Anche il Portogallo festeggia il suo 25 aprile (con contorno di polemiche).


Il 25 Aprile è una di quelle feste comandate che il calendario ricorda di “santificare” segnalandole in rosso. Vale per il Belpaese così come vale per il Portogallo. Ma i motivi alla base di tale ricorrenza, che per entrambi i Paesi viene indicata con il nome di “Festa della Liberazione”, sono differenti.

 In Italia la scelta di fissare la data della Liberazione dall’occupazione nazifascista al 25 Aprile, giorno in cui nel 1945 vennero liberate le città di Milano e Torino, venne stabilita dalla legge n.260 del Maggio 1949, presentata in Senato da Alcide De Gasperi.

Anche in Portogallo le celebrazioni del 25 Aprile sono legate alla liberazione da una dittatura, nel caso specifico da quella fondata da António de Oliveira Salazar. Il 25 aprile 1974 i militari portoghesi diedero vita a un colpo di stato che riportò la democrazia nel paese lusitano. Protagonista di quella che è passata alla Storia come la “Rivoluzione dei Garofani” (in portoghese Revolução dos Cravos) fu l’ala progressista dell’esercito portoghese che si sollevò contro la dittatura conservatrice e fascista di António de Oliveira Salazar. Il suo regime, chiamato “Estado Novo” (Stato Nuovo), venne fondato ufficialmente nel 1933, in seguito al golpe del 28 maggio 1926 che pose fine alla precaria democrazia della Prima repubblica portoghese. Alla morte di Salazar, nel 1970, gli succedette Marcelo Caetano, ma il malcontento nei confronti del regime era ormai al suo culmine, e fomentava soprattutto nell’ala più di sinistra dell’esercito che, infatti, si riunì nel Movimento delle Forze Armate (MFA – Movimento das Forças Armadas). In nome della democrazia, della decolonizzazione e dello sviluppo del paese, l’MFA organizzò nell’aprile del 1974 il decisivo colpo di Stato contro il regime. Il nome quasi poetico di “Rivoluzione dei Garofani” venne coniato in riferimento al gesto di una fioraia portoghese che nei giorni della sommossa, in una piazza di Lisbona, offrì ai soldati garofani da inserire nelle canne dei fucili.

Ad accumunare i due Paesi, oltre alla coincidenza nella stessa data di due feste tanto importanti nella cultura e nel sentimento patriottico delle rispettive nazioni, sono anche le polemiche che si registrano in seno alle manifestazioni celebrative. Se in Italia gli scontri tra politica e ideologia di matrice tanto fascista quanto antifascista la fanno da padrone, in Portogallo ha destato clamore la notizia che i militari portoghesi protagonisti del colpo di stato del ’74 non hanno partecipato alle celebrazioni tenutesi presso il Parlamento portoghese a Lisbona.

Vasco Lourenço, uno dei capi militari della Rivoluzione dei Garofani e oggi presidente dell’”Associazione 25 aprile”, aveva annunciato la decisione di boicottare le celebrazioni già lunedì sera, in segno di protesta contro il recente programma di tagli e austerità attuato in Portogallo, uno dei paesi dell’eurozona più coinvolti nella crisi economica mondiale. Nel comunicato divulgato dall’Associazione per spiegare i motivi alla base della propria assenza in Parlamento si legge: “le misure e i sacrifici imposti ai cittadini oltrepassano il limite del sopportabile e proteggono i privilegiati, aumentano la povertà e svalorizzano il lavoro. […] Il Portogallo viene trattato con arroganza dai poteri esterni”. La nota di disappunto nei confronti della troika (formata da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale,) che ha imposto dure misure di austerità al paese in cambio di un prestito internazionale di 78 miliardi di euro, risulta evidente. Inoltre, Lourenço ha accusato l’ex governo socialista di José Sócrates e l’attuale primo ministro Pedro Passos Coelho di aver accettato i diktat esterni senza opporre resistenza alcuna. Il malcontento palesato da Lourenço e dalla maggioranza dei militari del 25 aprile 1974 non è isolato. Lo dimostra l’adesione alla protesta di importanti personalità politiche portoghesi, tra cui l’ex presidente portoghese Mário Soares e lo scrittore socialista, nonché ex candidato alle elezioni presidenziali portoghesi del 2006 e del 2011, Manuel Alegre.

Aurora Circià

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