L’Egitto prova a voltare pagina dopo il regime trentennale di Mubarak cercando di dare un coerente sviluppo politico alla rivoluzione araba del 2011. Il popolo egiziano, infatti, torna a scegliere un presidente dopo le dimissioni del febbraio dello scorso anno di Hosni Mubarak, rispondendo con una massiccia affluenza alla chiamata alle urne del 23 e 24 maggio. I risultati definitivi dovrebbero essere diffusi il 27 dello stesso mese e, nel caso in cui nessuno dei candidati raggiungesse la maggioranza assoluta dei voti, si procederà a un ballottaggio previsto per il 16 e il 17 giugno. Secondo i primi dati non ufficiali il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohammed Morsi, sarebbe in testa: a riferirlo è la stessa fratellanza che, attraverso l’emittente araba “al Jazeera”, si dice sicura che il ballottaggio sarà fra il loro candidato e Ahmad Shafik, ex comandante dell’aeronautica militare egiziana, brevemente primo ministro egiziano durante la rivoluzione che ha provocato la caduta di Mubarak, considerato vicino alla giunta militare che attualmente detiene il potere in Egitto. Tra i favoriti si annoverano anche: l’islamico indipendente Abdul Moneim Aboul Fotouh, ex dirigente dei Fratelli Musulmani, medico e islamista moderato; Hamdeen Sabahi, attivista di sinistra e parlamentare per due mandati che per 17 volte è stato incarcerato per la sua opposizione al regime; Amr Moussa, ex segretario generale della Lega Araba ed ex ministro degli Esteri con Mubarak.
Le elezioni in Egitto rappresentano l’ultimo atto della transizione democratica del paese governata dalla forze armate, che si sono impegnate a cedere il potere alle autorità civili subito dopo la nomina del nuovo Capo dello Stato. Restano però da definire quali saranno i poteri presidenziali e del governo stabiliti dalla nuova Costituzione, la cui redazione si è arenata in seguito alla contestazione, da parte della Corte Costituzionale, della rappresentatività dell’Assemblea Costituente, dominata da deputati islamici, e attualmente sospesa per ordine della magistratura. Inoltre, un eventuale ballottaggio si svolgerebbe solo dopo la sentenza del processo contro Mubarak, accusato di avere ordinato la repressione delle proteste popolari che portarono alle sue dimissioni da presidente dell’Egitto, e per il quale la Procura ha formalmente richiesto la pena capitale.
A emergere resta in ogni caso la volontà del popolo egiziano, che sarà concretamente espressa dai risultati della tornata elettorale, di un impegno attivo e concreto per la costruzione di una democrazia che sia capace di riflettere i valori e le tradizioni locali, oltre a rispettare i diritti universali dell’uomo.
Aurora Circià








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