29 Maggio 1997: a quindici anni dalla sua morte, piace ricordare quel tragico giorno di un tardo pomeriggio a Memphis guardandolo mentre si immergeva nelle acque del Mississipi intonando le note di “Whole lotta love” dei Led Zeppelin. Incidente o fato, non c’è ormai più nessun mistero circa la sua prematura scomparsa. Ne alcol, ne droga, ne suicidio per Jeff Buckley, legato tuttavia in un intreccio diabolico al destino del padre Tim; nessuna causa di morte stereotipata che, nell’immaginario collettivo, potesse immortalarlo come “mito”. Per quello bastava già la sua voce, la sua musica.
Jeff Buckley si trovava a Memphis ormai da qualche mese, ed era impegnato con le sessioni di registrazione di “My Sweetheart The Drunk” presso gli studi Easley McCain Recording. Al momento del tragico incidente che ne causò la morte, Jeff aveva appuntamento con la band in arrivo da New York: il lavoro rimase quindi inconcluso e fu pubblicato postumo dalla Columbia Records nel Maggio del 1998 come album doppio dal titolo “Sketches for My Sweetheart The Drunk” grazie alla madre di Jeff, Mary Guibert. Un disco quindi rimasto allo stato di un progetto musicale ancora grezzo e incompleto e allo stesso tempo quanto di più vero e spontaneo ci abbia lasciato in eredità la sua anima fragile.
Un solo, straordinario disco, Grace, che nel 1994 incantò il mondo intero, insieme alla cover Halleluja di Leonard Cohen, resa da lui immortale, proiettarono Jeff Buckley nell’Olimpo dei rocker. La sua vita spezzata troppo presto per una fatalità lo consacrò così a icona degli anni ’90, secondo, forse, solo a Kurt Cobain.
Oggi, a distanza di quindici anni dall’incolmabile perdita, stanno per approdare sul grande schermo due attesissime biopic su Jeff Buckley. Nel primo film di prossima uscita, “Mistery White Boy”, dopo un’accurata selezione tra i contendenti (tra cui anche il somigliantissimo James Franco), suo alter ego cinematografico definitivo sarà il giovane attore Reeve Carney nel percorso del cantautore, dagli esordi come chitarrista alla fama; è il regista Jake Scott, veterano dei videoclip musicali, a prendere le redini del progetto, finanziato dalla madre di Jeff Buckley.
Il secondo sarà invece concentrato sul non facile rapporto con il padre, anch’egli musicista, Tim Buckley, che lo aveva abbandonato ancor prima della nascita per trasferirsi a New York in cerca di fortuna. La pellicola si intitola “Greetings from Tim Buckley” ed è diretta da Dan Algrand; il ruolo di Jeff è stato affidato stavolta a Penn Bagdley, attore piuttosto noto soprattutto tra i più giovani poiché da il volto a “Daniel Humphrey” nella serie “Gossip Girl”. La storia è incentrata sull’esibizione che Jeff tenne nel 1991 in onore del padre Tim, morto di overdose a soli 28 anni, che fu poi il concerto che lanciò definitivamente la carriera del giovane Buckley.
Eleonora Mirabile








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