Il parco archeologico della neapolis siracusana, la cui punta di diamante è rappresentata dal teatro greco, torna ad essere protagonista, grazie a quest’ultimo, della XLVIII stagione teatrale delle rappresentazioni classiche che avrà luogo dall’ 11 Maggio al 30 Giugno 2012. L’alto valore culturale e il relativo prestigio internazionale era ed è ben noto ai cultori del genere teatrale, in questo caso della tragedia greca. Già Aristotele, nella sua Poetica, aveva compiuto uno studio critico sul contenuto delle tragedie, introducendo i concetti fondamentali di mimesi e catarsi. In altre parole, gli eventi terribili che si susseguono sulla scena riescono a coinvolgere lo spettatore che si immedesima: empatizzando con l’eroe tragico attraverso le sue emozioni e condannando la malvagità o il vizio attraverso la hybris. Nella catarsi finale, lo spettatore “riprende conoscenza” e si distacca dai personaggi e dalle loro passioni per raggiungere un livello più alto di saggezza.
Questo splendido scenario che ci è stato regalato dagli antichi Greci, si mostra a noi come esito eccezionale della perfetta fusione tra l’opera dell’uomo e i valori della natura. Testimonianza imponente e silenziosa della grandezza artistica siracusana, che si anima nuovamente coinvolgendo tutta la cittadinanza e il resto degli spettatori che appaiono pronti ad affrontare un incredibile viaggio nel passato.
L’abilità greca rivive nelle tragedie che sono state selezionate per essere portate in scena quest’anno, dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico, quali sono: Prometeo di Eschilo e Baccanti di Euripide. Entrambe affrontano il tema religioso e in particolare la violenza divina che condanna l’incredulità e la superbia. Le divinità protagoniste delle due tragedie, ovvero Zeus nel Prometeo e Dionisio nelle Baccanti, sono presentate come assolutamente spietate nel punire i corruttori della loro legge. Prometeo ha commesso un “peccato intellettuale”, utilizzando l’intelligenza per ingannare la divinità, per crearsi una legge sprezzante della legge divina e per aver voluto conoscere ciò che solo gli dei potevano conoscere. Nelle Baccanti invece, l’unico errore di Panteo è quello di non aver creduto al dio, scatenando la sua ira sino al punto di sterminare i suoi stessi parenti, in quanto Panteo era cugino di Dionisio. Le figure che nascono dal mito greco, hanno la prerogativa di possedere una vita autonoma, che va oltre le caratteristiche determinatesi nell’opera da cui nascono, assumendo la funzione di “codice culturale collettivo”. Tale è la funzione di Prometeo che si realizza attraverso la sua forza di archetipo letterario per mezzo della tragedia di Eschilo. Infatti, il mito di Prometeo, i valori e la visione del mondo della tragedia antica si ricongiunge con il sentimento tragico del mondo contemporaneo che riflette, in questo modo l’attualità delle tematiche trattate.
Pertanto le rappresentazioni classiche realizzano il giusto connubio tra il “piacere degli occhi” nel godere delle atmosfere suggestive che vengono maggiormente enfatizzate dall’arrivo in punta di piedi delle luci del tramonto e dall’arricchimento culturale e morale che fanno di esse un appuntamento da non perdere.
Vanessa Rizza







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