Ifigenia e la sua notte al teatro greco-romano di Catania (impressioni di uno spettatore)


Se il sorgere della luna ed il suo riflettersi, poco alla volta, sullo splendido specchio d’acqua che ormai da tempo riempie lo spazio davanti le scene del teatro greco-romano della città di Catania, scandisce il tempo di una rappresentazione, la serata non può che prospettarsi ottima. Il fruscio dei microfoni ed il fastidioso rumore di autobus (purtroppo solitamente rari per le strade di Catania) o di moto rombanti rovina, spesso, l’ascolto dei dialoghi. È l’acustica di un simile teatro, giunto a noi dall’antichità, che permette, infine, di godere dello spettacolo. Il pubblico riconosce nella scenografia di Alvis-Kirimoto parti di vascelli in rovina, e gli accampamenti, ormai diroccati, dell’esercito greco di Agamennone, una donna in una gabbia tronco conica riversa si agita per rappresentare il vento in tempesta; in realtà è lei, la tempesta, che tiene imprigionati re e semplici soldati nella bellissima Aulide. Gli abiti di scena ricordano, in alcuni casi , quelli della marina, ammiragli e capitani di corvetta bloccati sulla riva ed impazziti per l’attesa.

Sopportiamo i magri cuscini per quel mitico piacere di osservare un’opera teatrale, una tragedia, come erano capaci di fare coloro i quali abitavano la nostra terra qualche millennio indietro nel tempo. Riuscito l’intento di rendere attuale, o senza tempo, la sventurata vicenda di Ifigenia ed alcuni tra dei più grandi mitici personaggi greci quali Achille, Clitennestra, Agamennone, Patroclo, Calcante ecc … Si attirano i giovani proponendo una sceneggiatura quasi filmica. La recitazione subisce, certamente, dei cambiamenti, a mio parere, un po’ troppo moderni divenendo, non di rado, privo di “corpo drammatico”. La volontà, forse, è stata anche quella di trasformare degli archetipi in non banali stereotipi moderni.

Cardine di tutta la vicenda è l’immolazione umana: “olocausto  eletto”, voluto dalla dea Artemide affinchè l’esercito potesse ripartire per Troia. Le visioni di Ifigenia rimandano a realtà magiche e premonitrici. Solo in conclusione la storia, in tutta la sua drammaticità, si ricongiunge alla tradizione delle tragedie elleniche; l’orrore, finalmente, risveglia la paura nella giovane Ifigenia la quale, pur essendo avvolta dall’amore protettivo che Achille vorrebbe lei accettasse, soccombe alle visioni mistiche che la accompagnano all’altare del sacrificio.

Ifigenia in Aulide

dramma in tre atti di Mircea Eliade

traduzione di Horia Corneliu Cicortas

regia Giampiero Borgia

scene Alvisi-Kirimoto

costumi Dora Argento

musiche originali Papaceccio Mmc & Francesco Cespo Santalucia

luci Franco Buzzanca

Personacci ed interpreti

Agamennone: Franco Branciaroli

Ifigenia: Lucia Lavia

Achille: David Coco

Clitennestra: Loredana Solfizi

Ulisse: Christian Di Domenico

Calcante: Salvo Disca

Menelao: Giovanni Guardiano

Chrysis: Elisabetta Mossa

Kilix: Daniele Nuccetelli

La Tempesta: Ramona Polizzi

Patroclo: Nicola Vero

Vergini: Marina La Placa, Lucia Portale, Giorgia Sunseri

Paolo Licciardello

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