Questo è più il racconto di uno o, forse, di migliaia di fan che un semplice pezzo giornalistico su un evento grandioso. Come nella migliore delle storie si va in aeroporto con un fortissimo raffreddore e la temperatura corporea cementata sul 37, “fai come vuoi febbre dei miei stivali, io devo arrivare a Firenze costi quel che costi, Bruce mi aspetta”. Così trascorro i miei primi due giorni di vacanze fiorentine, accompagnato dalla mia splendida compagna di viaggi, avventure e sopratutto concerti, facendo amicizia coi farmacisti ed estasiandomi davanti alle bellezze della città. Il confortevole B&B in cui alloggio si trova in Piazza della Repubblica, la vista mozza il fiato, il campanile di Giotto e la cupola di Brunelleschi si stagliano nel cielo ma solo sabato ci accorgiamo che proprio di fronte alla nostra finestra si trova l’hotel Savoy, uno dei più prestigiosi della città, nel quale alloggiano il nostro rocker e la sua amatissima moglie, Patti Scialfa. I due si sono concessi, nei giorni precedenti, una romantica e segretissima vacanza per festeggiare i 21 anni di matrimonio.
Decine di appassionati si accalcano davanti al concierge per rubare qualche preziosa notizia; ad esempio, in un attimo, si diffonde la news secondo la quale Springsteen starebbe in compagnia del naturalizzato toscano Sting, musica per le orecchie di tutti!
Domenica pomeriggio arriva in un lampo, lo stadio Franchi apre presto i suoi cancelli e ci accomodiamo in curva Fiesole alle 16:30 circa, qualcuno era li da molto più tempo … Le nuvole donano un po’ di ristoro dal sole dei giorni precedenti ma divengono sempre più minacciose, l’amplificazione dal centro del manto erboso proietta ugualmente, in barba al mal tempo, una aggressiva ombra fino alle tribune. I nostri cuori, in tal modo, iniziano a vibrare perchè sanno ciò che li aspetta. Permettetemi, dunque, di parlare al plurale anche per i miei vicini di stadio e non consideratela megalomania. Il mormorio è interrotto solamente dalla prima rete degli azzurri contro la nazionale spagnola agli europei di calcio, un boato improvviso da migliaia di uomini e donne che nascondevano le cuffie dentro i padiglioni auricolari! Siamo pur sempre italiani e tifosi! Si accomodano pian piano sugli spalti figure avvolte in bandiere a stelle e strisce che sembrano amalgamare il calore che ha ormai formato un bozzolo invisibile intorno al palco.
Anche queste ultime ore sono scivolate via, volano in aria anche i teli sugli strumenti ed in fila, come dei giovinetti, entra la E Street Band. Lui, il Boss, non si fa attendere, entra imbracciando la sua Tele in abiti scuri e gilet creando il pandemonio, tutti saltano un attimo prima che la sua voce scandisca “one … Two … Three” per l’apertura con Badlands. Sono le 20:30 ed il cielo inizia a cadere giù sotto forma di fresche gocce d’acqua fiorentina. Il suo rock impulsivo, duro alla sua maniera, con in suoi colpi di penna sulle corde c’è tutto. Le casse a volte gracchiano o stridono, ma che importa? L’acqua mista al suono di Stratocaster e Jagmaster crea questi colpi di lama musicali che si infilano dritti nello stomaco. La Band è al completo, manca solo il povero ed indimenticabile Clemons sostituito davvero egregiamente al sassofono dal nipote Jack. Seguono No surrender e We take care of our on e tutti i pezzi dell’ultimo album di Springsteen e compagni. Durante la Wreaking ball un bambino in fondo alla Pit prende a calci una bottiglia gioca senza pensieri e viene naturale immortalarlo con foto e videocamera mentre tutto lo stadio trema dalle fondamenta e sobbalza col pubblico. Il sound è quello originale della leggenda del Boss, quello formatosi con gli innumerevoli concerti dagli anni 70 ad oggi, chiaro è, come sempre, lo stile rock festoso, a volte un po’ country, le lunghe atmosfere soul, le ballate più romantiche ed intime come The river e The rising. Con dei veri e propri colpi di frusta i fan si scrollano di dosso la pioggia che nel frattempo è caduta incessante e fastidiosa. Molti vorrebbero gettare in aria quel maledetto ombrello che li protegge; Honky tonk woman (dei Rolling Stones) legata alla pietra miliare Darlington county, oppure Burning love (di Elvis) hanno il compito di infiammare, proprio come la fedele Fender del cantante statunitense. Tutti cantano in coro durante Waiting on a sunny day e Backstreet.
L’indescrivibile carica unisce ancora una volta la folla in delirio quando al Franchi si accendono i fari dell’illuminazione per permettere a tanti di ripararsi dal diluvio che viene giù, sotto gli spalti, proprio mentre i classici scorrono sul palco: Born in the USA, Born to run, Hungry Heart, Dancing in the dark, Tenth avenue freeze-out e via di questo passo rock. Una serata che i più grandi non dimenticheranno, che i giovani assaporeranno anche durante le notti insonni e piene di brio e che i tanti bambini portati al concerto dai genitori, come ad una festa (a ciò è adibito uno stadio), sapendo di regalare ai propri figli qualcosa di storico, ricorderanno anche quando saranno “grandi”, diviene perfetta quando un ultimo dono viene dedicato dalla E Street Band, la ballata dei Creedence Clearwater Revival: Who’ll stop the rain. In un contesto del genere ogni singola goccia di pioggia sarà ricordata, gli abiti zuppi saranno conservati come cimeli e l’unico capace di “fermare” la pioggia è lo strepitoso Bruce Springsteen.
Quasi quattro ore per una scaletta come questa:
Badlands
No Surrender
We Take Care Of Our Own
Wrecking Ball
Death To My Hometown
My City Of Ruins
Spirit In The Night
Be True
Jack Of All Trades
Trapped
Prove It All Night
Honky Tonk Woman / Darlington County
Burning Love
Working On The Highway
Shackled And Drawn
Waiting On A Sunny Day
Apollo Medley
The River
The Rising
Backstreets
Land Of Hope & Dreams
Rocky Ground
Born In The U.S.A.
Born To Run
Hungry Heart
Seven Nights To Rock
Dancing In The Dark
Tenth Avenue Freeze-Out
Twist & Shout
Who’ll Stop The Rain
Paolo Licciardello








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