Democrat and chronicle, sembra il titolo di un nuovo avvincente film di spionaggio o di un fantasioso libro di Dan Brown, invece è semplicemente il nome di un piccolo quotidiano americano che ha reso nota la notizia secondo la quale a Rochester, nello stato di New York, in uno sperduto angolo dell’edificio 82 del quartier generale della kodak riposa,inutilizzato da anni, un mini reattore nucleare. Sistemato dal 1974 in uno scantinato dalle pareti spesse almeno 60 cm (per sicurezza è stato riferito), questo straordinario pezzo di pura inventiva umana non vede in funzione le proprie barre di uranio da più di 30 anni, eppure, a detta degli esperti, o degli stessi uomini della kodak, non può correre il rischio di esplodere date le sue dimensioni contenute. Il suo occultamento però è stato ritenuto indispensabile sopratutto dopo i gravi attacchi terroristici nel territorio statunitense.
1,5 kg di uranio arricchito comunque strettamente sorvegliati da una delle aziende più famose fino agli anni 90 ma che dall’inizio di quest’anno, sprofondata in una profonda crisi, si ritrova in amministrazione controllata; la fine dell’era della pellicola e l’avvento del digitale ha tolto la linfa vitale alla multinazionale azienda statunitense.
Questa vicenda darà sicuramente spunto a scrittori e sceneggiatori per nuovi testi da industria cinematografica. I dirigenti della kodak hanno fatto sapere che il marchingegno veniva usato per il controllo qualitativo contro le impurità dei materiali, ma le ipotesi che già si fanno strada percorrono vie molto più fantasiose, dagli esperimenti svolti per il governo americano a quelli su materiali avveniristici.
Paolo Licciardello







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