La fotografia per sua natura potrebbe definirsi come una trasposizione tautologica, in cui il referente veste contemporaneamente la bivalenza dell’esserci, dell’essere catturato nell’atto iconico dello scatto e dell’essere input nell’atto della ricezione contemplativa. Ogni fotografia è un certificato di presenza, è una ricerca ontologica indipendente. Il 16 Giugno presso la Galleria d’Arte Moderna “Mammut” a Catania è stata inaugurata la mostra fotografica personale di Stefania Di Filippo “Strade, visioni sulle orme del contemporaneo” che riesce con i suoi scatti a rendere l’osservatore protagonista di grandi quesiti ontologicamente introspettivi.
Le fotografie in bianco e nero dell’autrice, temperate da abitudini estetiche ed empiriche, riescono a riportare alla coscienza dell’osservatore la consapevolezza stessa del tempo, dell’io e dell’altro diverso da sé, attraverso un moto revulsivo che indaga i lati più intimi e profondi della coscienza umana, creando una sorta di visibilio fotografico. L’artista con i suoi scatti riesce in maniera eccelsa e forse inusuale a cogliere il realismo e il dinamismo metropolitano come metafora, specchio, della vita umana.
La mostra organizzata in collaborazione con l’Associazione “Ideattiva” è dedicata alla “strada” come luogo di incontri, di passaggi, di pause, di peregrinazione. La strada crogiuolo delle sfumature emozionali dell’essere: la solitudine, l’amore, la rabbia, la felicità, la tristezza, la speranza, la nostalgia.
Gli scatti influenzati dalla profonda conoscenza di autori come Henri Cartier Bresson «il padre del fotogiornalismo» e Robert Doisneau, vincitore del «Kodak Prize» giocano sulla messa a fuoco dei non spazi creando un analitico senso di vitalismo e movimento.
Stefania Di Filippo con la sua ricerca continua e costante riesce con oculatezza mirabilia fotografica a cogliere il dettaglio ermetico offerto dalla vasto proscenio umano nelle grandi metropoli da poter offrire allo spettatore. L’autrice dichiara infatti : “Le mie strade sono dei ‘ritratti’ urbani. Non mi interessa il luogo in sé, lo spazio fisico, la cartolina, ma la misura in cui questo spazio, la strada, assume significato grazie all’uomo che, attraversandolo in quell’istante, lo rende vivo, gli conferisce identità, umanità. La realtà urbana mi affascina in quanto rappresenta per me un serbatoio potenzialmente infinito di umanità. Queste ‘visioni’ di cui seguo le orme, sono le testimonianze del passaggio dell’uomo, di uno scorrere di energia, di quel hic et nunc che è entrato in relazione con lo spazio e lo ha ‘modificato’ con la sua presenza, seppure per un breve istante. La mia ricerca artistica parte da una prospettiva opposta al concetto del non luogo: tento di dimostrare che l’uomo modifica il luogo rendendolo identitario se lo attraversa. Tento di catturare delle istantanee nelle quali si possa intuire questa relazione ed è in quell’istante che si instaura un dialogo silenzioso tra il luogo e l’uomo. Il mio tentativo è cercare di decifrare tale relazione tra l’uomo e la metropoli e restituirla attraverso i miei scatti”.
Penetrare, interpretare e vivere l’identità della fotografia è possibile e riuscire a cogliere la bellezza etica e morale di uno scatto è la soddisfazione più grande del visitatore della mostra “Strade, visioni sulle orme del contemporaneo”.
Alessia Aleo








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