In un’Europa alle prese con i difficili e drammatici scenari creati dalla crisi, soprattutto in Grecia, appare strano, alienante e anacronistico che si possano ancora scatenare scaramucce inutili e destabilizzati per il già precario equilibrio dei rapporti comunitari.
A dispetto di problemi ben più importanti e urgenti, a quanto pare la Spagna ha trovato il tempo di rivendicare la sovranità su Gibilterra, nonostante i 300 anni di appartenenza britannica. L’occasione per riportare all’attenzione pubblica le rivendicazioni spagnole è stata offerta da un invito al Castello di Windsor, per festeggiare il Giubileo di Diamante della regina Elisabetta II, che la regina Sofia di Spagna ha dovuto rifiutare formalmente (nonostante l’iniziale assenso) dopo aver ricevuto un avviso dal governo spagnolo che la informava dell’inappropriatezza della partecipazione all’evento date le attuali circostanze: il suo ministro degli Esteri, infatti, ha presentato una protesta formale all’ambasciatore britannico a Madrid per la questione diplomatica, vecchia di trecento anni, sulla sovranità di Gibilterra. Le proteste spagnole hanno trovato nuovo vigore in seguito ai disaccordi maturati con il Regno Unito per l’annuncio della visita a giugno del principe Edward, figlio minore della regina e conte del Wessex, nell’enclave britannica di Gibilterra (situata nell’estremo sud della Spagna). Del resto, re Juan Carlos, consorte della regina Sofia, vanta nel suo “Titulo Grande”, la lista completa dei titoli nobiliari di cui può fregiarsi, anche quello di “Re di Gibilterra”. La validità della lista lascia il tempo che trova ed è del resto poco attendibile dal momento che ne fanno parte anche i titoli di “Re di Sardegna” e di “Re di Gerusalemme”. Il motivo storico alla base delle rivendicazioni spagnole risale alla firma nel 1713 del Trattato di Utrecht col quale si mise fine alla guerra di successione spagnola. La pace siglata ha decretato, infatti, diverse concessioni territoriali della corona spagnola. Tra queste, oltre alla fine del dominio spagnolo in Italia (sostituito da quello degli Asburgo d’Austria), vi fu la rinuncia ai diritti di dominio territoriale su Gibilterra, in favore del Regno Unito.
La Spagna, però, non si è mai rassegnata alla presenza di un ministato straniero su suolo iberico. Il caso di Gibilterra è stato anche usato per motivazioni nazionaliste e per rinvigorire un sentimento di orgoglio nazionale. Nel 1963 il dittatore spagnolo Francisco Franco lanciò una campagna presso le Nazioni Unite affinché Gibilterra ritornasse alla Spagna: i confini vennero chiusi e i fili del telefono furono tagliati, causando un peggioramento dei rapporti diplomatici tra i due paesi. Anche dopo la morte di Franco, nel 1975, la Spagna ha continuato ad avanzare rivendicazioni. Negli anni Ottanta il primo ministro socialista Felipe González avanzò per la prima volta l’attuale richiesta ufficiale del paese sul tema, vale a dire la realizzazione di una sovranità comune anglo-spagnola. Una posizione condivisa da tutti i governi successivi.
La situazione gibilterrina provoca un certo fastidio in Spagna che, fino al 2006, non permetteva neppure voli diretti dal suo territorio al piccolo aeroporto di Gibilterra. Ad oggi il governo Rajoy ha perseguito la stessa posizione ufficiale assunta dai suoi predecessori, con l’aggravante dell’abbandono dei colloqui trilaterali con il Regno Unito e Gibilterra per la cooperazione nell’area, al fine di far aprire trattative sulla sovranità. Il governo spagnolo, però, non sembra tener conto della volontà dei gibilterrini che, già in due referendum per la modifica dell’attuale situazione del loro territorio (nel 1967 e nel 2002), hanno dimostrato di non voler diventare spagnoli. Piuttosto sono intenzionati a non rinunciare volontariamente al loro status privilegiato di cittadini britannici che si autogovernano da soli in tutti i campi, eccetto la difesa e la politica estera. Il capo dello stato è la regina Elisabetta II, che è rappresentata da un governatore e comandante in capo, carica che testimonia l’importanza strategico-militare di Gibilterra.
Date le attuali condizioni comunitarie, oltre alle già citate intenzioni gibilterrine, forse sarebbe il caso che il governo spagnolo si focalizzasse su temi più scottanti e imprescindibili, come la ricerca di un’uscita dalla crisi. Prima di rischiare di subire un tracollo simile a quello greco.
Aurora Circià







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