Diritto ad amare


Sono passati tanti anno da quel 17 maggio del 1990, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. In quella data dal 2007 si celebra la giornata internazionale contro l’omofobia ed in occasione della manifestazione di quest’anno l’Istat ha pubblicato i risultati di una inchiesta sul comportamento dei cittadini italiani nei confronti delle relazioni omosessuali. Dai dati emersi, risulta che: la maggior parte degli intervistati, il 62,8% è favorevole che una coppia di conviventi dello stesso sesso possa avere, per legge, gli stessi diritti di una coppia sposata; il 43,9% si schiera a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso; invece solo un italiano su cinque è d’accordo all’adozione dei figli (circa il 20%).

L’Italia possiede il triste primato di essere uno dei pochi stati europei a non avere, all’interno della sua legislazioni leggi che riconoscono alle coppie dello stesso sesso gli stessi diritti di una coppia etero. Ma come sono protetti o discriminati le coppie omosessuali in Europa e nel resto del mondo?

Il primo paese al mondo a dare la possibilità alle coppie omosessuali di ufficializzare il loro rapporto, attraverso una unione registrata, è stato la Danimarca nel 1989.

Dopo 10 anni, è stata la Francia (nel 1999) il secondo paese europeo a dotarsi di una legge sulle unioni di fatto, denominandola PACS (Patto civile di solidarietà), che offre ampia tutela alla convivenza e comporta una serie di obblighi per i partner.

Gli altri Stati europei che di seguito hanno acconsentito alle unioni civili sono stati: la Germania (nel 2000), la Finlandia (nel 2002), il Lussemburgo (nel 2004), la Svizzera, il Regno Unito ed Andorra nel (2005), la Slovenia e la Repubblica Ceca (nel 2006), la Croazia (nel 2009) e l’Austria, l’Irlanda e l’Ungheria (nel 2010). Solo 7 stati europei, invece, consentono, per legge, alle persone dello stesso sesso di contratte matrimonio, sono: i Paesi Bassi (dal 2001), il Belgio (dal 2003), la Spagna (dal 2005), Norvegia e Svezia (dal 2009) e Islanda e Portogallo (dal 2010).

Al di là dell’oceano, il sistema federale statunitenze consente ad ogni singolo stato la facoltà o meno di adottare leggi sui diritti degli omosessuali. Sui 50 Stati che compongono gli U.S.A., solo quattro riconoscono legalmente il matrimonio omosessuale: il primo fu il Massachusetts nel 2004, l’anno dopo toccò al Connecticut, poi il Main nel 2009 e da febbraio di quest’anno anche lo Stato di Washington riconosce alle coppie gay il diritto di sposarsi.

L’Argentina è stato il primo stato dell’America Latina ad aver legalizzato nel 2002 le unioni civili e dal 2010 riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso, consentendole anche l’accesso all’adozione. In Colombia, Brasile, Ecuador, Uruguay e Messico è riconosciuta solo l’unione civile.

Drammatica invece è la vita dei gay nel continente africano (ad eccezione del Sud Africa, che nel 2006 ha approvato la legge sul matrimonio omosessuale) ed in Asia, che vietano per legge questi tipi di unione, con pene che vanno dall’ergastolo alla pena di morte.   

Numerose proposte di legge sono state presentata al  Parlamento italiano, per annullare questo gap di civiltà che il nostro paese ha nei confronti degli altri paesi europei e mondiali, in tema dei diritti degli omosessuali. Ma dopo i risultati dell’Istat e del numero degli omosessuali dichiarati (sono circa 1 milione), lo Stato italiano deve attivarsi, per far si che, tutti i suoi cittadini abbiano gli stessi diritti, senza discriminazioni di sesso, razza o religione.

Maria Chiara Coco

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