Con questa opera, scritta a due mani dagli immensi Nino Martoglio e Luigi Pirandello, il teatro stabile di Catania offre, per la stagione 2011/2012 “Donne. L’altra metà del cielo”, nell’accogliente location del teatro Musco, una pungente e per certi versi innovativa commedia. In effetti chiamarla commedia è riduttivo, la sorprendente scelta del regista Federico Magnano San Lio di scambiare il genere teatrale tra una scena e l’altra, a volte ripetendo la stessa scena in chiave drammatica ed a volte traslando i due generi, uno di seguito all’altro, senza interrompere il filo temporale della rappresentazione, ci pone davanti ad un teatro ambivalente. Tale artificio rappresentativo, che mi permetto di definire “bipolarismo teatrale”, non causa alcuna confusione, diverte lo spettatore, lo imprigiona in microcosmi differenti colpendolo con veemenza al ventre, dove, spesso, si concentrano le risate dovute a situazioni ilari o nodi stringenti causati da improvvisi atti angosciosi.
All’apertura del sipario subito si entra nel vivo del racconto, per la precisione il punto di partenza non è altro che la scena finale, la più drammatica, che però ha bisogno di essere spiegata alla platea non come atto fine a se stesso, ma come valore da soppesare, come un dato che può assumere una valenza diversa. Per tale motivo è una scena che va, forse, presa al di fuori della cronologia del racconto.
La scenografia formata da pannelli scorrevoli raffiguranti doppi, come l’opera, o quadrupli volti deformi; alcuni colorati ed altri sfumati in un bianco e nero che si addice alle scene più “fredde” e drammatiche. Gli stessi pannelli si muovono al suono dei tamburi che ricordano sonorità giapponesi, effettuando, in tal modo, la variazione di genere. Anche le due sedie sul palcoscenico seguono lo stesso esempio scenografico con delle chiazze di colore che danno tono alla scena.
I personaggi pirandelliani si adattano perfettamente alle situazioni differenti che ricordano moltissimo ogni opera che, lo scrittore siciliano, redigerà dopo ‘ A vilanza; d’altronde fu proprio Martoglio a presentargli questo fantastico mondo teatrale che in seguito, durante i suoi anni di produzione, seppe plasmare come mai nessuno ebbe a fare prima di lui. Notiamo, solo per fare un esempio, che i due personaggi maschili Orazio e Saru, interpretati da Mimmo Mignemi e Angelo Tosto, mantengono sempre lo steso ruolo mentre più attrici, vestono i panni delle mogli anche per segnare una chiara differenza tra le quattro donne che vivono le passioni in maniera differente, comica e sensuale e spesso “animale”, ma con la medesima intensità.
La bilancia emotiva si trasferisce dalla palcoscenico allo spettatore che passando da uno scenario esilarante ad uno dalle tinte forti si ritrova sconquassato tra due cosmi emozionali completamente differenti. Dai personaggi, però, si carpisce quanto può essere diverso il modo di intendere la “vilanza”, quanto questo può essere soggettivo, ed influenzato da altre persone o situazioni di tutti i giorni.
Perfettamente pirandelliana è anche la conclusione “ cu su sti mariti e cu su sti mugghieri?”….”iu e tu … iu e tu …”!
Paolo Licciardello
‘A vilanza
Di Nino Martoglio e Luigi Pirandello
Regia Federico Magnano San Lio
Personaggi e interpreti
Oraziu Pardu: Mimmo Mignemi
Saru Mazza: Angelo Tosto
Anna, moglie di Saru: Margherita Mignemi/Luana Toscano
Ninfa, moglie di Oraziu: Olivia Spigarelli/Egle Doria
Donna Rachela: Clelia Piscitello






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