Era il 13 giugno 1962, quando nelle sale cinematografiche americane uscì tra mille polemiche, censure e divieti (è stato vietato ai minori di 18 anni) il film Lolita del regista Stanley Kubrick tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore russo Vladimir Nabokov.
Un film definito scandaloso già dalla sua locandina: con la protagonista, la dodicenne Sue Lyon in primo piano, occhiali rossi a forma di cuore e lecca lecca in bocca. Ma Kubrick è riuscito con molta sensibilità a trattare un tema molto forte – in una società ingabbiata da tanti tabù – come quello della pedofilia, senza volgarità, ma con una legittima ossessione a sfondo erotico.
Da all’ora il panorama cinematografico è stato costellato da tante Lolite. Nel 1970 esce nelle sale La moglie più bella, girato in Sicilia e diretto da Damiano Damiani, che segna l’esordio assoluto nel cinema italiano di Ornella Muti, a soli 14 anni; nel 1976 tocca al regista Martin Scorsese con Taxi Driver, dove la tredicenne Jodie Foster interpreta Iris una baby-prostituta; il regista francese Louis Malle nel 1978 diresse la dodicenne Brooke Shields in Pretty Baby, film che trattava della prostituzione infantile ed infine Leon di Luc Besson, dove esordì la tredicenne Natalie Portman, che si innamora del killer italoamericano interpretato da Jean Reno.
Lolita dopo 50 anni non ha perso il suo fascino ipnotico, un capolavoro dall’eterna giovinezza, che non turba più le menti degli spettatori, in quanto il mondo ha già da tempo perso il comune senso del pudore.
Maria Chiara Coco







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