La Corea del Nord si presenta agli occhi del mondo come un Paese evidentemente diverso dagli altri. Le notizie dalla capitale Pyongyang arrivano con il contagocce e sempre e comunque edulcorate rispetto alla reale portata degli eventi. In ritardo di almeno mezzo secolo rispetto allo sviluppo e alle condizioni di vita del resto del mondo, il mistero che avvolge questo Paese lo rende quasi mitologico e surreale.
Nonostante la mancanza di elettricità e di riscaldamento, persino nei più importanti palazzi della capitale, il regime nordcoreano ha recentemente speso 850 milioni di dollari nel fallimentare lancio di un razzo che, secondo quanto riferito da Pyongyang, avrebbe dovuto portare in orbita un satellite. La Corea del Sud, gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno condannato l’episodio, smascherando quello che in realtà era un test missilistico a lunga gittata. Con le risorse finanziarie investite nel progetto missilistico si sarebbero potuti comprare 2,5 milioni di tonnellate di mais per sfamare la popolazione della Corea del Nord che soffre di gravissime carenze alimentari a seguito, soprattutto, della carestia prolungatasi nel corso degli anni ’90 e costata la vita a oltre 3 milioni di persone. Da allora il regime ha dovuto affidarsi con maggiore assiduità agli aiuti umanitari internazionali, senza per questo rinunciare a investire nell’industria bellica.
La propaganda del regime si impone in modo massiccio sia per mezzo dei tre canali nazionali offerti dalla televisione nordcoreana che propongono le prodezze dei tre Kim in rotazione continua, sia grazie agli slogan patriottici che prendono il posto di insegne luminose e messaggi promozionali. E i risultati ottenuti da questo vero e proprio lavaggio del cervello massmediatico si palesano con prepotenza. Nella giornata di ieri migliaia di irreggimentati nordcoreani hanno manifestato, si potrebbe dire “spontaneamente”, contro il presidente della Corea del Sud, Lee Myung-bak, e per dimostrare ancora una volta la fedeltà del popolo verso il regime. Tra le migliaia di persone riunitesi in piazza Kim Il-Sung molte indossavano la divisa militare e non sono mancate le caricature giganti di Lee Myung-bak con la gola tagliata. Il presidente sudcoreano sarebbe, agli occhi del regime di Pyongyang, reo di essere un “traditore” che ha limitato la partecipazione degli abitanti della Corea del Sud ai funerali di King-Jong-Il, morto lo scorso 17 dicembre. Inoltre, Lee è stato accusato di aver detto parole “dissacranti” durante le celebrazioni di massa per il centenario della nascita di Kim Il-Sung, fondatore e “Presidente eterno” della nazione.
Date le precarie condizioni in cui versa la popolazione locale a fronte delle dispendiose spese da parte del regime per incrementare il proprio armamentario nucleare e offrire ai suoi esponenti lussi e comodità degne del miglior retaggio occidentale, è difficile immaginare come la dottrina socialista possa essere conciliata a una tale disparità di tenori di vita. Risulta in ogni caso evidente come tra la Corea del Nord e il resto del mondo,tanto occidentale quanto orientale, resti una barriera ideologica insormontabile.
Aurora Circià








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