Al teatro Ambasciatori, per la stagione 2011/2012 del Teatro Stabile di Catania, è andata in scena la piéce che racconta la vita di una donna “leonessa”: Leonilde Iotti. Un’esistenza raccontata da un tratto di inchiostro verde, colore un tempo molto utilizzato e che oggi riesce meglio ad imprimere significati reconditi nelle menti degli spettatori. Seguendo questo filo verde ci si accorge di come le gesta di una persona o le piccole cose di una singola vita, eccezionale o meno che sia, possano restituire un’immagine completa di un periodo storico buio, in cui il fascismo e la milizia, di cui Leonilde faceva parte, plasmavano realtà e segretezza. La milizia in realtà non ha rappresentato la prima forma di contrasto al regime, questo ruolo è stato assegnato alle idee, anche quelle sussurrate, che smuovono le morali e rinvigoriscono gli ideali più giusti.
Sul palcoscenico, pochi giochi di luce intorno al monologo di Michela Cescon nel ruolo di Nilde Iotti, macchie colorate che, come nel caso del rosso tenue, ben rievocano momenti tragici e sanguinolenti. Decine di copricapo circondano l’attrice, a simboleggiare una moltitudine di persone entrate in contatto con l’indimenticata presidente della Camera dei deputati, la quale, a sua volta, viene stilizzata in una serie di file di sedie calate in fondo alla scena a forma d’arco.
Il racconto prosegue sempre più immergendosi nel fluido esistenziale composto dalla sua esperienza politica di piccola donna dalle umilissime origini e dalla sua appassionante e folgorante, per quanto improvvisa, storia d’amore col capo del Partito Comunista Italiano, Togliatti. Le scappatelle, le lettere scritte dai due amanti, sempre con quell’inchiostro verde, le invidie che tutto ciò suscitava, il sostegno all’emancipazione femminile: ella dimostrava sempre una forza inarrestabile ed una voglia inesauribile di riscatto. Le donne del tempo, con la Iotti in prima linea, desideravano sovvertire quella mentalità soffocante secondo la quale tutto era modellato sulle figure maschili, mentre, tutto ciò che riguardava la donna sembrava apparire come una semplice desinenza in “A” dello stesso mondo maschile. Tuttavia l’Italia non era forse stata liberata anche dalle donne? Non avevano lottato e sofferto anche loro per riappropriarsi del paese e per ricostruirlo?
Sono, poi, quei lampi di vita, che sembrano fuoriuscire direttamente dal cuore della bravissima Michela Cescon, a proseguire il racconto: momenti di vita negata vissuti clandestinamente nella sede del partito, la paura indotta dagli attentati a Togliatti, anche davanti Montecitorio, che però risvegliano il cordoglio del popolo italiano e, per tale motivo, rispecchiano la storia di una intera nazione. E su tutto, una figura incombe maestosa, potente quanto opprimente, quella di Stalin che dalla Russia voleva muovere le fila di un intero movimento europeo e dei suoi capi.
La morte di Togliatti a Yalta per ictus lascia un tremendo vuoto nella protagonista, colmato dalla sua forza vitale e da quell’enorme bagaglio di ricordi ed esperienze, sedimentati nella frase “le rinunce bruciano, lasciano il segno ma ti trasformano … bruciano meno se ti aiutano ad ottenere per gli altri ciò a cui tu hai rinunciato”.
Paolo Licciardello
Leonilde
Storia eccezionale di una donna normale
Di Sergio Claudio Perroni
con Michela Cescon
Regia – Roberto Andò
Scene e costumi – Giovanni Carluccio
Musiche – Marco Betta
Luci – Franco Buzzanca







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