I giganti della montagna e la protesta degli addetti ai lavori contro i tagli alla cultura (impressioni di uno spettatore)


Come può essere inteso il teatro? Probabilmente è un’arte capace di condurre dentro altri mondi e di far sognare interpreti ed astanti. Ma questo stesso mondo da cui tutto ha inizio rischia di essere spazzato via, a morsi, a pezzi, come lastroni di ghiaccio che si sfaldano dalla calotta polare o dalla lingua di un ghiacciaio. Niente in contrario se quest’ultimi si sciogliessero in acqua pura, bevuta come un fluido culturale da una nazione intera. Invece si apprende, dai giornali e dalla breve ma doverosa introduzione allo spettacolo dell’attore Vincenzo Pirrotta, che i contributi regionali, essenziali per la sopravvivenza del teatro stabile di Catania o del famosissimo Bellini, verranno decurtati del 38% rispetto a quelli già esigui della stagione in corso. L’idea che in molti abbiamo è che sarebbe, forse, più giusto risparmiare alcune inutili ed insensate uscite dalle casse regionali (chi ha orecchie per intendere…intenda), anziché ridurre all’osso gli aiuti a delle istituzioni cittadine, e non solo, che svolgo un importante ruolo sociale e culturale.

I giganti della montagna, quasi al termine del ciclo catanese di rappresentazioni, si incastona perfettamente in questo contesto. Opera ultima, ed incompleta, di Luigi Pirandello offre diversi appigli alle riflessioni; un’opera tracciata dal genio pirandelliano proprio nei giorni precedenti la sua dipartita, in cui si carpiscono e si intravedono molteplici fantasmi dell’autore siciliano, in cui si intuisce, in vari modi, come un dramma del genere può essere partorito da una mente che, seppur in sofferenza, ha smania di denuncia. Tutto il suo stile e la sua letteratura è racchiusa in questo sforzo finale, che il figlio Stefano è riuscito a completare con le indicazioni lasciategli dal padre, dove, in qualche modo inconsapevolmente, si scaglia contro quei giganti, quegli abitanti della montagna, faticosa da scalare, testardi e pigri di comprendonio, ignoranti e dagli atteggiamenti “bestiali”, che pensano solo ad irrobustirsi e a rendere “moderne” le proprie città e che, raramente, o mai, si intendono di teatro, o di arte.

La compagnia, rappresentata nelle scene, vorrebbe ancora una volta, malgrado le grandi delusioni, andare sul palco, in fondo, consapevoli gli attori che verranno sbranati da questi giganti bramosi di assistere ad uno spettacolo divertente i quali, infatti, non lasciano nemmeno che lo spettacolo abbia inizio. L’alternativa alla contessa Ilse, Magda Mercatali, ed al conte, Gian Paolo Poddighe, era stata data da Cotrone, Vincenzo Pirrotta, detto il mago, che li aveva invitati a rimanere per sempre nella casa degli spiriti dove ogni loro sogno, pensiero, o rappresentazione era possibile, in cui la casa prendeva vita e forme diverse, dove anche i pupazzi sono posseduti dalla vivifica forza dell’arte e della poesia e dove anche dei semplici dadi numerati sembrano avere un significato recondito nei loro numeri.

Altri sono gli elementi pirandelliani che si scorgono, come le doppie maschere indossate dagli altri attori della compagnia durante la notte passata nella casa, mentre i loro sogni prendevano vita in comunione. Non una semplice casa, dunque, ma quasi un’ambientazione horror dove ci piace scorgere in modo malinconico e romantico i pensieri di un “anziano” illusionista come Pirandello. Si tratta di una pièce in cui la teoreticità della narrazione si confonde col concetto che “nessun è nel corpo che l’altro ci vede, ma nell’anima”, in cui gli abiti sono, spesso, delle facce; sono gli attori che creano i fantasmi e le maschere non vengono mai scelte a caso.

Come non fare un grande complimento al creatore delle scene, Antonio Fiorentino e a quello delle luci, Franco Buzzanca!? Il primo effetto scenico che sembra colpire il pubblico è quello di un occhio visto dall’interno in cui tutti gli attori si muovono, o di un tunnel con in fondo una luce. Si ha la sensazione di cadere in uno spazio onirico ma prospettico, come in una insolita caverna cerebrale, da associare, magari, alla mente del drammaturgo. È un’ambientazione a membrana, ideale per diffondere la musica, e dove far scorrere la luna nel suo movimento ascensionale mentre scandisce, come le lancette di un orologio, il fluire degli eventi.

La contessa, l’attrice, così come ogni artista, desidera donare agli altri il suo lavoro anche se ciò porta irreversibilmente alla morte. Ma è nello stesso sacrificio della vita dell’artista che la poesia può morire e può vivere contro il potere dell’ignoranza. In questo concetto non possiamo che riconoscere il mondo di oggi e molte sue dinamiche.

Paolo Licciardello

I giganti della montagna

testo incompiuto di Luigi Pirandello completato nel terzo atto dal figlio Stefano

Regia Giuseppe Dipasquale

Scene Antonio Fiorentino

Costumi Elena Mannini

Musiche Marco Betta

Movimenti coreografici Donatella Capraro

Luci Franco Buzzanca

Personaggi ed interpreti

La compagnia della contessa

Ilse, detta ancora La Contessa Magda Mercatali

Il Conte, suo marito, Gian Paolo Poddighe

Diamante Vitalba Andrea

Cromo Giancarlo Condè

Spizzi l’attore giovane Enzo Gambino

Battaglia Barbara Gallo

Sacerdote Nicola Notaro

Lumachi Giampaolo Romania

Cotrone, detto il mago Vincenzo Pirrotta

Gli scalognati

Il nano Quaquèo Camillo Mascolino

Cuccio Doccia Sergio Seminara

La Sgricia Anna Malvica

Milordino Plinio Milazzo

Mara-Mara, detta la Scozzase Lucia Portale

Maddalena Lucia Fossi

Maggiordomo Francesco Russo

2 pensieri riguardo “I giganti della montagna e la protesta degli addetti ai lavori contro i tagli alla cultura (impressioni di uno spettatore)

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  1. Scusi, sa: ma i pupazzi e le maschere (e i costumi) hanno anche un’autrice, Elena Mannini. Visto che ha nominato gli altri….

  2. Buongiorno,
    mi permetto di farle notare che l’elenco dei collaboratori è completo, infatti sotto scena e regia è ovviamente riportato anche chi si è occupato dei costumi.
    Ci teniamo molto ad essere esaustivi, perché i nostri lettori possano avere tutte le informazioni a 360°.
    Le auguriamo una buona lettura e un buon proseguimento di giornata.
    Cordialmente.
    Alessia Aleo

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