Non si possono fare confronti fra le grandi città. Non si possono enumerare le bellezze delle città d’arte si rischierebbe sempre di tralasciare qualcosa e sembrare superficiali. Non si può pensare all’Italia senza considerare la magnificenza di Firenze.
Il Medioevo ha sancito la sua grandezza culturale, economica, finanziaria ed economica. Il Rinascimento ha visto i suoi primi lustri nella città in questione, che oggi è patrimonio UNESCO, culla di arte e architettura, di letteratura e moda.
Numerosi i monumenti e i musei la rendono uno dei fiori all’occhiello del nostro Bel Paese: il Duomo, Santa Croce, gli Uffizi, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, Palazzo Pitti e tanti altri.
Oggi vogliamo porre la nostra attenzione forse su uno dei musei più conosciuti a livello internazionale: la Galleria degli Uffizi.
La Galleria degli Uffizi nacque nel 1581 per volontà del Granduca Francesco I de’ Medici, figlio di Cosimo I, su disegno di Giorgio Vasari, uno dei massimi esponenti dell’arte Cinquecentesca e del quale questo progetto fu il maggiore capolavoro. Questo luogo come è facile intuire dalla parola, era nato per accogliere le magistrature, in un unico ambiente, vicino a Palazzo della Signoria, che potesse abbracciare il cuore di Firenze fino al fiume Arno. Architettonicamente il palazzo ha una forma ad U, e rimane il maggiore esempio fra più splendidi dell’architettura rinascimentale. Nonostante numerose difficoltà, fu costruito in pochissimo tempo. I lavori iniziarono nel 1560 e furono finiti cinque anni dopo, in occasione delle nozze tra Francesco I e Giovanna d’Austria. Per celebrare il matrimonio, come fregio del momento, fu costruito l’ancor oggi famoso Corridoio Vasariano, che univa gli Uffizi con Palazzo Pitti, che al tempo era la dimora della famiglia Medici. La Galleria però fu subito “utilizzata” in maniera differente rispetto al motivo per cui aveva visto luce, infatti già dal 1581 è testimoniato l’utilizzo di questi ambienti per dare spazio ad una mostra di opere d’arte. Il fascino esercitato da questo complesso architettonico è rimasto immutato per secoli, riuscendo a far ricordare “da sempre e per sempre” la straordinaria ricchezza che la Galleria ebbe fin dalle sue origini: lo stendardo del godimento dell’arte, che nella città di Firenze in maniera bivalente era sempre stato di dominio pubblico e di dimensione privata.
A Firenze già otto secoli fa avevano capito che la cultura è una risorsa e non un peso, perché oggi non riusciamo a renderci conto dell’imminente rischio implosione a cui siamo soggetti?
Tralasciando i numerosi quesiti etici personali, che con il passare dei giorni diventano sempre più numerosi, il pathos quasi oggettivo di entrare agli Uffizi toglie di mezzo qualsiasi perplessità storico culturale odierna.
Controlli di routine e finalmente si entra.
I lunghi corridoi, i ritratti, i soffitti: descrivere la beltà dell’arte presente agli Uffizi è impresa ardua.
Filippo Lippi, Luca della Robbia, Tintoretto, Pollaiolo, Leonardo Da Vinci, Tiziano, Michelangelo, Botticelli, Vasari, Brunelleschi e Ghiberti: come si può rimanere indifferenti al patrimonio storico, culturale, artistico italiano?
L’arte bellezza patrimonio dell’umanità’ con la quale l’uomo riesce ad elevare la propria anima.
