Vincitori del 65^ Festival di Cannes.


Da pochi giorni si è conclusa la 65° edizione del Festival di Cannes che quest’anno ha celebrato i 50 anni dalla morte di Marilyn Monroe con il proprio poster ufficiale che ritrae la diva mentre spegne una candelina.

La giuria, presieduta da Nanni Moretti e formata dall’attrice israeliana Hiam Abbass, dall’attrice francese Emmanuelle Devos, dall’attrice tedesca Diane Kruger, dall’attore scozzese Ewan McGregor, dalla regista britannica Andrea Arnold, dal regista americano Alexander Payne, dal regista haitiano Raoul Peck e dallo stilista Jean-Paul Gaultier, ha riservato non poche sorprese.

La Palma d’Oro, per il miglior film, è stata vinta da “Amour” di Michael Haneke: un commovente dramma considerato come l’ultimo melò possibile, la fine di tutte le storie d’amore che non finiscono, la verità aggirata da film come “Le pagine della nostra vita”. Al centro una struggente storia d’amore tra due anziani colti ed intellettuali alle prese con una crudele malattia, dove assistiamo al dolore condiviso ma anche al rispetto reciproco; un film colmo di tenerezza senza essere mai patetico, tristissimo e perfetto, di quella tristezza e di quella perfezione che non si può fingere non riguardino o non coinvolgano lo spettatore in prima persona.

Il Grand Prix (Gran Premio Giuria) è stato assegnato all’unico “pezzo” d’Italia in concorso sulla croisette, “Reality” di Matteo Garrone, autore di “Gomorra”, già premiato proprio per quest’opera nel 2008 alla stessa kermesse, colpendo questa volta i giurati per l’ironia intelligente che ha fatto passare dal suo film. Ovviamente alla premiazione non è stato presente l’attore protagonista Aniello Arena, in carcere da vent’anni. Film che vede un neo-realismo aggiornato ai tempi dei Reality in cui la decadenza si misura con la qualità dei sogni, quelli di oggi che sono di terza e quarta mano. Sogni, come direbbe Pasolini, omologati che ambiscono alla partecipazioni appunto a reality come il Grande Fratello e che diventano essi stessi trappola, rendendo il protagonista prigioniero di questi schemi illusori che scivolano nell’ossessione e nella follia.

I grandi sconfitti di questo Festival possono dirsi gli americani, da Nicole Kidman a Brad Pitt, mentre tra le altre premiazioni ricordiamo il Premio della Giuria andato a “The Angel’s Share” di Ken Loach, Miglior regia perPost Tenebras Lux di Carlos Reygadas, Miglior attore per Mads Mikkelsen in “The Hunt” di Thomas Vinterberg, Migliore attrice in ex aequo per Cosmina Stratan e Cristina Flutur in “Beyond the Hills” di Cristian Mungiu, Miglior sceneggiatura per “Beyond the Hills” di Cristian Mungiu.

Eleonora Mirabile

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