“La musica del desiderio. La speranza, la passione, il futuro.” La gioventù in Piazza per il concertone a “festeggiare” il lavoro.


Il concerto del Primo Maggio da dodici anni è uno degli appuntamenti più ambiti da parte di cantanti e spettatori. Da tutta Italia riuniti in un abbraccio musicale in un’unica piazza.

Organizzato dai principali sindacati italiani ( CGL, CISL, UIL ) non smentisce mai le aspettative delle quasi dieci ore no stop di musica.

“La musica del desiderio. La speranza, la passione, il futuro” . E i giovani sperano che la “ruota giri” e la musica è il mezzo migliore per cercare di risalire da un periodo di transitorietà che incondizionatamente colpisce tutti.

La festa del lavoro , la festa dei giovani che credono ancora che il lavoro non sia solo un miraggio lontano ma una concreta possibilità. La festa dei giovani che vogliono cambiare questo contesto di non aspettative. Quest’anno è la festa di chi ha voglia di cambiare, di chi non vuole elemosinare un lavoro e crede ancora nella dignità intrinseca di esso.

«Felice colui che ha trovato il suo lavoro; non chieda altra felicità.»

Thomas Carlyle, Passato e presente, 1843

La Kermesse dagli orari imprecisi vede grandi nomi alternarsi sul palco e da sotto il palco la voglia di divertimento aumenta con il passare delle canzoni e la stanchezza è una signora sconosciuta.

Dente, che con i suoi versi profondi, sensuali che fanno eco ad un più moderno De Andrè commuove gli ascoltatori. Emozioni e sensazioni come ancelle della quotidianità. Poesie malinconiche per dare il via al concertone e per sottolineare come le parole possano essere geniali, come possano essere le migliori armi per vivere ed empatizzare le emozionalità ma anche per denunciare ciò che non va. Immagini ironiche per colpire nel segno.

Performance “cruda e teatrale” quella della band Nobraino: discesa tra il pubblico e soprattutto con la loro canzone “mangiabandiere” e la rasatura in diretta del cantante Lorenzo Kruger.

Impossibile non saltare sulle note dei salentini Sud Sound System : ” Simu salentini dellu munnu cittadini, radicati alli messapi cu li greci e bizantini, uniti intra stu stile osce cu li giammaicani, dimme mo de du ede ca sta bieni! “. L’atmosfera in Piazza San Giovanni si comincia a riscaldare, i corpi scivolano in danze improvvisate e salti liberatori di differenti generazioni accomunati dal grande piacere per la musica live. La band ricorda come il lavoro oggi sia un “animale raro” e di come i ragazzi non abbiano alcuna colpa di vivere in questo contesto momentaneamente sterile, concepito e reso tale solo per colpa della classe dirigente che fa finta di aver studiato e che sbaglia e continua sbagliare. Invitano i ragazzi alla coerenza e a non scendere a compromessi, perchè il lavoro è sinonimo di dignità e come tale nobilita l’uomo e deve essere pagato giustamente. Chiuso l’invito si riparte con la musica e il nuovo singolo della band in tipico raggamuffin. And Go! Go! Go per altri quindici minuti di incrocio fra ritmi giamaicani e sonorità locali pugliesi, fra dialetto, pizzica e taranta.

Giunge il momento dell’alternative rock italiano con il gruppo “Teatro degli Orrori”  . Pier Paolo Capovilla con la sua voce bella e tenebrosa, riesce a travolgere gli ascoltatori in particolar modo, a mio modesto parere, con La Canzone di Tom. Prestazione musicale degna di lode che probabilmente avvicinerà a questo gruppo anche nuovi appassionati dell’italian rock. 

 

Dall’Italia si passa alla California. Il tanto atteso gruppo straniero si esibisce introdotto da uno scrosciare indefinito di applausi. Young the Giant e la loro Cough Syrup, un grido d’aiuto che nasce per “liberarsi, non necessariamente dall’oppressione, ma i sintomi più comuni della periferia, come la noia, la normalità e omogeneità”, gli animi in Piazza si accendono, i cori vanno all’unisono, si balla vicini l’un l’altro e tutti siamo accomunati da quella voglia di liberarsi: ” Life’s too short to even care at all oh I’m losing my mind losing my mind losing control”.

La seconda parte del concertone comincia con degli omaggi alla storia della musica Rock.

Con dei brani cantati da grandi artisti italiani e suonati dall’orchestra “Roma Sinfonietta”, come Raiz cantante degli Almamegretta che ha cantato un brano dei Led Zeppelin, Elisa un brano dei Rolling Stones e il maestro Mauro Pagani ha suonato con il violino e cantato un brano di Jimmy Hendrix accompagnato sempre dall’ orchestra.

Una lettura con il tema del Futuro con Emanuela Rossi e Marco Tresta,  insieme ai due conduttori Francesco Pannofino e Virginia Raffaele, toccando i vari tasti dolenti della nostra amata patria.

Il concertone segue con Alessandro Mannarino cantautore romano tanto atteso, che ha riscaldato la piazza, prima che facesse il suo trionfale ingresso l’uomo del concerto eletto dal popolo di piazza San Giovanni: Caparezza che, come ogni suo ingresso che si rispetti , al primo maggio ha scatenando la piazza, con le sue canzoni/denuncia, il suo enorme dito medio che si erge sul palco, le sue canzoni storiche come “vengo dalla Luna” o “vieni a ballare in Puglia” che hanno galvanizzato le masse.

Durante l’esibizione di Caparezza un incursione di un fantastico Tony Allotta in nome del Teatro Valle, degli altri teatri in Italia e della cultura che sono stati occupati per salvare il sapere umano.

Uno storico gruppo che fa presenzia al concertone da anni sono i Subsonica, che hanno ricordato il loro Sound elettronico con “per un ora d’amore”, “nuova ossessione”, “discoteca labirinto” e l’ultimo singolo cover “Up patriots to arms” dell’amatissimo Battiato.

Continua la serata con l’orchestra “Roma Sinfonietta” diretta sempre dal maestro Mauro Pagani, che con la voce prima di Manuel Agnelli cantante degli Afterhours e poi con Samuel dei Subsonica hanno omaggiato la musica rock dei Radiohead, the Who, e David Bowie.

Segue un momento ricordando le persone che hanno perso la propria vita sul posto di lavoro, Carlo Lucarelli, legge un brano di Lavoro vivo.

All’appello mancano solo gli Afterhours, dichiarando successivamente ai microfoni di Radio Città Futura, di essere stati vittima della “disorganizzazione” del concerto e di essere scivolati alla fine della scaletta, dichiarandosi amareggiati di aver perso un concerto con 500.000 persone.

Continuano gli Almamegretta con il loro miscuglio di sound reggae canzoni napoletane, cantando successivamente con l’accompagnati dell’orchestra un pezzo dei “Pink Floyd” e Stefano di Battista al Sax; segue un pezzo di Bob Dylan cantato da Eugenio Finardi, i Beatles fanno tornare sul palco Elisa e a chiudere il concerto è Noemi con “Hey Jude” in finale un brano del film Forrest Gump, “la vita è come una scatola di cioccolatini non sai mai quello che ti capita” Francesco Pannolfino e Virginia Raffaele salutano la piazza.

Alessia Aleo

Irene Luca


2 pensieri riguardo ““La musica del desiderio. La speranza, la passione, il futuro.” La gioventù in Piazza per il concertone a “festeggiare” il lavoro.

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