Cruciani: moda senza fine.


Tre milioni di braccialetti e cinquecento mila farfalle vendute in meno di un mese dimostrano che l’accessorio Cruciani è diventato la vera e propria tendenza di quest’estate. A lanciare questa moda Belen Rodriguez nel talentshow Amici, sfoggiando farfalline colorate intorno ai polsi.

Cruciani nel giro di un anno ne ha venduti oltre un milione dalle forme più svariate.

Il quadrifoglio, da sempre simbolo di fortuna e gioia inattesa per chi lo trova (considerata la rarità) viene riprodotto su un braccialetto lavorato in cotone macramè in ben trenta varianti i colore e su ogni bracciale si alternano sette quadrifogli rappresentanti le sette meraviglie del mondo. La confezione, curata nei minimi particolari recita una frase di buon auspicio riprodotta in ben nove lingue “un desiderio per ogni quadrifoglio, un quadrifoglio per ogni desiderio”.

L’ispirazione per la creazione dei bracciali cruciani, venne quasi per gioco a Luca Caprai, fondatore del marchio Cruciani, che ha voluto lanciare alla fine della scorsa estate, una linea di bracciali creati dalla Arnaldo Caprai Gruppo Tessile (azienda guidata dal padre Arnaldo Caprai dal 1955), ed e di questi ultimi giorni, la notizia, non ancora però confermata, della proposta fatta da un grande gruppo cinese della moda all’ imprenditore umbro, di ben 68 milioni di dollari (circa 51,3 milioni di euro) per comprare “Cruciani C”, la business unit creata da Caprai per ideare, produrre e distribuire i braccialetti.

L’ultimo nato è il bracciale Marte Rosso, dedicato allo scrittore Ray Bradbury, e presentato di recente a Pitti Uomo. Intanto si fanno avanti tanti specialisti che amano l’arte del macramé. Un’arte che viene da lontano. Tanto che sembra che già i Sumeri, nel 3000 a.C. usassero questa tecnica per fermare la parte terminale dei tessuti. Secoli dopo il macramé si sviluppò attorno al XVI-XVII secolo nei conventi e nei monasteri di tutta Italia, ma furono le donne liguri ad appropriarsene trasformandolo in ornamento per asciugamani (non a caso in genovese antico l’asciugamano si chiama macramé), lenzuola, tovaglie, corredi da sposa e arredi ecclesiastici. Con l’emigrazione questa tecnica fu portata un po’ ovunque arrivarono i liguri, in particolar modo nei paesi dell’America Meridionale. Di mano in mano, di madre in figlia, la tecnica si é arricchita secondo la capacità e la fantasia delle sue creatrici, rimanendo comunque sempre fedele ai motivi di base. Il macramé un’arte per cui non servono aghi, né ferri o uncinetti: bastano le mani e, per questo motivo, in molti ospedali americani ricorrono a questa tecnica per facilitare la riabilitazione di polsi, braccia e mani che hanno subito traumi. Arte nobile, intreccio leggero.

Giuliana Ventura

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