Giornata Mondiale contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile


Ogni anno, il 12 Giugno si celebra in tutto il mondo la “Giornata Mondiale contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile”, istituita dieci anni fa dall’ILO (Organizzazione Internazionale del lavoro) e sostenuta fortemente dall’Unicef, da Save the children e da tutte quelle associazioni che si battone per i diritti dei minori.

Nel mondo sono 215 milioni i bambini e le bambine che vengono privati dalla loro infanzia e costretti a lavorare in condizioni che spesso mettono a rischio le loro piccole vite.

Questa orribile piaga che affligge il nostro mondo, priva i minori di una adeguata istruzione, del diritto alla salute, del tempo libero e delle libertà fondamentali.  

Il fenomeno del lavoro minorile è concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta. In Thailandia, capitale del turismo sessuale, giovanissime prostitute aiutano le loro famiglie con i soldi elargiti dai turisti di tutto il mondo. In India, bambini mutilati spesso dai loro stessi genitori, zoppicano e strisciano per le strade, costretti a mendicare per non morire di fame.

Ma anche l’occidente industrializzato non è immune a tale fenomeno. In Italia si stimano 500 mila ragazzi al di sotto dei 15 anni che sono impiegati principalmente nella ristorazione (pizzaiolo, barista, cameriera), edilizia (muratore), artigianato, ma anche attività illegali e di sfruttamento (borseggio, combattimenti clandestini), mendicità e prostituzione.

Caso molto controverso è quello della Bolivia, dove i minorenni lavoratori che sono circa un milione, hanno deciso di creare un loro sindacato, reclamando un adeguamento degli stipendi al minimo salariale, la possibilità di aprirsi un conto in banca la loro inclusione nelle norme per la sicurezza e la salubrità del posto di lavoro; il sindacato ha inoltre deciso di lottare per un ambiente di lavoro più sicuro e per il diritto alle cure mediche.

Infine vorrei ricordare Iqbal Masiq, venduto dal padre all’età di 5 anni al direttore di una fabbrica di tappeti, per soli 12 dollari, costretto a lavorare ingiustamente come uno schiavo, incatenato a un telaio, per circa quattordici ore al giorno, riuscì a ribellarsi e a diventare un sindacalista, tenendo conferenze internazionali al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sui diritti negati ai bambini nel suo paese, e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia. Ma fu ucciso dalla mafia pakistana all’età di solo 12 anni.

Maria Chiara Coco

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