Il mondo del giornalismo fotografico saluta uno dei suoi più celebri esponenti. Horst Faas, il leggendario fotografo di guerra tedesco, è morto il 10 maggio all’età di 79 anni. Per oltre 50 anni al servizio dell’agenzia Associated Press, Faas era conosciuto soprattutto per la sua copertura fotografica della guerra in Vietnam, negli anni tra il 1962 e il 1974. Suoi, infatti, i più celebri scatti legati alla memoria di quel conflitto. Come la fotografia che ritrae una bambina che fugge nuda piangendo mentre alle sue spalle è in corso una bombardamento con il napalm. O quella che mostra l’esecuzione di un giovane vietnamita in piedi in mezzo alla strada con un colpo di pistola alla tempia. Proprio questi scatti, con i quali ha raccontato l’orrore del Vietnam, dove tra l’altro rimase ferito gravemente nel 1967, gli valsero la vittoria del più prestigioso premio giornalistico, il premio Pulitzer, nel 1965, il primo della sua carriera. Il secondo gli venne conferito nel 1972 per un reportage sulle torture e sulle esecuzioni in Bangladesh, assieme a un altro fotografo, Michel Laurent.
Le sue sono state foto intense e crude, scatti divenuti iconici, testimoni fedeli dell’orrore del quale fu il più esperto conoscitore e divulgatore. Come disse egli stesso in occasione dell’assegnazione del Pulitzer nel 1965: “La mia missione è registrare le sofferenza, le emozioni e i sacrifici sia degli americani che dei vietnamiti”. Sentimenti che, grazie ai suoi reportage, ha messo davanti agli occhi di milioni di persone nel mondo.
Aurora Circià







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