IL GOVERNO SI CONCENTRA SULLA RAZIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA GIUSTIZIA.


Le Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali hanno approvato l’emendamento del Pd che aumenta le pene minime da 3 a 7 anni e quelle massime da 4 a 8 per il reato di corruzione per atti contrari a dovere d’ufficio.

L’emendamento è passato con i voti di Pd, Idv e Fli, mentre si sono astenuti Udc e Lega.

La seduta non è, però, stata una passeggiata: durante la seduta è, infatti, montata la protesta contro il tentativo di bloccare la legge da parte del Pdl, i cui esponenti, hanno proposto interventi a raffica rallentando nuovamente i lavori.

La seduta è stata poi sospesa dal presidente Donato Bruno su richiesta del capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia, Enrico Costa, per trovare un punto di mediazione con Pd, Terzo Polo e il ministro Severino.

Al termine della seduta, il ministro Paola Severino ha comunque negato che si sia formata una nuova maggioranza.

Salta, però, la riunione di maggioranza che doveva tenersi al termine della seduta, anche se non sembra che ciò toccherà l’iter di approvazione della nuova legge.

Dopo l’andamento un po’ turbolento della seduta, Bersani ha prontamente affermato che: “Si levino dalla testa che queste norme anticorruzione non passino dal voto del Parlamento  è inutile che facciano ostruzionismo in Commissione”.

La replica di Alfano non tarda, come al solito: “Non vorrei che Pier Luigi Bersani e il Pd volessero creare un incidente per mettere in difficoltà il governo. Noi siamo assolutamente favorevoli all’approvazione della legge”.

Per quanto riguarda, invece, i punti salienti della nuova legge, ed in particolare l’aumento della pena, Severino ha commentato che “la linea del governo era quella di
individuare una via retta, ma mediana. Ora sarà necessario riallineare tutte le pene perché l’aumento toglie razionalità al sistema”.

«Se aumentano le pene minime e massime per questo reato- ha spiegato la Severino – bisogna riallineare anche quelle per reati più gravi», mentre il sistema delle pene «mi sembra debba avere una propria logica». Anche per questo il ministro aveva proposto, durante la seduta delle commissioni riunite Giustizia e affari costituzionali della Camera, di accantonare l’emendamento, affermando che una decisione di questo tipo «potrebbe essere utile». 

Sembra, dunque, che il terreno di scontro del nuovo Governo sia ora il sistema giustizia, sperando che su questo campo si riescano ad ottenere risultati migliori e soddisfacenti.

Angela Scalisi

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