Il ddl sulle intercettazioni: il grande insuccesso di tutte le legislature.


Nuovo tentativo del Pdl di far varare la legge sulle intercettazioni, pomo della discordia nella vecchia e, anche, nella nuova legislatura. I contrasti all’interno della maggioranza si appalesano immediatamente.

Casini si scaglia contro le intercettazioni a Nicola Mancino che lambiscono il Quirinale.

«Lacrime di coccodrillo», risponde Alfano, ricordando con molto rammarico, come lo stesso Casini fu colui che non sostenne il vecchio ddl sulle intercettazioni, disegnato proprio da Alfano, perché avrebbe colpito sia la possibilità di fare indagini che il lavoro della stampa. Alfano non si lascia ovviamente intimorire e invia un monito a Casini: «C’è un modo per rimediare: presenti un disegno di legge sulle intercettazioni».

Il leader centrista replica freddamente che le leggi fatte da Berlusconi sulla giustizia “erano finalizzate solo ai suoi processi”. 

In compenso si trova d’accordo con Alfano, Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, che vede in atto in questi giorni “un’indecente operazione di intossicazione e di depistaggio”. Sarà proprio Cicchitto, già in settimana, a chiedere che l’aula affronti subito il nodo delle intercettazioni andando al voto.

La Severino, non se ne sta in disparte, predisponendo un monitoraggio sui processi più famosi in corso per capire in quale momento sono state diffuse le telefonate registrate e se questo è in regola con l’attuale legge oppure se la viola e che spazi di manovra si aprono per quella futura.

In seconda battuta la Severino non dimentica il vecchio ddl Alfano, chiedendo che sia verificato quanto di quel testo potrebbe essere effettivamente ancora salvato dopo il doppio voto di Camera (11 giugno 2009) e Senato (10 giugno 2010).

Il “vecchio” ddl sulle intercettazioni, dobbiamo ricordarlo, prevede il divieto di pubblicare gli atti di un’indagine fino all’udienza preliminare. Il giornalista che non dovesse rispettare la norma rischia l’arresto fino a trenta giorni o, addirittura, tre anni nel caso in cui vengano pubblicati stralci di intercettazioni destinati a essere distrutti.

Gira anche la voce, però, che la Severino stia pensando a un testo ex novo, un “ddl Severino”, che peschi solo il buono del vecchio testo.

Qualunque siano le idee del nuovo guardasigilli, molti si sono già schierati contro qualsiasi progetto che voglia imbavagliare la stampa dandole la possibilità di pubblicare gli ascolti solo “a fine inchiesta- queste le parole di Di Pietro- quando magari la gente condannata è stata pure candidata”. 

Il peso delle divisioni emerge di nuovo con nettezza, dando la sensazione che non si possa legiferare: su ogni legge si aprono scontri epici che riescono a bloccare gli ingranaggi, già vecchi e consumati, della macchina giustizia.

Angela Scalisi.

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