinale una sontuosa mostra di opere di Tintoretto merita di sicuro una visita. Jacopo Robusti (o Canal) detto il Tintoretto è da sempre ritenuto uno dei migliori interpreti della pittura del 500. Proprio in questa occasione vengono esposti, con le varie opere, i tre principali generi di pittura amati dal maestro italiano: quello religioso, quello mitologico e quello dei ritratti. Una piccola sezione, curata da Vittorio Sgarbi, è dedicata a tutta quella schiera di famosissimi artisti che gravitavano intorno al Tintoretto, parliamo di pittori quali Tiziano, Bonifacio e Paolo Veronesi, Giovanni Denis, Lunbert Sustris, il Parmigianino, El Greco e Schiavone. La visita si apre e si chiude con lo sguardo del Tintoretto, due autoritratti che sembrano accompagnare lungo il percorso di vita dell’artista, passando dagli anni giovanili e sfrontati a quelli senili e colmi di esperienza.
Una città che permette di vivere questo tipo di esperienze non fa altro che aggiungere anni ad una vita che è già, per definizione, eterna.
Paolo Licciardello








Lascia un commento