
Citando il londinese Ruskin la fotografia “è una traccia, immobilizza un istante e lo fa durare”: proprio questa fu la caratteristica innovativa di tale invenzione, all’epoca rivoluzionaria, che, secondo lo scrittore, contemplata dal punto in cui ci si trovava consentiva a chiunque di andare e tornare dall’ieri all’oggi portando con se non solo il ricordo dell’immagine rappresentata ma anche gli accostamenti di pensiero relativi a quel luogo, quell’oggetto o soggetto rappresentato, insieme alle relative emozioni che riusciva a scatenare. Un raffinato esercizio mentale ed emozionale che si prestava alla fotografia a cui non si era abituati nell’800, considerata tuttavia “viva perché un essere vivente la guardava e coniugava nel suo presente diverse circostanze temporali”.
Oggi il tema ritorna, come ritorna questo continuo e nostalgico ritorno al passato nella moda o nella musica, anche nella fotografia. E mentre Londra si trova sotto i riflettori di ogni rete, puntata dagli occhi di tutto il mondo per le Olimpiadi, la Tate Gallery ha deciso di mostrare la capitale britannica attraverso le lenti dei grandi della fotografia.
“Another London: International Photographers Capture City Life 1930-1980” è il titolo della retrospettiva dell’anno (27 luglio-16 settembre) che riunisce per la prima volta 180 grandi classici del XX secolo. Assistiamo ad un recupero di lavori insuperati dei grandi maestri della fotografia, lavori originalissimi ed efficaci che illustrano la Londra città dal 1930 al 1980 attraverso il loro personale sguardo dietro l’obiettivo della macchina: in quel mezzo secolo i grandi fotografi della Storia sono venuti a Londra a scoprire la metropoli più all’avanguardia del vecchio mondo, altro volto della modernità speculare e contraria a New York.
Ci sono voluti due anni per raccogliere 180 grandi classici del XX secolo riuniti per la prima volta dai curatori Helen Delaney e Simon Baker; immagini spettacolari o intime, frammentarie o epiche, della metropoli occidentale nel suo secolo d’oro.
“Another London” ha soprattutto un merito: restituire, nonostante crisi, paure e ferite inferte, lo spirito distintivo di questa metropoli così unica.
Difficile pensare a un’altra opportunità di vedere insieme tanti scatti d’autore: dal tedesco Bill Brandt al francese Henri-Cartier Bresson, dallo svizzero Robert Frank all’iconica Dora Maar e l’americano Irving Penn. Prospettive incantevoli e diversissime unite dal fil rouge dello sguardo dello straniero sulla città di un passato dietro l’angolo che riaffiora di fronte agli scatti del cuore di questa preziosa mostra.
Grande merito alla scelta dei curatori quella di unire icone e celebrities ad autori meno noti ma non per questo meno fondamentali, così che il viaggio nelle immagini ‘dell’altra Londra’ si arricchisce con Eve Arnold e le sue location uniche ma familiari, con le opere di Al Vandenberg dal Massachusetts, James Barnor dal Ghana, Willy Ronis da Parigi, Ivan Shagin da Mosca e Horacio Coppola da Buenos Aires, ognuno a modo suo, da turista o cittadino, rifugiato o corrispondente.
Il New York Times la chiama “mostra miracolosa” per gli scatti che ricordano ai turisti e al mondo le ragioni della grandezza della città, i quali immortalano momenti irripetibili di scene di vita quotidiana e non, con le peculierità che rendono unica la Londra dal ‘900 fino ad oggi, dalle bombette alle cabine telefoniche, dai bus rossi ai bei prospetti in cotto, dalla famiglia reale agli artisti di strada.
Eleonora Mirabile






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