CIAO VIGOR!


24 marzo 2012. “Mi gira la testa, aiutatemi che cado”, cosi avrebbe detto Vigor Bovolenta, pallavolista italiano, morto per arresto cardiaco mentre stava giocando a Macerata, colpito da un malore durante la partita Lube Macerata-Softer Forlì di serie B2. Si è toccato il fianco sinistro, vicino al cuore, e si è accasciato a terra. Bovolenta, nel terzo set, si è presentato sulla linea di battuta, ha gettato la palla dall’altra parte e ha chiesto aiuto. Inutili il massaggio cardiaco e la corsa in ospedale.

Nato nel 1974 a Porto Viro (Rovigo), ex nazionale, lascia quattro figli e la moglie, l’ex pallavolista azzurra Federica Lisi. Vigor Bovolenta in carriera ha vestito anche le maglie di Ravenna, Ferrara e Modena, nell’ultima stagione giocava a Forlì. Aveva disputato 553 partite in serie A1 in 21 anni, fino al 2011. Nel suo curriculum due scudetti, due coppe campioni, altre coppe europee, un Mondiale per Club, un argento alle Olimpiadi di Atlanta 1996, un Europeo e quattro World League.

A Macerata sono accorsi la moglie del giocatore, Federica, i genitori e i fratelli. A vegliare la salma a turno anche i compagni di squadra di Bovolenta e quelli della Lube.

Vigor Bovolenta era sotto controllo medico, come qualunque altro atleta, e aveva superato tutte le visite previste, ottenendo regolare certificato di idoneità. È quanto si apprende dalla Volley Forlì, il club per il quale il pallavolista scomparso giocava nelle ultime due stagioni. “Sia in A1, l’anno scorso, che quest’anno in B2 – informa un portavoce del club – Bovolenta aveva superato le visite mediche e ottenuto regolare abilitazione all’attività agonistica. Tutto era stato fatto – aggiunge – e nulla era stato visto”. Quelle aritmie che nella stagione 1997-98, quando giocava a Ferrara, lo costrinsero a tre mesi e mezzo di stop erano soltanto un lontano ricordo. “Si tratta di un problema – spiega il portavoce della Volley Forli – che Vigor non aveva mai più avuto”. Il giocatore, tra l’altro, negli ultimi dieci giorni non aveva neppure forzato con gli allenamenti a causa di un dolore al ginocchio che lo aveva costretto a rallentare l’attività”.

Ma Bovolenta andava fermato?

Il 27 marzo è stata eseguita dal medico legale Mariano Cingolani, docente all’Università di Macerata, e dal tossicologo Rino Froldi l’autopsia su Vigor Bovolenta.

<< Sono casi purtroppo interessantissimi per il medico dello sport. Il pubblico resta interdetto nel vedere un’atleta di picco che impersona la salute perdere la vita sul campo. Per di più in un paese, come il nostro, molto attento a questa realtà, all’avanguardia nella medicina dello sport. Oggi le morti improvvise tra atleti e cittadini sono in un rapporto di 1 a 80, proprio perchè abbiamo mezzi e metodiche molto più efficaci di un tempo. Credo che qualcosa non sia andato per il verso giusto >>. Cosi Luigi Maria Formica, direttore del Centro medico sportivo “Ireneo Vinciguerra”, consigliere nazionale della Federazione Medico Sportiva Italiana, dal 1997 nello staff della tennista Francesca Schiavone, e già medico sportivo dell’Ascoli Calcio ai tempi di Costantino Rozzi, commenta la morte di Vigor Bovolenta. Una tragedia che ha sorpreso e colpito profondamente tutti. << Non entro nei dettagli del caso specifico – prosegue Formica -. E’ necessario esaminare con attenzione tutte le carte per poter dare un giudizio compiuto. So che questo atleta tempo fa era già stato fermato per un’aritmia e ciò significa che un rischio si era comunque manifestato. A quanto ho letto, poi,  gli veniva concessa poi un’idoneità a tempo >>. Tutto secondo le regole, per carità. E, poi, lo stop c’è stato diversi anni fa, e non ha impedito a Bovolenta di tornare a gareggiare con successo, persino in nazionale, senza che sia accaduto nulla.

