Compie 30 anni la rivoluzionaria legge 164 che ha permesso, a chi non si riconosceva nel proprio corpo, di cambiare sesso sia sui documenti che chirurgicamente. Dopo due anni di discussione in Parlamento e sei manifestazioni davanti a Montecitorio, il 14 aprile 1982 è stata approvata questa legge, tra pianti e abbracci di tanti transessuali che da anni combattevano per il riconoscimento dei loro diritti.
Per il Mit (Movimento Italiano Transessuali) ogni anno circa 150 persone decidono di cambiare sesso, su un totale che sfiora i 50 mila in Italia. In maggioranza sono uomini che sognano di diventare donna (66%) e hanno un età compresa tra i 30 e i 39 anni. Inoltre dal 1994 al Mit di Bologna è attivo un consultorio che offre assistenza psicologica, visite endocrinologhe e consulenza legale. Ma com’era la vita dei transessuali prima di questa legge? Una delle prime transgender italiane è stata Romina Cecconi, fiorentina di 71 anni, che nel 1967 spese 750 mila lire per cambiare sesso in una clinica a Losanna. Al suo rientro in Italia è stata più volte arrestata dalla Buoncostume, nel ’68 fu mandata al confino come “socialmente pericolosa”, ci rimase tre anni prima che vincesse la sua battaglia davanti al tribunale di Lucca che alla fine adeguò il nuovo sesso all’anagrafe.
Questo anniversario sarà festeggiato anche da Michelle Santamaria, la giovane trans di Licata, picchiata selvaggiamente la sera di San Valentino che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aggressori; o la canadese Jenna Talackova, esclusa dal concorso di Miss Universo perchè “non donna” dalla nascita, e poi riammessa segnando così un clamoroso precedente nei concorsi di bellezza.
Per l’occasione il Mit ha organizzato a Bologna un convegno per ricordare questo storico traguardo e discutere su possibili miglioramenti. All’iniziativa parteciperà anche Don Ciotti che si è battuto, ai tempi, per l’approvazione della legge e da sempre amico della comunità transessuale.
Maria Chiara Coco






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