Si avvicina l’inizio dei Giochi Olimpici di Londra e puntuali arrivano i primi “scandali”.
Il doping, si sa, è uno spettro che aleggia sempre intorno al Villaggio Olimpico, pronto a palesarsi da un momento all’altro, nonostante i ripetuti controlli e la minaccia di pesanti sanzioni. Ma stavolta, lo scandalo è un altro, che poco ha a che fare con le prestazioni degli atleti. Porta il nome di sessismo. Si potrebbe insinuare che si tratti di un parolone, da far storcere il naso a qualcuno, eppure altra etichetta non si riesce a dare all’episodio che vede protagoniste, loro malgrado, le giocatrici della nazionale australiana di basket. Le atlete si sono, infatti, viste costrette a denunciare la disparità delle condizioni di viaggio verso Londra che la Federbasket australiana ha riservato loro rispetto al trattamento destinato ai colleghi uomini. I Boomers (i giocatori della nazionale maschile di basket) viaggiano da sempre in business class, mentre alle Opals tocca adattarsi alla certo meno confortevole economy class. Una diversità di disposizioni di viaggio che non può basarsi sui meriti agonistici degli atleti uomini dal momento che i Boomers non hanno mai vinto una medaglia ai Giochi, a differenza delle colleghe discriminate che, invece, hanno addirittura portato a casa 3 argenti nelle ultime 3 edizioni delle Olimpiadi. Dopo la denuncia per le diverse condizioni di viaggio i vertici del basket australiano sono dovuti correre ai ripari, avviando una revisione delle regole di viaggio, stavolta si spera a prova di accuse di discriminazione.
L’Australia, però non è la sola a offrire questi esempi di disparità tra uomini e donne. A farle compagnia è il Giappone dove si è registrato un incidente analogo. La nazionale femminile di calcio, campione del mondo in carica, nonché tra le favorite per la medaglia d’oro ai Giochi di Londra, aveva protestato, infatti, solo pochi giorni fa, per aver viaggiato in classe economica mentre i colleghi uomini, sullo stesso volo, si godevano gli agi della business class. Una discriminazione che le atlete giapponesi, diventate l’orgoglio della nazione nipponica dopo la vittoria dello scorso anno alla Coppa del Mondo in Germania, non hanno per nulla gradito.
E pensare che Londra si appresta a essere la prima Olimpiade che vedrà la partecipazione di almeno una donna per ogni nazione, dopo che l’Arabia Saudita ha eliminato il divieto di partecipare ai Giochi imposto alle donne, permettendo la presenza di due sue atlete a difendere i colori del paese arabo. Paradossalmente un passo avanti per loro, e due indietro per Australia e Giappone.
Aurora Circià








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