Arriva il primo SI alla riforma del lavoro.


Sembreremo arrivati quasi alla fine del lungo calvario che in questi mesi ha interessato il mondo del lavoro.

Il Senato ha, infatti, approvato il testo con 231 sì, 33 no, 9 astenuti.

Il provvedimento passerà ora alla Camera dei Deputati.

Ricordiamo che, il ddl dovrebbe essere finalizzato a rendere più flessibile l’entrata e l’uscita dal mercato del lavoro e a creare un nuovo sistema di ammortizzatori sociali.
Molto soddisfatta, ovviamente, la Fornero, una delle più grandi fautrici della nuova riforma.

“Il provvedimento – ha dichiarato-  è un tassello importante di azione a più vasto raggio di riforma che deve interessare molti altri aspetti del vivere e dell’operare nel Paese nel mondo nel lavoro e nelle attività produttive in modo che sia possibile lavorare qui e attraente investire in questo Paese”. Con la riforma del mercato del lavoro l’articolo 18 diventa «europeo» e non «cancella le garanzie per i lavoratori», ha dichiarato la Fornero.

E rispondendo alle critiche mosse dal neo presidente di Confindustra, Giorgio Squinzi, ha avuto fermezza nel ribadire che: “Il mondo delle imprese esprime una sostanziale sfiducia nei confronti dei giudici del lavoro. Io invece penso che ci siano bravissimi giudici e altri magari meno bravi o più negligenti. Non si può pensare che il ministro dell’Economia sia contro le imprese. Tutto il governo sa bene quanto essenziale sia che le imprese considerino importante stare in questo Paese, investire e alzare la qualità delle strutture produttive. Sicuramente noi operiamo per questo. Se ciascuna parte considera solo il suo angolo di visuale, ha ragione nel dire che avrebbe potuto ottenere di più. Le imprese se consideravano come il massimo ottenibile l’abolizione dell’articolo 18 salvo che per atteggiamenti discriminatori, può non essere del tutto soddisfatta. Ma la riforma è fatta per far funzionare meglio il mercato del lavoro, che non è fatto solo di una parte e riguarda tutte le famiglie e tutte le imprese che spesso non hanno gli stessi interessi. Il governo si è proposto di trovare una sintesi equilibrata”.

Anche Mario Monti è visibilmente soddisfatto per l’approvazione:  «È una riforma di profonda struttura, che è stata accompagnata da dibattiti intensi in tutto il Paese e che ha ricevuto il parere favorevole di organismi internazionali imparziali come Ue, Ocse, Fmi”», ha dichiarato, per l’appunto, il presidente del Consiglio, che ha partecipato alla votazione, in quanto senatore a vita. «Io credo che il governo debba guardare soprattutto le valutazioni che arrivano dagli organismi imparziali – ha aggiunto – da ultimo ieri quello della Commissione europea, e anche l’Ocse e l’Fmi, che hanno sottolineato l’importanza di questa riforma, che va vista nel contesto delle diverse riforme, a cominciare da quella delle pensioni».

E a chi gli chiedeva se il provvedimento arriverà “blindato” anche alla Camera ha risposto: «A noi interessa il buon esito della riforma: faremo le valutazioni che saranno necessarie, siamo molto incoraggiati dal successo del Senato. Non è facile in un momento di crisi e in questa situazione economica e finanziaria dare fiducia, ma vogliamo che i giovani sentano che l’Italia è governata non per il plauso delle categorie ma per il loro bene».

Parole dure, come al solito, quelle della Camusso, che dall’assembea di Bankitalia,  a cui ha preso parte, ha rilasciato le sue dichiarazioni e lanciato le sue accuse alla votazione svoltasi in Senato. “La riforma – ha detto – è esattamente ciò che non serve al lavoro. La mobilitazione della Cgil continua. Sullo sciopero, invece vedremo. Decideremo quando e come continuare”.

Attendiamo, quindi, il voto della Camera per cercare di mettere un punto fermo e comprendere quali saranno i reali cambiamenti che verranno apportati.

Angela Scalisi

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