Quando si riesce ad essere vicini a tele importanti come il ritratto dei coniugi Federico da Montefeltro e Isabella Sforza, Duchi di Firenze, da sempre studiati sui libri, l’ammirazione e lo stupore sono quasi indescrivibili. Si rimane immobili, cercando di poter definire nella memoria quel momento in maniera nitida, cercando di accogliere in sé i particolari meravigliosi disegnati da un genio e farli diventare un patrimonio individuale eterno. Piero della Francesca, autore del ritratto, con il suo stile razionale, riesce a rappresentare il prototipo del perfetto uomo rinascimentale, consapevole dell’importanza e della centralità del suo ruolo all’interno del panorama cittadino. Molti vedono nel profilo dei protagonisti metafore romantiche o metafore tecnico pittorico, ma la motivazione quasi obbligatoria è molto più semplice: il duca era sfigurato all’occhio destro, menomazione dovuta ad un incidente durante una “giostra”.
Il dittico è dipinto anche sul retro. Federico da Montefeltro e la consorte sono raffigurati su due carri antichi in compagnia delle Virtù: il Duca è seduto con l’armatura da duce ritratto mentre viene incoronato dalla Vittoria mentre lei siede su un carro trainato da due unicorni, simboli di castità, per sottolineare il suo animo pio e gentile. L’arte di Piero della Francesca raggiunge in questo modo l’obiettivo di fermare il tempo e di rendere immortali i due Duchi e le loro personalità.
La Galleria degli Uffizi è un ambiente senza tempo. Camminare per i lunghi corridoi da l’impressione al visitatore di poter vedere da un momento all’altro uscire da una delle sale un grande autore o un grande magnate dell’arte. Comunicare la cultura e creare una sorta di compagine all’educazione museale è uno dei valori che nel suo piccolo questa recensione si vuole proporre: stimolare la curiosità per la conoscenza, sottolineare l’importanza dell’osservazione dell’opera d’arte potenziando la curiosità e l’interesse per la scoperta storico e artistica anche per chi come me non è uno storico dell’arte. Il nostro patrimonio culturale coinvolge emotivamente. L’aspetto cognitivo riesce a intrecciare i fenomeni affettivi ed emotivi con l’immaginazione, dando la possibilità di creare nuove forme di apprendimento: guardare un’opera d’arte come “La nascita di Venere” di Sandro Botticelli è un’esperienza quasi metafisica. L’invito è quello di visionarle direttamente, limitarsi ad usare un libro come mediatore non riesce talvolta a rievocare giustamente ed esaustivamente l’artisticità anche dei dettagli e l’emozione di averli ad un palmo dal naso.
La Venere del Botticelli è una delle opere più celebrate di tutti i tempi, piena di significati e nata in una panorama culturale e artistico florido che ad oggi è il sinonimo per antonomasia di armonia e bellezza. Realizzata nel 1484 circa per Lorenzo il Popolano dei Medici, commissionato insieme alla Primavera dovevano servire per adornare una delle sue camere di palazzo. Il nome del dipinto è successivo e attribuito al Vasari. Il momento della raffigurazione per la precisione è quello che viene dopo la nascita della Venere, cioè l’approdo all’isola di Cipro. Si pensa che l’Inno di Omero, sia stata la matrice primaria dell’ispirazione del Botticelli, insieme alla Metamorfosi di Ovidio.
“[…] l’ambiente neoplatonico in cui il poeta visse e si educò seppe dare quel soffio di idealità e di adorazione dell’arte che costituisce, senza alcun dubbio, uno dei miti più vitali della poesia quattrocentesca e rinascimentale. Non a caso vi si ispirerà (Stanze, I, 99 sgg.)Botticelli per quella sua Nascita di Venere che si trova oggi agli Uffizi.” (Ugo Dotti, La letteratura italiana, Laterza, Bari 1993)
Firenze e la sua fase decisiva del passaggio dall’età di preparazione (il Quattrocento) all’età dei risultati definitivi (il Cinquecento): momento in cui la città ha saputo in un modo mirabile riunire l’elevatezza degli spiriti, stimolati dall’umanesimo, e l’ardore degli artisti: è l’epoca di Lorenzo, il «secol d’oro» di cui già e cominciata la leggenda.
Vivere la leggenda ancor oggi si può.
Alessia Aleo.








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