Il dottor Formica, però, chiarisce che nel momento in cui qualcosa non va, anche se solo temporaneamente, <<è meglio scegliere la strada della cautela >>, meglio eccedere nella valutazione del rischio che non fare il contrario. << Dobbiamo essere molto bravi, quando si manifestano situazioni critiche, a sostenere che in ogni caso il gioco non vale la candela >>, aggiunge. Anche quando il rischio sembra non essere cosi grave o immediato. <<L’obbiettivo deve essere sempre e comunque quello della tutela della salute >>.

Il 29 marzo a Taglio di Po in duemila per dare l’ultimo saluto a Vigor Bovolenta. In prima fila i familiari e le squadre delle giovanili del paese. E tanti nomi famosi del volley, come l’ex ct azzurro Julio Velasco. Gli striscioni appesi alle case dicono << Non ti dimenticheremo >>, <<Ora gli angeli lassù, hanno un campione in più >>. Qualcuno indossa delle magliette con su scritto << Ciao Bovo>>. Chi piange, chi si aggrappa a uno sconosciuto, chi cerca di avvicinarsi alle transenne per vedere l’idolo che se ne va. È in una bara avvolta dalla bandiera tricolore, come un eroe morto in battaglia, portata a braccio dagli amici ed ex compagni di squadra Zlatanov, Giombini, Papi, Rosalba, Savani.

Luciana, la mamma, è sorretta da Gino, il marito. Accanto a loro la sorella Ambra. Poi arriva Federica, la moglie, con il primogenito Alessandro. Il saluto a Vigor Bovolenta strappa un primo applauso, accorato. Le chiacchere della folla si mischiano a ricordi ed immagini lontane di incontri casuali, di incroci fortuiti quando il piccolo Bovo frequentava le medie. << Quando era alto il doppio dei suoi coetanei >>, dice qualcuno. << Era il simbolo della nostra terra >>, ripete un signore alle persone che gli stanno attorno. La carriera è iniziata proprio qui, poi a 16 anni, il volo verso Ravenna e da lì una carriera ricca di successi. Come hanno chiesto i familiari non ci sono fiori per la morte di Vigor, portato via da un malore a 37 anni su un campo di pallavolo.

Nella chiesa di San Francesco e fuori, ci si guarda attorno per vedere chi c’è. E c’è tutto il meglio della storia del volley azzurro e poi c’è la sua Taglio di Po che si è spalmata sulla piazza decidendo di aspettare Bovo come se uscisse ancora dal palazzetto dello sport. Dagli altoparlanti arrivano frammenti del discorso di padre Damiano Baschini, parole che fanno inumidire di lacrime la gente: <<Il titolo più bello della sua carriera è stata la famiglia che ha costruito. Aveva lo sguardo di un uomo buono che ti trasmetteva gioia. Un campione nella vita e della vita. Cerchiamo noi ora di alzare il muro, come faceva Vigor, contro l’egoismo e le paure, e voliamo in alto per “schiacciare” punti di altruismo e di bontà, come faceva lui >>.

Quando si è accasciato sabato sul campo ha abbandonato la palla: << raccogliamo noi quella palla, per vincere la partita della vita, e viviamo l’uno per l’altro, come una squadra >>. Poi Federica Lisi, la moglie dall’altare adopera parole piene di forza e di speranza. Parole concluse con un altro lungo applauso, come quello che accoglie il feretro fuori dalla chiesa, mentre i tifosi gridano << Bovo, Bovo, Bovo! >>, lo stesso coro che sentivi nei palasport. Un grido che si spegne, poco distante, davanti al cimitero. Tutti sussultano. Non c’è più compromesso con le illusioni, con i sogni. C’è una cappella con un posto vuoto. Sotto c’è il fratello Antonio, morto di leucemia nel ’90. Non ebbe mai la gioia di vedere Bovo in maglia azzurra. Ora lo potrà abbracciare lassù, nella squadra dei campioni.

Chiara Vittorio.

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