Come l’antico dragone delle leggende cinesi si staglia nel cielo la prima navicella spaziale interamente privata, il 22 maggio 2012 ore 3.44 Cape Canaveral (9.44 in Italia), è riuscita a decollare con successo dalla rampa di lancio dopo lo spegnimento indotto dei motori del razzo Falcon 9 avvenuto sabato scorso. I computer avevano rilevato un malfunzionamento di una valvola, montata sul propulsore 5 del gruppo motore formato da 9 unità, cha causava un aumento di pressione e quindi un repentino nonché pericoloso aumento della temperatura. Elon Musk si è detto subito soddisfatto del perfetto funzionamento della “macchina” costruita dalla sua società, la Space X, nel momento in cui ha potuto vedere il corretto distacco dei due stadi del razzo e il posizionamento della Dragon nell’orbita programmata. Il conseguente successo nell’apertura dei pannelli solari per l’approvvigionamento di energia e nel funzionamento dei sensori di bordo per la navigazione ha permesso di eseguire immediatamente le procedure per le successive operazioni di aggancio con la Stazione Spaziale Internazionale.
L’unione con la Iss, avvenuto il 25 maggio, utilizzando il braccio robotico è stato diretto dai due astronauti Don Petit, della NASA, e Andre Kuipers, dell’ESA, ed è avvenuto in ritardo perché, in fase di avvicinamento, delle interferenze ai sistemi laser di controllo della distanza di bordo e di posizionamento hanno creato non pochi problemi ai due eroi terrestri. Il tempo perduto però è stato necessario per effettuare le dovute regolazioni agli apparati e per scongiurare ogni pericolo. Ogni momento dell’avvicinamento ha richiesto un doppio controllo sia dalla base orbitale sia dai laboratori della NASA (Houston) e di Space X (California). Dopo qualche ora di attesa la capsula è stata adagiata dal braccio meccanico sul modulo Harmony agganciandola saldamente e con successo. Lo stesso Musk, coadiuvato ai suoi tecnici ingegneri, aveva richiesto alla NASA di poter effettuare in un solo viaggio tutte le verifiche precedentemente rinviate ed accumulate a causa dei ritardi nella costruzione e che, in realtà, erano state messe in programma per due viaggi distinti della navicella orbitale.
Il 31 maggio, dopo aver completato i rifornimenti di viveri ed il trasporto degli esperimenti studiati appositamente nelle scuole statunitensi, rappresenterà il giorno conclusivo di questa epocale missione se il distacco e l’ammaraggio, che avrà luogo grazie ai tre paracaduti nell’oceano Pacifico, non porteranno problemi. In tal caso dalla fine di quest’anno la NASA potrà risparmiare i dollari spesi per i viaggi spaziali con le capsule russe Soyuz (ben 65 milioni di dollari per ogni astronauta), completerà il pagamento alla Space X di 396 milioni di dollari per rendere le capsule abitabili da astronauti dal 2015 e darà inizio alla lunga serie di 12 spedizioni di rifornimento oltre atmosfera con un contratto che prevede una spesa complessiva di 1,6 miliardi di dollari.
Gli americani dovranno aspettare ancora qualche anno prima di vedere un suo astronauta partire su una navetta made in USA, il trauma lasciato dal pensionamento dello shuttle è ancora vivo ed il poco denaro messo a disposizione dal governo per questo tipo di attività scientifiche, non solo a causa della crisi, impongono delle soluzioni low cost. Per questo motivo la Boeing sta costruendo la capsula abitata CST-100 e la Orbital Science & Co, altra azienda privata che vuole spingersi nel mondo dei viaggi spaziali, dovrebbe iniziare i lanci della sua capsula entro l’anno, ma questa sarà solo in grado di trasportare rifornimenti alle future stazioni in orbita sopra i nostri cieli per poi distruggersi al suo rientro in atmosfera.
Paolo Licciardello







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